Lovexpress

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Alchimie wave-pop

intervista di Stefano Santoni

Nel nostro disastrato paese, per fortuna, ci sono anche realtà musicali piccole ma capaci di suscitare notevole interesse come i Lovexpress di Pavia. Il trio formato da Luca Collivasone (voce, synth e chitarra preparata), Lorenzo Chiesa (synth e voce) e Daniele La Barbera (batteria e voce) tre anni fa mi aveva stupito con un album di esordio intrigante ed originale intitolato "Stars". I 35 minuti di musica di cui era composto mi avevano lasciato semplicemente senza fiato per la capacità del trio di spaziare da momenti orchestrali a suggestioni psichedeliche, utilizzando suoni di deriva noise e industrial, affiancandoli a parti di chitarra e sintetizzatore limpide e seducenti.
Non era così scontato che i tre riuscissero a ripetere il miracolo (il notoriamente difficile sophomore album…), ma fortunatamente "The Million Year Girl", il loro secondo lavoro, ne conferma appieno lo slancio di divertiti e divertenti sperimentatori in perenne equilibrio tra new wave e pop.
All’indomani della pubblicazione del loro secondo lavoro, ho avuto l'opportunità di incontrare Luca Collivasone, Lorenzo Chiesa e Daniele La Barbera per scambiare due chiacchiere su presente e futuro, in una sorta di intervista parallela a ogni componente della band.

Ciao ragazzi. Innanzitutto grazie davvero di cuore per la disponibilità. Come è nata la band? Se non vado errato Luca è quello con più esperienza essendo attivo già negli anni 80 con gli Aus Decline, mentre Daniele faceva parte del progetto Iarballe.
Daniele: Effettivamente la band è nata dalla collaborazione musicale con Luca che derivava da altri progetti. Insieme abbiamo cominciato a gettare le basi che sarebbero servite ad arrivare fino a qui. Lorenzo è arrivato al momento giusto, poco prima di registrare il primo album.
Lorenzo: La band è nata inizialmente da Daniele e Luca, che provenivano già da diverse collaborazioni musicali. Loro hanno iniziato a gettare le fondamenta del progetto Lovexpress da qualche anno prima del mio ingresso. Nel 2015 sono entrato io, inserendo una nuova componente elettronica alla formazione. Dopo poco tempo abbiamo reso concrete le prime bozze dando vita alle canzoni che sono entrate nel nostro primo album "Stars".
Luca: Lovexpress nasce da un’idea mia e di Daniele. All’inizio abbiamo implementato la batteria di Daniele triggerando i vari elementi e collegandoli a un sampler, poi ho aggiunto l’utilizzo di un synth monofonico e iniziato a suonare la chitarra adagiata su un tavolino, sconvolgendo in tal modo il suo utilizzo tradizionale e sfruttando accordature non convenzionali. L’ingresso di Lorenzo ci ha permesso di aggiungere un altro synth monofonico con suoni analogici. L’idea era quella di produrre materiale privilegiando l’approccio live e la sperimentazione.

Ho avuto la fortuna di ascoltare e recensire il vostro secondo album. Come sta andando "The Million Year Girl"?
Daniele: Il disco fino ad oggi ha avuto un’ottima considerazione un po’ ovunque. Devo dire che le recensioni ricevute sono state tutte positive e in linea con quello che volevamo esprimere nei brani.
Lorenzo: L’album ha ricevuto ottime critiche che hanno saputo spesso centrare la nostra modalità compositiva e capire le idee che c’erano dietro alla preparazione dei brani. L’album è stato recensito positivamente da tutte le principali riviste musicali italiane, riscontando anche un certo interesse al di fuori dei nostri confini.
Luca: Il disco sta camminando con le sue gambe. Mi piace dimenticarmi dei lavori fatti e dalle recensioni vedo con piacere che sta esprimendo bene il suo potenziale.

