Era una freddissima giornata di fine gennaio ed ero in (trepidante) attesa di fare una chiacchierata su Zoom con Cathal Roper, chitarrista dei Murder Capital. L’ansia cresceva e si faceva sempre più densa a fronte di un ritardo imprevisto, si parla di un’oretta abbondante, al culmine del quale il Nostro appariva in video probabilmente appena appena alzato da letto. Ma era pur sempre un sabato mattina, l’uscita di "Blindness", terzo valido capitolo del gruppo dublinese, era ormai alle porte, con tutto ciò che ne conseguiva, frenesia dei preparativi e stanchezza in primis; e in fin dei conti nelle interviste vis-à-vis, anche questo fa parte del bello della diretta.
Ciao Cathal, come stai e come sta andando l'attesa prima dell'uscita di “Blindness”?
Sta iniziando a diventare emozionante. Stiamo facendo delle conferenze stampa e sono stato ad Amsterdam e Bruxelles durante la settimana, per delle specie di giornate tutte dedicate alla stampa. Sta andando tutto per il verso giusto. È eccitante. È divertente perché l'abbiamo già fatto prima e si comincia a percepirne la routine. Questa è la terza volta, il terzo disco, ma si inizia già a vedere lo stesso traffico man mano che si procede. Non vedo l'ora che esca e che la gente lo ascolti, perché siamo molto orgogliosi e convinti di questo lavoro.
Dopo “Gigi’s Recovery” l'aspettativa di una parte del pubblico era quella di un nuovo album dal tono più melodico. Non appena ho premuto play per ascoltare “Blindness” sono stata travolta dall’energia di “Moonshot”: credo sia una delle vostre canzoni più potenti di sempre. Come è nato questo nuovo disco?
Credo che, grazie al tour di “Gigi’s Recovery”, abbiamo scritto canzoni molto “cinematografiche” e costruttive, e questo ci piace. Ma c'è anche un certo elemento dei concerti dal vivo di cui volevamo mantenere l'energia, oltre alla natura costruttiva tipica del sophomore: ci mancavano gli attacchi energici di “When I Have Fears”. Scrivendo questo disco volevamo recuperare un po' di quell'energia e al contempo mantenere quell'esplorazione strutturale che avevamo trovato in “Gigi’s Recovery” per portarla avanti. Penso che abbiamo ottenuto un ottimo connubio tra i due lavori precedenti. E proprio come per ogni cosa nuova, sembra davvero che abbiamo consolidato la nostra identità e il nostro approccio.
Cosa pensi della direzione che sta prendendo l'attuale scena musicale tra alt-rock, post-punk e simili, con una parte di band che segue una direzione più pop e rivolta al mainstream, e una parte fedele a una linea più dark e soprattutto a spettacoli dal vivo energici?
In questo caso non mi sento di parlare a nome di una band, ma credo non ci si possa impegnare così tanto e dedicare tutto il tempo necessario a realizzare questi dischi e pubblicarli se non ci si è dentro in qualche modo. Potrebbe esserci musica che non mi piace e che non ascolto, ma rispetto qualsiasi musicista, qualunque cosa decida di pubblicare. È questa la direzione che voglio prendere. Presumo che ci sia del vero in questo, che la gente voglia prendere una direzione che sia più pop o più anticonformista. Alla base c'è senz’altro un desiderio, o qualcosa del genere, che ha indirizzato quella persona su quella strada.
Ci sono state influenze particolari da parte di qualche artista o gruppo, magari qualcosa che ascoltavi nel periodo in cui stavate componendo?
È buffo, non ho ascoltato molta musica rispetto agli altri album, ma un gruppo che ho amato durante la scrittura di questo disco sono stati i Big Thief, e Buck Meek è un chitarrista incredibile che merita realmente di essere paragonato a David Gilmour. Sta facendo qualcosa di davvero originale e il suo approccio alla melodia e alla chitarra è incredibilmente unico e speciale. Sì, a dire il vero, è stata quella la band che ho ascoltato principalmente mentre componevo questo disco.
L'ultima volta che vi ho sentito dal vivo aprivate a Nick Cave And The Bad Seeds a Milano, e la scaletta mi ha stupito perché sentivo qualcosa di nuovo nello stile dei brani, ma coerente con il background degli esordi. Avete persino suonato “Love, Love, Love”, che non avevo mai sentito prima live. Com'è stato il tour con loro e con i Pearl Jam?
È stato fantastico. Onestamente, era qualcosa da vera e propria bucket list. Forse bucket list non è la definizione giusta, ma si tratta di qualcosa a cui ripenserò sempre perché, per quanto riguarda i Pearl Jam, sono una band che mi ha appassionato molto quando avevo sedici anni. Penso che molti a scuola abbiano avuto una sorta di “fase Nirvana”. All’interno della scena grunge, “Ten” dei Pearl Jam, quell'album in particolare, è stato molto importante per me in quel periodo. Nick Cave è semplicemente qualcuno con cui sono cresciuto e che ho apprezzato di più dopo i vent'anni, riscoprendolo appunto in seguito. Sono entrambi nostri eroi. Fargli da supporter è un onore.
Per quanto riguarda la scrittura, eravate in viaggio tra Londra, Dublino, Berlino, Donegal e California. È cambiato qualcosa nel vostro modo di lavorare insieme? Com'è stato il vostro periodo a Los Angeles?
