Murder Capital

When I Have Fears

2019 (Human Season) | post-punk

I nuovi Fontaines D.C., si sta scrivendo a destra e a manca dei Murder Capital. Come se i Fontaines D.C. non fossero a loro volta “nuovi”, come non avessero anch'essi rilasciato un primo full length soltanto nel 2019. Come non fossero stati chiamati a loro volta gli Idles d'Irlanda. Si tratta di una brutale semplificazione critica, che non solo risulta fallace nell'introdurre una nuova, interessante band, ma che al contempo sminuisce lo spessore di una scena vera e propria, sempre più folta e rilevante come quella post-punk di questa fine di decennio.
I due nomi tirati in ballo fanno però comunque comodo per tracciare qualche coordinata onde collocare la band del giovane James McGovern. L'accento dublinese ricorda certamente quello di Grian dei Fontaines D.C., mentre lo stile chitarristico meno melodico e variegato degli altri dublinesi, e dunque secco e aggressivo, riporta alla band di Bristol.

Tolte staffilate punk dal declamato tonante da novello Joe Talbot, come “More Is less”, “For Everything” e “Feeling fades”, che certamente faranno la loro apparizione in ipotetiche compilation dedicate alla scena, i Murder Capital ne adattano i canoni bellicosi ai propri gusti, aggiungendo pertanto vistosi orpelli dark; il basso cavernoso e tarantolato à-la Peter Hook e decadenti apparizioni di archi (il canto di balena che apre il disco, il lento spegnersi di “Slowdance II”).
Si tratta di una cifra estetica inevitabile, dati i continui riferimenti alla morte che aleggiano in ogni scorcio dei versi. Sin dal proprio nome, l'opera dei Dublinesi è segnata dal suicidio di un amico comune (certamente “Green & Blue”, ma riferimenti meno espliciti alla tragedia sono rintracciabili quasi in ogni brano), così come “Don't Cling To Life” è stata scritta in seguito alla prematura dipartita della madre di un membro, avvenuta proprio durante le registrazioni. È in questa canzone che McGovern sputa la sentenza più dura ed esistenzialista dell'opera, “There's Nothing On The Other Side”, per poi riabbracciare la speranza nel tempestoso finale intitolato “Love, Love, Love”.

Numerosi, rispetto alle abitudini della scena, sono i momenti riflessivi che i Murder Capital si concedono, riempiendo i già plumbei scenari di spleen. Le succitate “Slowdance I” e “Slowdance II”, che comunque sfociano in finali laceranti e melodrammatici, ma soprattutto la decadente “On Twisted Ground” e “How The Streets Adore Me Now”, ballata mogia e nebbiosa, borbottata da una voce di fumo e velluto, viandando al lume di vecchie lanterne vittoriane.
Certo è anche che il gran mestiere di Flood (uno che del post-punk ha prodotto capolavori di ogni epoca) abbia avuto un impatto fondamentale sul suono di “When I Have Fears”, estremamente solido e personale per degli esordienti, ma questi cinque sanno come suonare. Nei momenti di dolore come in quelli di guerra.

Chiudo con un'ovvietà: tra Murder Capital e Fontaines D.C., molte classifiche di fine anno passeranno per Dublino.

(31/08/2019)

  • Tracklist
  1. For Everything
  2. More Is Less
  3. Green & Blue
  4. Slowdance I
  5. Slowdance II
  6. On Twisted Ground
  7. Feeling Fades
  8. Don't Cling To Life
  9. How the Streets Adore Me Now
  10. Love, Love, Love
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