Lilith Fair: arriva un documentario sullo storico festival tutto al femminile ideato da Sarah McLachlan

25-07-2025
"Due donne in fila? Naa... non funzionerà mai". All'ennesima volta in cui si sentì ripetere la frase - che fosse un tour operator o lo speaker di una radio - Sarah McLachlan pensò che la misura era colma. E si mise in testa di dimostrare clamorosamente il contrario. Prima in forma più contenuta, organizzandosi qualche concerto da sola, insieme a colleghe e amiche come Paula Cole, Lisa Loeb e Michelle McAdorey. Poi, esagerando. Non una serata tra donne e neanche due, ma addirittura un gigantesco tour itinerante tutto al femminile, in grado di trasportare una carovana di artiste in giro per il Nord America (Stati Uniti e Canada). La cantautrice canadese, nota fino a quel momento soprattutto per le sue ballate sentimentali e il suo mezzosoprano cristallino, divenne così la nuova Lilith, la prima moglie di Adamo antecedente a Eva, secondo la tradizione ebraica, e divenuta un simbolo della lotta per l’uguaglianza delle donne, perché – secondo il mito – rifiutò di sottostare ad Adamo, con cui viveva nel giardino dell'Eden, si ribellò e fuggì, rifugiandosi tra i demoni del deserto. Nacque così il Lilith Fair, il festival itinerante che alla fine degli anni 90 diede finalmente il potere alle donne nella musica (qui il podcast che gli abbiamo dedicato). Ora, quello storico tour sarà al centro di un nuovo documentario in arrivo su Hulu e Disney+ il prossimo 21 settembre.

Il film, intitolato "Lilith Fair: Building A Mystery", prende spunto dall’omonimo articolo pubblicato da Vanity Fair nel 2019, firmato da Jessica Hopper insieme a Sasha Geffen e Jenn Pelly. Diretto da Ally Pankiw, il documentario è un’opera autorizzata che si avvale di oltre 600 ore di materiali d’archivio, interviste esclusive e testimonianze di fan, artisti e organizzatori coinvolti nel progetto.
Tra i nomi intervistati figurano, oltre alla stessa McLachlan, Sheryl Crow, Erykah Badu, Bonnie Raitt, Brandi Carlile, Natalie Merchant, Mýa, Jewel, le Indigo Girls, Emmylou Harris e Olivia Rodrigo. Proprio quest’ultima – nata anni dopo la fondazione del festival – rifletterà sull’eredità del Lilith Fair e sul modo in cui ha influenzato le nuove generazioni di musiciste.
“Il Lilith Fair è come una sorella maggiore cool dell’industria musicale”, ha dichiarato la regista Pankiw, “una che ha già vissuto le gioie e le difficoltà dell’essere donna nel mondo della musica, e che cerca di rendere il cammino un po’ più semplice per chi viene dopo. Spero che questo documentario aiuti a comprendere a fondo cosa abbia rappresentato il festival per giovani musiciste, artisti queer e non binari, e per chiunque abbia imbracciato una chitarra o comprato un biglietto ispirato da ciò che Lilith ha mostrato possibile”.

Lisa Loeb, Bonnie Raitt, Shawn Colvin, Sarah McLachlan, Paula Cole, Meredith Brooks, Rebekah, Margo Timmins, Liz Phair e Tracy Bonham alla conferenza stampa del Lilith Fair’s tour all'El Rey Theatre di Los Angeles

Sarah McLachlan e il Lilith Fair sulla copertina del TimePer mettere a punto l'idea, Sarah McLachlan si consultò con Dan Fraser e Terry McBride del Nettwerk Music Group e con il talent-scout di New York Marty Diamond, mentre fu la scrittrice Buffy Childerhose a suggerirle il nome "Lilith Fair", che suonava assolutamente perfetto, anche perché, grazie al termine "fair", includeva anche un’idea di uguaglianza e inclusività.
Il festival debuttò il 5 luglio 1997 con una data al The Gorge di George, nello stato di Washington, come risposta concreta al rifiuto da parte di molte radio e promoter di ospitare due artiste donne nella stessa serata. Una trionfale parata di stelle che andò avanti nell'estate del 1997, proseguendo poi anche nel 1998 e nel 1999 con un grande successo di pubblico e conseguente mal di pancia dei detrattori, che non esitarono a coniare termini squallidi come "Lesbopalooza" per cercare (invano) di boicottarlo. Più di 130 tappe in Nord America, alle quali hanno preso parte circa 300 artiste, tra le quali star incontrastate del rock e del cantautorato al femminile del periodo - come Suzanne Vega, Sheryl Crow, Fiona Apple, Sinéad O'Connor, Aimee Mann, Natalie Merchant, Liz Phair etc. - più attempate leonesse come Pat Benatar, Chrissie Hynde, Bonnie Raitt ed Emmylou Harris, nuove dive black - da Erykah Badu a Janelle Monáe - e gruppi tutti al femminile (dalle Cibo Matto alle Indigo Girls passando per Susanna Hoffs delle Bangles). E, alla faccia delle profezie dei discografici menagrami, il pubblico accorse numeroso: più di 1 milione e mezzo di persone, per un incasso di 52 milioni di dollari, dieci dei quali furono destinati a organizzazioni benefiche a favore delle donne.

Il festival è stato riproposto per altre due edizioni (1998 e 1999), mettendo in evidenza nuovi artisti come, tra le altre, Missy Elliott, Nelly Furtado e Christina Aguilera. Più malinconica sarà l'edizione-revival del 2010, ostacolata da problemi finanziari, cancellazioni e defezioni varie. Ma il Lilith Fair resterà negli annali come uno dei concerti epocali della storia del rock, il giorno in cui le donne decisero di unirsi e fare la rivoluzione, nel nome della musica.
Il documentario promette ora di restituire la complessità e il significato di quell’esperienza unica, ricordando come il Lilith Fairabbia segnato un punto di svolta nella rappresentazione femminile nella musica dal vivo, non solo come evento, ma come movimento culturale.

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