Non credo che sia cambiato qualcosa nel nostro periodo di lavoro insieme, perché l'approccio alla scrittura era lo stesso, ma gli ambienti erano molto diversi. Quando eravamo a Berlino era gennaio, c'era molta neve e ghiaccio ovunque. Faceva un freddo cane. Londra in primavera, Dublino a Natale, che è stato incantevole. Dublino in quel periodo dell'anno è un posto incredibilmente accogliente. Los Angeles, ovviamente, ha avuto un tempo semplicemente splendido per tutto il periodo. È stato bellissimo, ma l'approccio è sempre stato lo stesso. Avevamo questa idea del tipo: stai qui per due settimane, arrivi concentrato e poi hai un po' di tempo libero. Com'è Los Angeles? Los Angeles è un susseguirsi di alti e bassi. Si incontrano il meglio e il peggio delle persone, e tutto convive in un unico grande contenitore, che ha il suo fascino, la sua caoticità, il suo fascino confuso. Come ha detto John Congleton, c'è qualcosa di speciale nel fatto che artisti provenienti da tutto il paese e da tutto il mondo finiscano a Los Angeles, e lì si crea una comunità di artisti che lavorano insieme. È come se qualcosa nella follia li attraesse.
Parlando di patriottismo, uno dei temi principali dell'album, uno dei vostri brani più intensi è "Love Of Country", che da quello che ho capito è il più corale e sembra una lettera aperta, nata come un'odissea rock. Si percepisce inoltre una forte impronta stilistica à-la Neil Young. Come si è svolto il processo creativo per questa canzone?
È nata in due momenti diversi, ma uniti, perché Damien (Tuit) aveva questa parte di chitarra composta separatamente, e volevamo inserirla in qualcosa, poi, individualmente, James (McGovern) ha scritto una poesia, ovvero l’intero testo di "Love Of Country", e ce l'ha mostrata. Abbiamo apprezzato molto quello che aveva scritto e l'abbiamo trovato davvero unico e toccante all'epoca, perché è successo una o due settimane dopo le rivolte di Dublino, che è ciò di cui parla e da cui trae ispirazione. I due hanno semplicemente lavorato insieme. C'è stato sicuramente un po’ di tira e molla con l'arrangiamento e nel tentativo di adattarlo. Credo che inizialmente fosse un po' più “rock epico”, ma non si adattava alla storia che volevamo raccontare. Abbiamo realizzato insieme a John (Congleton) che mantenerlo un po’ sgangherato, tenuto insieme da un arrangiamento di archi, era più calzante.
Avete appunto rinnovato la vostra collaborazione con John Congleton. Com'è stato lavorare con lui?
Avevamo lavorato con lui su Gigi’s, quindi c'era una certa fiducia per quello che stavamo affrontando. Lo abbiamo scelto per questo motivo, volevamo fare questo disco con lui, lo abbiamo fatto con ottime intenzioni, ma anche con la consapevolezza che le canzoni possono crescere e cambiare, ed è la persona di cui ci fidiamo per farlo.
“Trailing A Wing” chiude l'album in modo totalmente opposto rispetto al suo esplosivo inizio. Cosa c'è in fondo al tunnel di “Blindness”? Una sorta di amara consapevolezza, o anche qualche risvolto positivo?
Penso che “Blindness” in generale, con la dichiarazione dell'album, sia un riconoscimento di ciò che accade al di sotto del tuo focus, di ciò che vive nella periferia del tuo sguardo. Quindi non si vuole necessariamente etichettare il messaggio dell'opera come positivo o negativo, ma ci sono influenze di quando eravamo bambini, dell'ambiente in cui siamo cresciuti, che vivono nelle nostre decisioni quotidiane. Credo che concludere il lavoro su spettri completamente opposti in un certo senso categorizzi il fatto che tutto vive tra questi due estremi, influenzando la nostra visione e il nostro modo di guardare il mondo. Ed è importante farci caso di tanto in tanto, per vedere com'è fatta la persona che inibisci.
Su quale brano ti è piaciuto di più lavorare e perché?
Mi è piaciuto molto lavorare su "Trailing A Wing". Ho avuto modo di esplorare a fondo il ruolo della chitarra solista in uno stile che avevo già suonato in precedenza, ma che non avevo mai sperimentato insieme al gruppo. È stato un approccio chitarristico diverso da quello che di solito uso nella band, e mi è sembrato molto espressivo.
Quali sono le tue aspettative per il futuro a livello personale e della band?
Aspettative? Oh, personalmente, un po’ più di sicurezza nella mia vita, forse. Spero che vada tutto bene per tutti noi. Qualunque sia il prossimo traguardo, ci piacerebbe suonare in concerti più grandi e un po’ più conosciuti, perché amiamo il senso di comunità che portiamo in un live, a prescindere dalle dimensioni. Spero che ci sia un tipo di successo che ci possa dare un po’ più di stabilità finanziaria; mi auguro anche che quest'anno si affronti la questione di Spotify e dei servizi di streaming, in un modo che sia importante per chi fa musica, che non ci si pieghi a subire gli ordini di queste aziende che fanno profitti, mentre gli artisti soffrono e non generano reddito dal loro lavoro.
Direi che è tutto. Grazie per il tuo tempo Cathal, in bocca al lupo a te e alla band per il nuovo album, e ci vediamo presto a Milano a maggio.
Grazie mille a te, ciao!
(22/04/2025)
***
Post-punk contro la paura
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| When I Have Fears(Human Season, 2019) | 7,5 | |
| Gigi's Recovery (Human Season, 2022) | 7 | |
| Blindness(Human Season, 2025) | 7,5 |
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