Lovexpress

The Million Year Girl

2020 (Furry Heart) | alt-wave

Nel nostro disastrato Stivale non esistono (per fortuna) solo tristi fenomeni da baraccone, presunti talent-show o cariatidi che si ostina(va)no ad andare in tour registrando, incredibilmente e misteriosamente, regolari e aberranti sold-out. Fortunatamente a popolare questo vastissimo e variegato panorama ci sono anche realtà piccole ma capaci di suscitare notevole interesse come i Lovexpress di Pavia. Il trio formato da Luca Collivasone (voce, synth e chitarra preparata), Lorenzo Chiesa (synth e voce) e Daniele La Barbera (batteria e voce) tre anni fa aveva stupito i miei padiglioni auricolari con un album di esordio intrigante e originale intitolato "Stars". I 35' di musica di cui era composto mi avevano lasciato semplicemente senza fiato per la capacità del trio di spaziare da momenti orchestrali a suggestioni psichedeliche, utilizzando suoni di deriva noise e industrial e affiancandoli a parti di chitarra e sintetizzatore limpide e seducenti.

Non era così scontato che i tre riuscissero a ripetere il miracolo (il notoriamente difficile sophomore album…), ma fortunatamente “The Million Year Girl”, il loro secondo lavoro, ne conferma appieno lo slancio di divertiti e divertenti sperimentatori in perenne equilibrio tra new wave e pop. Il titolo dell’album è ripreso da alcuni text collage dello scrittore britannico J.G. Ballard, figura tutt’altro che convenzionale nel suo analizzare le crepe che minano il rapporto tra realtà e uomo. Uno scrittore che ha sempre amato il surrealismo e il simbolismo nella sua fantascienza atipica. Il concetto viene ribadito dall’artwork dell’album che mostra una donna all’apparenza bellissima, se non fosse per i lunghi capelli e peli che tradiscono la sua età millenaria. Figura simbolica che rappresenta in qualche modo l’origine della vita sulla Terra.

Appena messa la testina sui solchi, l’andamento ondivago di “Cracking Knuckes” mette in chiaro le cose mostrando una solidissima ritmica squarciata da alcuni pericolosi e avventurosi incroci tra la chitarra accordata in maniera non convenzionale e i synth lasciati a briglia sciolta (come non ricordare le scorribande di Allan Ravenstine nei primi album dei Pere Ubu). In questa modalità, il trio riesce a tracciare delle coordinate sonore che rimandano a grandi creatori di suono come i This Heat o i King Crimson reinventati da Robert Fripp negli anni 80. Nella title track prog, rock e wave si alternano senza sosta, condotti dal talento dell’esperto Collivasone, musicista molto attivo non solo recentemente con progetti come Cranio o Maciste, ma anche in piena era wave insieme agli Aus Decline.

Istinto e ragione, melodia e ardite digressioni sonore trovano spesso e volentieri il loro punto di incontro. Così “Summer Of Love” sembra avere un’andatura quasi da dancefloor, mentre “Do What To Do” con il suo movimento seducente e lisergico ne rappresenta il suo contraltare rallentato e noir. Il tutto è permeato da una sottile ma palese ironia e da un gusto raffinato e dinamico per la sperimentazione che non risulta mai fine a se stessa anche nelle sezioni più dissonanti. Il “riff” di synth di “Nothing” è capace di entrare in testa come uno dei quelle canzonacce mainstream che ascoltiamo per sbaglio alla radio in macchina. “Expanding” è manifesto di una torrenziale vitalità e l’ennesimo tentativo riuscito di inserire digressioni da trio jazz in una struttura avant-pop.

Ascoltate “Too Many Hangups”: la struttura portante è quella di una perfetta canzone rock-pop, dalla melodia orecchiabile e accattivante, ma in realtà è cesellata da sofisticate trovate sonore da ascoltare con attenzione. Luogo comune, ne converrete, ma alcuni particolari sono davvero in grado di fare la differenza. A chiudere il cerchio ci pensa “Voodoo”, un brano scuro dove i tre si lasciano andare a una sperimentazione istintiva che a volte sembra perdersi ma che, al contrario, è capace sempre di ritrovare per incanto il filo logico e melodico. Deve esserci stata, e si comprende bene dall’ascolto, un’atmosfera davvero elettrizzante all’Elfo Studio di Piacenza durante l’unica sessione di registrazione della parte strumentale che è finita impressa su nastro. Il trio ha preferito usare il modus operandi di concentrarsi completamente sui propri strumenti, registrando successivamente solo le parti vocali.

Se vi piacciono gli intrecci mai banali, i ritmi solidi ma fantasiosi e pensate che una band italiana non sarebbe mai in grado di fare qualcosa del genere, ascoltate i Lovexpress e rimarrete piacevolmente sorpresi. Nella note che accompagnano l’album i tre hanno scritto: "Il nostro obiettivo è quello di creare molto con poco". Obiettivo raggiunto.

(12/10/2020)



  • Tracklist
  1. Cracking Knuckles
  2. The Million Year Girl
  3. Summer Of Love
  4. Do What To Do
  5. Nothing
  6. Expanding
  7. Too Many Hangups
  8. Voodoo
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