ABSINTHE MINDS - The Song Of Returning Light

2009 (Not not fun)
malattia mentale

Gli Absinthe Minds – Max Elliott Hummel, Luke William Gasper (dei Dead Luke) e Christopher Jeffery Rydell – sono uno dei segreti meglio custoditi dell'ultra-underground americano, ed è anche colpa loro, visto che finora hanno licenziato esclusivamente su cassetta.

Che fanno gli Absinthe Minds? È presto detto, una delle musiche più brutte, malsane e cupe in circolazione. Sinceramente è anche difficile trovare i giusti riferimenti, però pensate a una versione ancor più sghemba degli Shadow Ring (difficile eh?), a delle Pocahaunted eroinomani, a dei Reynols in versione più canzonettara o a un qualsiasi gruppo shitgaze con Jandek in veste di compositore (si fa per dire).

Il suono, mostruosamente devoluto, si regge su un synth minimale e acidulo, su una chitarra rachitica che erutta feedback analfabeti, e su una voce che è praticamente il lamento di un malato terminale. Quelle degli Absinthe Minds sono vere e proprie allucinazioni da manicomio criminale, il pop che si suonerà quando la bomba avrà fatto piazza pulita di ogni forma di vita. 

"The Song Of Returning Light", uscito su Not Not Fun, è una follia di pop ipnagogico nella sua versione più ottusa. Uno dopo l'altro si succedono sei pezzi che fungono come se fossero un unico cerimoniale di devastazione psichica. Oltre che dalle reiterazioni ossessive di pattern chitarristici e percussivi, i pezzi sono resi ancor più disturbanti da deliri di psichedelica deviata, che ne sottendono a sprazzi lo svolgimento.

In questo fluire disastrato fa eccezione il terzo movimento, cantato da Nika Roza Danilova (Zola Jesus), che è uno spettacolo di dream-pop da discarica, praticamente una versione decerebrata degli Young Marble Giants.

Questi sono dei veri e propri molestatori del cervello più che dell'udito, gente da schiaffare in gattabuia e buttare via la chiave senza pensarci due volte.

17/09/2009

Tracklist

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