Pillow Queens

In Waiting

2020 (Pillow Queens) | indie-rock, wave

I may not be the wife you want
But I’m pregnant with the virgin tongue
(da “Handsome Wife”)

Suonano assieme dal 2016, all’attivo vantano un singolo pubblicato a ottobre del 2018, dal titolo a dir poco programmatico, “Gay Girls”, e due Ep diffusi nel corso del 2019, “State Of The State” e Calm Girls”. Poi il lockdown, ed ecco centellinate una serie di tracce, anticipatrici del primo album, “In Waiting”, presente su tutte le piattaforme digitali da settembre 2020. Le Pillow Queens, guidate dalla voce e dalla chitarra di Sarah Corcoran, sono di Dublino, uno dei luoghi nel mondo dove - musicalmente parlando - le cose stanno accadendo, quantomeno dall’affermazione dei Girl Band in poi.

Ma questa volta la radice post-punk, il genere che pare andare per la maggiore lungo le rive del Liffey, è soltanto una componente che rimane sullo sfondo nel mix sonoro prodotto, stemperato in una forma di indie-rock sempre esaltata dall’elettricità delle chitarre. Piuttosto che somigliare ai concittadini Fontaines D.C. e Murder Capital, finiscono così per avvicinarsi a una versione edulcorata (e anche un pochino meno caratterizzata, per la verità) delle Savages di Jehnny Beth, come si può rilevare da tracce quali “HowDoILook” oppure “A Dog’s Life” (con dentro anche una qualche  influenza Suede). 

Well, I won’t worry about the gay girls
I pray for them when I wring my hands
(da “Gay Girls”)

Sta di fatto che le quattro ragazze hanno saputo ritagliarsi in questi mesi le dovute – e meritate – attenzioni, sia in territorio irlandese (sui magazine locali ne stanno parlando un po’ tutti, a iniziare dal sempre autorevole Irish Times), sia oltre frontiera (è recentissima la notizia del loro inserimento nel cartellone dell’edizione 2021 – prevista in streaming - del prestigioso Festival South By Southwest). Attenzioni attirate non soltanto per via dell’egregia materia musicale proposta, ma anche per la centralità assegnata al messaggio LGBTQI+, in dieci tracce nelle quali Sarah (come fatto sovente anche da Grian Chatten) non di rado sottolinea alcuni passaggi evidenziando in maniera fiera il proprio accento irlandese.

Al bando qualsiasi ambiguità, le Pillow Queens vanno dritte al sodo, incentrando molti testi su temi quali inclusione e diversity, sessualità e rapporti interpersonali, schierandosi in maniera aperta contro consuetudini e discriminazioni. Le loro composizioni sono costruite su melodie malinconiche, prevedendo uno svolgimento che le trasforma in monumentali, come avviene in modo esemplare nell’iniziale, commovente “Holy Show” (densa di suoni anni 90) e nella vigorosa “Liffey” (sì, proprio il fiume) che manifestano tutte le caratteristiche proprie del potenziale hit da circuito indipendente. Ci sanno fare, e con brani quali “Child Of Prague” e “Handsome Wife” decidono di mostrare a band come le Haim i meccanismi per scrivere una canzone alt-pop memorabile e liberatoria. 

“There goes the man I want to be”
(da “Brothers”)

La prima parte di “In Waiting” è sensibilmente più movimentata; avvicinandosi al finale, le ragazze lavorano invece più di fino (la carezzevole “Harvey”, l’affettuosa “Brothers”), per poi stupire ancora con la conclusiva, imperiosa, “Donaghmede”, che presenta una struttura piuttosto diversa rispetto al resto dell’album. Un'ipotesi di "ponte" verso traguardi ancor più ambiziosi rispetto a quelli raggiunti finora, in uno sforzo auto-produttivo che mostra l’evidente intenzione di diffondere la propria arte in maniera indipendente, senza sottostare a nessun tipo di vincolo. Cercando di essere anzitutto sé stesse, nella musica come nella vita.

(02/02/2021)

  • Tracklist
  1. Holy Show
  2. Child Of Prague
  3. Handsome Wife
  4. HowDolLook
  5. Liffey
  6. A Dog’s Life
  7. Gay Girls
  8. Harvey
  9. Brothers
  10. Donaghmede






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