Spartiti

Spartiti

Storia e autobiografia in musica

intervista di Claudio Lancia

Dopo un album, un Ep e un'intensa attività live, è andato consolidandosi il sodalizio fra Max Collini e Jukka Reverberi. Quello che molti avevano interpretato come un progetto estemporaneo, sta invece lentamente diventando un affare assolutamente non secondario nelle vicende artistiche dell'ex "ideologo" degli Offlaga Disco Pax e del chitarrista dei Giardini di Mirò.
Ecco il resoconto di una piacevolissima chiacchierata intercorsa con Max all'indomani della pubblicazione di "Servizio d'ordine", il secondo lavoro firmato dalla sigla "Spartiti". Si sono succeduti spunti seri e ironici, e non potrebbe essere altrimenti quando di fronte si ha un personaggio tanto arguto e disponibile.

Max, è un piacere ritrovarti. E così Spartiti si è rivelato un progetto non occasionale. Raccontaci brevemente com’è nato e quali sono stati i segnali che vi hanno convinto a portarlo avanti.
I primi esperimenti tra me e Jukka Reverberi risalgono a una decina di anni fa, ma si trattava di piccole esibizioni improvvisate o quasi, estemporanee e molto rarefatte nel tempo. Solo alla fine del 2013 abbiamo deciso di passare a una scrittura dei brani più strutturata e a dare maggiore stabilità al nostro percorso. E’ stato in quel momento che abbiamo scelto anche il nome “Spartiti”. E’ un nome abbastanza ironico, visto che venivamo dalla completa improvvisazione e alla fine ci siamo dati il nome della musica sul pentagramma, immutabile e definita. Esattamente come spesso noi non riusciamo ad essere...

Spartiti è partito prima che l’esperienza Offlaga Disco Pax si interrompesse in maniera drammatica (me ne parlasti già in una nostra precedente intervista, quella fatta a Latina durante il "Prototipo Tour"), ma si è concretizzato su disco soltanto successivamente…
Quando io e Jukka abbiamo deciso di rendere più stabile il nostro cammino gli Offlaga Disco Pax esistevano ancora, ma erano fermi e si sciolsero dopo pochi mesi, ma entrambi abbiamo vissuto, almeno inizialmente, la nostra collaborazione come una piccola vacanza dai nostri impegni coi rispettivi gruppi. La tragedia che ha posto fine agli Offlaga Disco Pax tuttavia mi ha, purtroppo, imposto scelte che non avrei mai voluto fare. Da un giorno all’altro, o quasi, “Spartiti” è diventato il mio modo per andare avanti, per non abbandonare, e devo ringraziare Jukka per avermi sostenuto in un periodo davvero difficilissimo, nel quale l’unica altra opzione possibile sarebbe stata, semplicemente, smettere. Oggi Spartiti è diventata la mia occupazione artistica principale, non era scontato né prevedibile, e forse non sarebbe andata così, ma chi può dirlo?

Sei arrivato relativamente tardi a guidare una band: si è trattato di un caso fortuito oppure è un tipo di collocazione alla quale in qualche modo ambivi?
Quando facemmo il primo concerto con gli Offlaga Disco Pax avevo 36 anni, l’età in cui molti smettono, non certo quella in cui si comincia, non di solito almeno. Tuttavia non ho mai guidato una band, non ho molta attitudine al comando, né porto bene i panni del leader. So che da fuori a qualcuno potrebbe sembrare diversamente, ma sia con gli Offlaga Disco Pax che ora con Spartiti vigevano e vigono schemi più "assemblearisti" che "leaderistici". Ogni storia ha le sue dinamiche e quelle di oggi sono diverse da quelle di ieri, ma ho sempre avuto l’impressione di avere più avuto a che fare col proporzionale puro della prima repubblica che non con il maggioritario spinto del renzismo. In ogni caso vi sfido a imporre a Jukka Reverberi una cosa che non voglia fare di suo. E’ impossibile, fidatevi.

