08/07/2014

Black Keys

Postepay Rock In Roma, Roma


di Luca Gorini
Black Keys
Nella serata di ieri l’Ippodromo delle Capannelle di Roma era avvolto da un clima che non poteva di certo dirsi estivo ma al tempo stesso le aspettative per l’evento in esso ospitato non permettevano di certo preoccupazioni del genere: subito dopo lo scoccare delle 22 infatti sarebbe salito sul palco il duo statunitense formato dal cantante e chitarrista Dan Auerbach e dalla batteria di Patrick Carney, entrambi noti al grande pubblico per essere una delle coppie più rock ed energiche dell’attuale panorama internazionale: i Black Keys.
Per la prima volta nella Capitale, la band ha così smosso – e perché no, anche riscaldato - con un sisma di suoni blues e distorsioni i 13mila presenti accorsi per l’unico concerto italiano del Turn Blue World Tour, ospitato dalla manifestazione Postepay Rock In Roma.

L’inizio del concerto è segnato da "Dead And Gone", un battente pezzo presente all’interno di "El Camino", l’album che nel 2011 li ha proiettati ai vertici delle classifiche internazionali; la risposta del pubblico è chiaramente più che positiva, vista la sensazione palpabile che i brani successivi sarebbero stati altrettanto gratificanti. E così è stato: subito dopo infatti è il turno di "Next Girl", direttamente dal pluripremiato album del 2010 "Brothers", per poi scivolare giù fino a "Same Old Thing", dell’annata 2008. Queste sonorità provenienti dagli archivi ormai storici del gruppo vengono poi scansate dalle febbrile "Run Right Black" e "Gold On The Ceiling", dove a far da padrone sono i tamburi di Carney e le mani di quel blocco di 13 mila persone che scandiscono come un metronomo il proseguire delle canzoni.
"It’s Up To You" è invece la prima canzone eseguita dal nuovo album "Turn Blue", le cui atmosfere psichedeliche si allineano perfettamente con le immagini distorte proiettate nei maxischermi alle spalle della band. Le emozioni continuano, e lo dimostra il fatto che in "Money Maker" lo stesso Dan Auerbach si inginocchia a terra per eseguire l’assolo di chitarra; è poi il turno di "Bullet In The Rain", e qui i ritmi si allentano e si dilatano: l’introduzione perfetta per la malinconica "Turn Blue".

Con il ritornello di "Howlin’ For You" inutile dire che la voce del frontman diventa un tutt’uno con quella dei fan, e quel che ne esce è uno strepitoso e incalzante coro che apre la scena al groove post-punk di "Nova Baby" ("El Camino"). Dopo "Gotta Get Away", dal retrogusto anni Sessanta, è quasi giunta la fine del concerto quando l’inconfondibile riff di basso della hit "Fever" provoca grande sgomento tra il pubblico, che risponde all’unisono con un unico e grande boato che sembra provenire dal centro della Terra.
I Black Keys colgono così l’occasione per chiudere lo show con un gran finale: l’inarrestabile "Lonely Boy", durante la quale è stato veramente impossibile rimanere fermi. E allora iniziano gli applausi, cala il buio e si fanno avanti le richieste di bis: i Black Keys dopo dieci minuti - apparentemente interminabili - ritornano così sul palco e regalano al Postepay Rock in Roma una splendida versione di "Little Black Submarine", brano dal sapore western che, dopo un lungo e morbido arpeggio, esplode nel finale con le furiose distorsioni di Auerbach e con la nervosa batteria di Carney.

Il concerto, della durata totale di un’ora e mezzo, è così terminato, accendendo letteralmente la Capitale, nonché dimostrando che il buon rock non è per nulla morto, anzi è più vivo che mai, e lo certifica questo magnifico duo.
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