È cambiato qualcosa nella vostra consapevolezza come band e nella scrittura dei pezzi tra il primo e il secondo disco?
Daniele: Nel primo disco la stesura dei pezzi, per vari cambiamenti strutturali all‘interno della band, è durata molto tempo. A causa di questo processo, forse si è perso qualcosa nella parte di improvvisazione pura. Per il secondo, invece, dopo qualche anno passato insieme a suonare, ci siamo resi conto di come era diventato facile abbandonarci a poche note improvvisando e stratificando i brani partendo da melodie e ritmi molto semplici. Lorenzo, l’unico della band ad avere buona memoria, durante le prove successive è riuscito a mettere insieme tutti i pezzi. A quel punto il gioco era fatto.
Lorenzo: Dal primo al secondo album è sicuramente aumentata molto la chimica che c’è tra di noi nella fase compositiva. La parte di improvvisazione nelle session di "The Million Year Girl" è uscita fuori in maniera estremamente naturale. Iniziando da un ritmo di Daniele, da una parte di chitarra di Luca o da un mio riff di synth, abbiamo dato origine alle prime bozze dei brani che sono stati sviluppati e affinati nelle prove successive. Poi, una volta aggiunte le linee vocali realizzate da Luca, le bozze si sono trasformate velocemente nei brani definitivi. A quel punto il puzzle era completo e pronto a essere registrato.
Luca: Nel procedere alla composizione del materiale per il secondo capitolo della band ho proposto, in maniera più o meno esplicita, un approccio diverso. Abbiamo portato avanti 12 composizioni contemporaneamente, mentre di solito si procede dedicando molto tempo a ogni singola composizione, cercando di completarla per poi passare a un altro pezzo e via a seguire. In questo caso, a ogni prova, la band ha dedicato solo poco tempo per risuonare quello che era l’abbozzo iniziale di ciò che sembrava piacevole all’ascolto, prestando grande attenzione se accadeva qualcosa di nuovo e immediatamente dopo si passava a risuonare i restanti undici abbozzi. Ad ogni prova abbiamo applicato lo stesso procedimento. In tal modo a ogni ascolto l’orecchio era più o meno vergine, non violentato da estenuanti prove e riprove del singolo brano per migliorarlo e aggiustarlo. Se nel suonarlo funzionava e all’ascolto risultava piacevole, allora si faceva tesoro di quello che avevamo fatto e si registrava quei nuovi arrangiamenti e quelle parti che risultavano efficaci. Altrimenti, se non accadeva niente di nuovo oppure se il risultato era poco gradevole, il pezzo veniva messo in stand-by e ripreso alla prova successiva, con la possibilità di essere abbandonato perché privo di “crescita spontanea”.

Una delle cose che mi ha colpito di più è la vostra capacità di voler modificare una sorta di pop trasfigurando la forma canzone in una dimensione “altra”. Erano effettivamente queste le vostre intenzioni?
Daniele: Luca, dopo anni di sperimentazione musicale, possiede la capacità di interpretare ogni nota portandoti in un mondo parallelo che si avvicina a molti generi musicali senza mai toccarli. Ormai suonare in questo modo fa parte integrante del suo Dna. In questo disco abbiamo sentito l’esigenza di ammorbidirci in qualche modo, spingendoci in una direzione più pop.
Lorenzo: Sì, esatto. Le intenzioni erano proprio quelle di inserire ingredienti tipicamente pop in una forma canzone innovativa che non prevedesse più il normale alternarsi di strofa e ritornello. Questi sono stati i protagonisti che hanno dato vita a "The Million Year Girl", una sorta di viaggio musicale in otto diverse dimensioni parallele.
Luca: Da molto tempo perseguo l’obiettivo di integrare nei miei lavori il lato “leggero” all’interno di istanze più sperimentali e di ricerca. Il mio riferimento sono lavori di compositori e musicisti che sono riusciti a stratificare su vari livelli la loro opera mantenendo integro il concetto di piacere e appagamento all’ascolto senza richiedere un particolare impegno da parte dell’ascoltatore. L’impegno c’è, ed è anche molto, solo all’interno di livelli più nascosti, ma non per questo meno importanti. In questo disco, forse più che in altri miei lavori, sono riuscito, con l’aiuto di Daniele e Lorenzo, a mettere più a fuoco questo concetto e a realizzarlo.