Qual è secondo il tuo parere il lascito artistico degli Offlaga Disco Pax?
Due anni fa, in occasione del decennale della pubblicazione del primo album degli Offlaga Disco Pax, “Socialismo Tascabile”, abbiamo ristampato l’album in una versione “cofanetto celebrativo”, con poster, brani inediti e le solite cose che si fanno per omaggiare qualcosa che si reputi sia stata importante, almeno per noi. Le 500 copie del cofanetto sono state bruciate in pochi giorni direttamente in prenotazione. I nostri tre album sono stati davvero molto amati da chi ci ha seguito nel corso del tempo. Un pubblico che di certo non era di massa, ma assolutamente in sintonia col nostro lavoro sui suoni e con il nostro linguaggio. Il lascito artistico è l’amore che ho sentito per anni per quello che facevamo. Una stima, un attaccamento e un rispetto quasi religioso per quei dischi, quei suoni, quei contenuti. E’ un privilegio che non pensavo avrei mai avuto quello di avere lasciato qualcosa di nostro a così tante persone, ed è una sofferenza indicibile non poterlo più condividere con chi, assieme a me e Daniele Carretti, ha fatto quel cammino irripetibile.

Sia tu che Emidio Clementi avete intrapreso un’apprezzata esperienza musicale con un membro dei Giardini di Mirò (tu con Jukka Reverberi ed Emidio con Corrado Nuccini): curioso no?
Curiosa coincidenza, certamente, ma ne rivendico la primogenitura: io e Jukka iniziammo nel 2007 le nostre prime esperienze insieme. In questa concatenazione di eventi ho avuto anche il modo di collaborare con i Giardini di Mirò al completo, per lo spettacolo “Settant’anni, qualche mese, alcuni giorni”, dedicato al settantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, e presentato il 25 Aprile del 2015 a Correggio, vent’anni dopo il primo “Materiale Resistente”. Abbiamo fatto poi altre due repliche a Milano e Genova ed è stato un grandissimo onore per me potere confrontarmi con un gruppo così speciale su un argomento tanto importante. Penso sia stata una delle esperienze più belle della mia vita artistica.

Nel vostro recente Ep “Servizio d’ordine’” continui a proporre un equilibrato mix composto da racconti “storici” e autobiografici. Come scegli gli scritti altrui da far musicare al tuo compagno di viaggio Jukka Reverberi? Ti colpiscono le storie oppure - ad esempio - badi anche alla musicalità del testo?
Scelgo solo cose che mi colpiscono nel profondo, che sento mie, che vorrei avere scritto io, che penso di poter trasmettere al pubblico come se venissero da me. Nel migliore dei casi si tratta di un meccanismo di identificazione, nel peggiore di appropriazione indebita. La storia che voglio raccontare, o che mi hanno raccontato, viene prima di tutto. Interpretare il testo per renderlo il più efficace possibile attraverso la musica è il mio compito principale, soprattutto quando le parole non sono mie. Spero, almeno in parte, di esserci riuscito.

Soffermiamoci sulle godibilissime storie che presenti come autobiografiche: sono realmente accadute, sono racconti di fantasia che ti vedono protagonista, oppure sono un mix fra realtà e immaginazione?
E’ quasi sempre tutto vero. Al massimo porto all’estremo alcuni dettagli per rendere le cose ancora più divertenti e surreali, ma non invento nulla, quasi mai. Ho avuto una vita abbastanza curiosa e piena di cose impreviste, nonostante non mi sia mai spostato, se non per qualche breve vacanza, da Reggio Emilia. O forse sono solo riuscito a rendere più epiche di quanto lo fossero realmente vicende personali che avrebbero dovuto essere di scarso interesse per il resto del mondo.

Capita che qualcuno si riconosca fra i protagonisti citati e ti contatti?
Le persone con cui ho ancora rapporti è ovvio che si riconoscano e per ora l’ho sempre passata liscia. Con chi non ho più a che fare da secoli me la cavo sperando che la piccola notorietà di cui godo non li possa raggiungere. Per ora nessuna querela e nessuna minaccia o reprimenda. Resta però il fatto che nella vita si paga caro. Si paga tutto. Magari non direttamente e non per contrappasso, ma il conto arriva sempre.

