The Dare

30-03-2026
Harrison Patrick Smith nasce a West Hollywood nel 1996, cresce nella zona di Seattle, dove in tenera età intraprende lo studio di chitarra e violino, si sposta a Portland per frequentare il college, specializzandosi in letteratura inglese, infine si trasferisce a Williamsburg, quartiere di tendenza di Brooklyn dove risiedono moltissimi artisti. Los Angeles, Seattle, Portland, New York. Se hai del talento e respiri l’atmosfera di queste città, puoi assorbire molti input ed entrare in contatto con le persone che contano: è in questi posti che le cose accadono. A un certo punto Harrison fonda i Turtlenecked, college band rimasta impantanata nel sottobosco indie-rock americano nonostante oltre cinque anni di pubblicazioni regolari. Poi sopraggiunge la pandemia a bloccare tutto per un bel pezzo, e nel 2022 Smith decide di azzerare tutto per ripartire in perfetta solitudine con un progetto al quale assegna il nome The Dare. Smith è bravissimo a infilarsi nelle situazioni giuste, ed è pure belloccio, combinazione perfetta per farsi chiamare spesso ad animare con i suoi dj set gli esclusivi after party che seguono le sfilate di Gucci e Yves Saint Laurent. 
In queste occasioni non è complicato incrociare personaggi con i quali imbastire progetti interessanti, e quando nell’agosto del 2022 The Dare pubblica “Girls”, il primo singolo della nuova creatura artistica (seguito l’anno seguente da “The Sex Ep”), Charli XCX resta così colpita da quel sound da volerlo a tutti i costi come producer - due anni più tardi - di “Guess” il duetto con Billie Eilish che nobiliterà l’edizione definitiva di “Brat”. L’uomo dietro il progetto The Dare a questo punto si ritrova al centro dell’attenzione: è persino sul palco accanto a Charli nell’iconica esibizione tenuta dalla popstar inglese durante la cerimonia di premiazione dei Grammy Awards 2025. Nel frattempo, a settembre 2024, Smith ha pubblicato il primo album a nome The Dare, “What’s Wrong With New York?”, che parte piano ma riesce a diventare un long selling, supportato dalla crescente notorietà del titolare. Nel tour promozionale che ne consegue, Harrison non si esibisce come leader di una band (come il disco potrebbe lasciar immaginare) ma in versione one-man-show, cantando su basi pre-registrate, con lui a manovrare giusto un paio di tastierine. The Dare finisce anche nei cartelloni 2025 di alcuni fra i più prestigiosi festival musicali internazionali: CoachellaPrimavera Sound, Lollapalooza, Reading + Leeds. 
“What’s Wrong With New York?” si impone come un party-record dai suoni dance-punk, un disco che osserva da lontano la formula LCD Soundsystem (“All Night”) per applicarla al modello “post-punk da ballare” portato avanti negli ultimi mesi da numerose formazioni britanniche, quali Yard Act e Fat Dog. Su basi Edm costruite con groove accattivanti sostenuti da bassi profondi (“You’re Invited”), The Dare innesta qualche chitarra elettrica e ulteriori riferimenti new-wave (“Elevation”), big beat (“Movement”), electroclash (“I Destroyed Disco”) e britpop versante Pulp (“You Can Never Go Home”). Ma i brani da appuntarsi sul taccuino, oltre alla già nota “Girls”, quelli che sembrano i più riusciti, sono “Perfume” e “Open Up”. Nel 2025 “What’s Wrong With New York?” torna di nuovo d’attualità con l’annuncio di una versione estesa diffusa il 13 giugno, arricchita da tre bonus track, fra le quali il singolo “LCA”, in linea con il mood delle dieci canzoni già edite, e la cover di “I Can’t Escape Myself” dei Sound.
A fine agosto 2025, a poche settimane di distanza dalla diffusione della deluxe edition di “What’s Wrong With New York?”, The Dare torna con un nuovo Ep che sposta l’asse stilistico della propria musica in maniera netta verso l’Edm. “Frequencies” è soltanto il primo volume di una serie di pubblicazioni che prendono spunto dall’omonimo ciclo di serate che il giovane musicista/producer americano conduce. Inizialmente il quartier generale era a New York, presso l’Home Sweet Home di Manhattan, ma presto il progetto è divenuto un fenomeno da esportazione, con numerosi sold out collezionati fra Nord America ed Europa. “Freakquencies” è quindi un’idea architettata per far ballare, per far incontrare le persone, e ascoltando le quattro tracce strumentali (la mia preferita è “Kick”, quella col suono più “Chemical Brothers”), vivaci e trascinanti, sembra di toccare con mano le pulsazioni della città, l’intensa elettricità della notte, tutto concentrato in un’elettronica dai tratti indie-sleaze, che lascia da parte qualsiasi interferenza post-punk, britpop o wave, interferenze ben rappresentate nell’album dello scorso anno. Lo spazio è invece integralmente occupato da una forma acida di big beat, da un’esplosione house che sembra voler rappresentare un viaggio nostalgico all’interno della scena dei piccoli club degli anni 2000. Si respira il vibe delle piste affollate, il sudore dei corpi che si sfiorano, il lavoro certosino del dj di turno, e risuona chiaro nell’aria l’invito di The Dare indirizzato ai ragazzi di tutto il mondo: tornate nei club a divertirvi invece di restare in cameretta, a far finta di socializzare davanti agli smartphone. (Claudio Lancia)