E’ stato difficile scegliere i pezzi da mettere sull’album? Magari avete altro ottimo materiale che è rimasto fuori dal disco. 
Daniele: La cosa davvero difficile è stata tagliare i pezzi per farli stare sul disco, ogni brano aveva uno sviluppo più lungo. Per quanto riguarda altri brani rimasti fuori, diciamo che potremmo pubblicare presto un altro album…
Lorenzo: Come ha già detto Daniele, la scelta più difficile è stata dover accorciare alcune parti strumentali all’interno dei brani. Avendo registrato l’album suonando tutto come se fosse un live e non sovraincidendo alcuna traccia, abbiamo voluto mantenere le parti di improvvisazione più ampie, giocando al massimo con le dinamiche. Purtroppo, però, in fase di editing abbiamo dovuto fare qualche taglio per rientrare nel minutaggio dell’Lp.
Luca: Io ero già pronto per un doppio album… La ferita è ancora aperta.

Domanda difficile, lo so… ma necessaria. Che ne pensate della scena italiana attuale e come vivete il vostro “rapporto” con Spotify, da molti visto come il male assoluto?
Daniele: Stiamo vivendo un periodo musicale particolare, i live sono pochi e le nuove generazioni sembrano disinteressate alla musica. Sembra che la scena trap stia tenendo in piedi il sistema Spotify, che è davvero comodissimo per ascoltare musica. Personalmente l’utilizzo spesso.
Lorenzo: Parto dalla seconda parte della domanda. Spotify, secondo me, rappresenta un ottimo e comodo strumento per ascoltare musica. Ho qualche dubbio sul fatto che possa permetterti di scoprire nuovi artisti o mettere in mostra emergenti anche in linea con i tuoi ascolti. Per quanto riguarda la scena italiana, stiamo vivendo uno se non il periodo più duro in assoluto per la musica, a causa del Covid-19. In un periodo senza concerti è sicuramente la musica più mediatica a portare avanti il sistema. In questo contesto è la scena trap (che ormai definirei pop) a fare da padrona.
Luca: Riguardo la scena musicale, non sono in grado di rispondere. Sui mezzi di diffusione della musica, penso comunque che le produzioni di valore camminino comunque con le proprie gambe e che siano in grado di attraversare generazioni indipendentemente dal supporto. I vecchi rulli di cera con le composizioni di Jelly Roll Morton sono arrivate fino a noi e li trovi anche su Spotify. Altra musica si è più o meno persa perché di fatto era priva di valore. Se invece parliamo di marketing, il discorso è totalmente diverso, e io non credo di essermi fatto ancora un’idea precisa.

Quali sono i vostri ascolti attuali e le band/artisti che vi sono stati di ispirazione?
Daniele: Les Claypool’s Frog Brigate, Matt Elliott, Xtc, Eels.
Lorenzo: Non posso non citare The Flaming Lips, MGMT e James Blake.
Luca: In realtà ascolto molto poco. Mi lascio colpire da suggestioni che capto qui e là: sperimentale, classica, elettronica, rock e altro. C’è molta musica che mi incuriosisce ma non ho più il tempo per approfondire…

Quali sono programmi futuri dei Lovexpress?
Daniele: Portare live appena possibile il nuovo disco.
Lorenzo: La voglia di portare live un album appena uscito è sicuramente enorme. Ma visto il periodo tanto difficile quanto assurdo che stiamo vivendo, questa opzione, purtroppo, sembra ancora un lontano miraggio. Sicuramente più concreta è l’idea di tornare il prima possibile in studio per iniziare a lavorare al terzo album. Avendo chiaro in mente un obiettivo azzardato: il terzo album sarà un vinile doppio.
Luca: Comporre nuovo materiale e suonare live.

Ringrazio di nuovo per la disponibilità e la passione i Lovexpress, spero possa esserci il prima possibile l’opportunità di assistere alle loro date live e che non ci facciano aspettare troppo questo terzo album. Se sarà doppio o no, in fondo, non è troppo importante, se il trio continuerà a scrivere e suonare musica con questa qualità compositiva elevatissima. Se vi piacciono gli intrecci mai banali, i ritmi solidi e fantasiosi, ma pensate che una band italiana non sarebbe mai in grado di fare qualcosa del genere, ascoltate i Lovexpress e rimarrete piacevolmente sorpresi. Di band così intelligenti e capaci nel nostro disastrato stivale abbiamo un disperato bisogno.



Discografia
Stars  (Furry Heart Records, 2017)7,5
The Million Year Girl (Furry Heart Records, 2020)7,5
pietra miliare di OndaRock
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Recensioni

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(2020 - Furry Heart)
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