Ti piace la definizione di “romanzo da ascoltare” che abbiamo utilizzato nell’approfondimento dedicato a “Servizio d’ordine”?
Mi rendo conto che quello che facciamo come Spartiti non è facile da definire, ma la sostanza è che amiamo raccontare storie immergendole in un tessuto sonoro non proprio tradizionale, né di mero accompagnamento. Per noi alla fine sono canzoni, anche se non sempre esattamente canoniche. “Romanzi in forma di canzone” o “canzoni in forma di romanzo” mi piace come idea. Magari questo benedetto romanzo prima o poi lo scriverò davvero.

Secondo me Spartiti è stato il modo migliore per portare avanti un’idea di narrazione socio-politicizzata della quale gli Offlaga Disco Pax sono stati in tempi recenti l’espressione più luminosa, significativa e di successo. Ti ritrovi in quest’analisi?
Il mio modo di raccontare deve fare i conti con la musica e con il contenuto, ma la voce è la stessa, è inevitabile. Il mondo sonoro di Jukka Reverberi è davvero diverso da quello degli Offlaga Disco Pax, per fortuna direi, per cui è anche diverso credo il risultato finale, che contiene certo qualche affinità, ma al contempo altrettante o maggiori divergenze. Preferisco in generale pensare più alle discontinuità invece che immaginare un percorso lineare, ma ovviamente il giudizio spetta più a chi ci ascolta che a noi. Ho messo tutto me stesso negli Offlaga come metto tutto me stesso oggi in Spartiti, è l’unica cosa che mi sento di rivendicare di due storie che non percepisco come sovrapponibili.

Alcuni vostri arrangiamenti si muovono su territori post-rock, altri strizzano l’occhiolino a certa elettronica. Li stabilite di comune accordo, sviluppando assieme un percorso di ricerca musicale, oppure lasci a Jukka carta bianca sul da farsi?
I compiti tra noialtri Spartiti sono, appunto, "spartiti". Ognuno dei due nel suo ambito gode di ampia libertà. Ci conosciamo bene, sappiamo quasi sempre da subito cosa possa o non possa piacerci dell’altro, e di certo il tasso di conflittualità interno si è sempre mantenuto molto basso. Siamo ben disposti all’ascolto reciproco e nel tempo siamo diventati anche amici, cosa che tutto sommato dovrebbe aiutare a fare le cose insieme.

Nell’ultima traccia dell’Ep rendete un sentito omaggio a “Qualcosa sulla vita” dei Massimo Volume. Un cerchio che si chiude?
Non abbiamo modo di fare delle cover tradizionali, essendo io un cantante che non canta, ma presto vi stupiremo con nuovi effetti speciali in merito all’argomento. “Qualcosa sulla vita” è un brano che amiamo moltissimo entrambi e in cui entrambi ci riconosciamo, e testo e musica sono a livelli irraggiungibili per quasi tutti noi comuni mortali. "Omaggio" è la parola giusta. Abbiamo preferito pubblicarne una versione dal vivo, anche se imperfetta, che registrare il pezzo in studio. Un rispettoso tributo, senza altre pretese che questo. Chiude i nostri concerti da molto tempo e non ci siamo ancora stancati di farla. Ci sarà un perché.

A proposito di Massimo Volume: Emidio Clementi a un certo punto chiamò Manuel Agnelli a produrre “Club Privé”, e tentò di cantare. Secondo te fu un errore o un esperimento coraggioso? Tu lo faresti o non ti sentiresti a tuo agio?
Un paio di anni fa, in occasione dei 25 anni dall’uscita di "Epica Etica Etnica Pathos" dei CCCP, Zamboni, Magnelli, Canali e Maroccolo, cioè i "postCSI", mi invitarono - assieme ad altri ospiti - a cantare per loro alla Leopolda (!) di Firenze nel concerto celebrativo dell’evento, poi replicato anche a Roma all’Auditorium qualche mese dopo. Cantai, nel vero senso del termine, in duetto con Dario Brunori “Aghia Sophia” e poi, da solo, “Campestre”. C’erano duemila persone e ho avuto, veramente, molta paura. Tutto sommato ne sono uscito vivo, per cui mai dire mai, ma pensare che io mi sia sentito a mio agio sarebbe troppo. Sarà perché sul palco non mi sento a mio agio quasi mai. Emidio Clementi credo possa avere provato più o meno le mie stesse sensazioni,  sia cantando in quel suo disco, sia poi portando quei brani dal vivo, quelle sensazioni che si provano quando stai facendo qualcosa che non è nelle tue corde, ma con cui ti vuoi ugualmente confrontare. Ogni tanto è bello farlo, ma con la consapevolezza che il tuo mestiere principale resta comunque un altro.

A proposito di Agnelli: mi piacerebbe conoscere la tua opinione sulla sua partecipazione come giudice al talent show X-Factor.
Di X-Factor non me ne frega una beata mazza, ma ho sempre detto e pensato che ha fatto bene ad andarci. Mi pare che se la sia cavata ottimamente e che alla fine in televisione si sia visto lo stesso Manuel Agnelli che abbiamo conosciuto altrove, né più né meno. Pregi e difetti, come tutti, e senza troppi filtri. Pensavo peggio, sinceramente.

Dopo il successo riscosso da Massimo Volume e Offlaga Disco Pax tante nuove band si son buttate nel campo del “declamato”, non sempre con buoni risultati. Ma qualcosa di buono c’è stato, come le prime uscite del Management del Dolore Post Operatorio. Ti senti di avere in qualche modo innescato la miccia?
Non saprei dirlo, ma se per qualcuno gli Offlaga Disco Pax sono stati una fonte d'ispirazione, oppure una motivazione per iniziare una propria storia, io non posso che esserne orgogliosissimo.

Che musica gira nel tuo lettore cd negli ultimi mesi?
Sono un uomo con le sue ossessioni, come tanti altri suppongo. Quella degli ultimi mesi si chiama Francesco Motta.

E Jukka invece che ascolti predilige?
Jukka è un esploratore di suoni, ascolta cose spesso sconosciute ai più, ha una curiosità e una devozione per la musica ammirevoli. Colonne sonore, ambient e sperimentalismi di varia natura e provenienza direi che sono le sue preferenze principali. In generale ascolta poche cose italiane, al contrario di me. Spartiti, come sempre, anche in questo.

Ci sono band italiane emergenti che stai seguendo con una certa curiosità?
Sono da diverso tempo un ammiratore dei Be Forest, ma il mio preferito dei tempi recenti è, come dicevo, Motta.

Cambiamo argomento. Uno sguardo alla situazione politica italiana: come stiamo messi?
Qui da queste parti si dice “come in tre su una sedia”.

Due parole su Trump e Brexit?
No, grazie.

A questo punto nella sfera di cristallo cosa leggi alla voce “Futuro”? Come pensi possa proseguire l’esperienza Spartiti?
Dopo la fine del “Servizio d’ordine tour” penso che ci prenderemo un po’ di pausa, ma solo per ricaricare batterie e ispirazione. Dove questo ci porterà, al momento proprio non saprei davvero dirlo.

Oltre al percorso condiviso con Jukka di cosa ti stai occupando? Hai altri progetti in cantiere?
Dovrei scrivere questo benedetto romanzo, ma sono pigro e temo non succederà mai, nonostante le esortazioni di Jukka. Proprio in questi giorni invece sto discutendo una proposta davvero spettacolare, ma non posso svelare ancora nulla. Se andrà in porto ne sentirete parlare. Nel caso l’appuntamento dovrebbe essere previsto per il prossimo autunno. Speriamo bene…

Discografia
 Austerità (Woodworm, 2016)6,5
 Servizio d'ordine (Woodworm, 2017) 6,5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Spartiti su OndaRock
Recensioni

SPARTITI

Servizio d'ordine

(2017 - Woodworm)
Il secondo capitolo del progetto musicale condiviso da Max Collini e Jukka Reverberi

SPARTITI

AusteritÓ

(2016 - Woodworm)
Il nuovo progetto formato da Max Collini e Jukka Reverberi

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.