Gianna Nannini

Latin Lover

1982 (Ricordi) | pop rock, electro

15 giugno, 1982. L'Italia è ancora totalmente ignara della gloria che sopraggiungerà di lì a poco nel campionato mondiale di calcio in Spagna cominciato da soli due giorni. L'economia intanto vola alta in vista del fatidico sorpasso agli inglesi del 1987, mentre le radio scaldano i motori per l'arrivo di "Der Kommissar" di Falco e "Un'estate al mare" di Giuni Russo. Il tutto a poche settimane dall'ingresso rivoluzionario del compact disc nell'industria discografica.
È un anno, per alcuni versi, memorabile. Spuntano a raffica capolavori come "Bella 'mbriana" di Pino Daniele, "Vado al massimo" di Vasco Rossi, "Titanic" di Francesco De Gregori, e perle nascoste come "Il tuffatore" di Flavio Giurato. In tutto questo ben di Dio, Gianna Nannini si inserisce "a gamba tesa" con uno dei suoi dischi migliori, di certo il più compatto sul piano musicale e per alcuni versi il più impegnato tematicamente: "Latin Lover".

La cantautrice rock senese ha già steso mezza Italia con "California" e "G.N.", in particolare il primo con la sua hit indimenticabile, "America", e quella copertina provocatoria raffigurante la Statua della Libertà che stringe un vibratore rigorosamente a stelle e strisce. Una trovata che oggi scatenerebbe la collera dei social e dei sostenitori più agguerriti (e talvolta miopi) del cosiddetto politically correct. Ma questa è un'altra storia. In quegli anni, quella della Nannini è invece al suo massimo splendore. E a convincere pubblico e critica è soprattutto la sua capacità innata di fondere l'italianità più verace e il coraggio di sperimentare, spesso in punta di piedi, coinvolgendo maestri dell'elettronica e del rock in opposition come il tedesco Conny Plank. È lui il deus ex machina di "Latin Lover". Il mentore a cui affidarsi per stravolgere il rock all'italiana e condirlo all'occasione di tastiere cosmiche e suoni alieni.

Plank non è di certo uno che ha bisogno di presentazioni. Per farla breve, è il Gandalf del kraut-rock e del pop più innovativo. Qualche nome? Brian Eno, Kraftwerk, David Bowie, Can, Neu!, Eurythmics, DAF, Ultravox. Insomma, Plank ha prodotto e collaborato con una serie infinita di mostri sacri. Il suo apporto a "Latin Lover" segna così l'inizio di una collaborazione importante per la Nannini e inoltre rappresenta il passaggio di consegne con il musicista blues Igor Campaner, che aveva seguito la musicista toscana nei suoi primi passi e che sarà nuovamente con lei nel 1988 per l'album "Malafemmina".
Dal blues all'elettronica, dunque. Una mutazione che segna in qualche modo il percorso della cantautrice, per un cambiamento che raggiungerà il suo apice nel successivo "Puzzle", con lo stesso Plank ancora più scatenato ai synth.

Il ritmo incalzante e gli squarci di chitarra dell'introduttiva "Primadonna" sono l'assaggio di un album riuscito in ogni suo momento. Un'opera in cui si alternano sinapsi strumentali "inedite" e improvvisi refrain carichi di gioia, liberazione e rabbia. Tentazioni che sgorgano a fiotti in versi che faranno epoca:
Fai il tuo show, scarica le pistole
E lasciati toccare
Lasciati sfogare
Come una vera star
Tu mi sai a memoria
Mi cuci addosso una storia
Asciugamani e cliché sempre pronti per me sulla tua scrivania
L'elicottero emulato dal synth e le poche note al piano, dolcissime come la discesa di un fiore di loto in un giardino zen di Osaka, sono il tappeto su cui poggia "Wagon-Lits", ballad esistenziale sul tempo che scorre inesorabile, allestita seguendo i colori di una fotografia sbiadita scattata ai bordi di un treno: "Quanto tempo c'è domani/ Che stazione ci sarà/ Sulle lame dei binari/ Il tempo è come un killer".
È il preludio all'epocale "Ragazzo dell'Europa", canzone in cui il viaggio cessa di essere figurato ed entra nel vivo con visioni ancora più dense di emozioni. Istantanee che salgono fulminee dalla pancia alla bocca, dando vita a una narrazione tanto selvaggia quanto poetica ("Tu che fai l'amore selvaggio/ Trovi sempre un passaggio per andare più in là/ Viaggi con quell'aria precaria/ Sembri quasi un poeta dentro i tuoi boulevard"). Parole, tra l'altro, dedicate a un ragazzo polacco, realmente conosciuto dalla cantante, in fuga da una Polonia all'epoca oppressiva.

La title track è invece il momento più boogie e rock and roll del disco, tra accordi aperti, riff spediti, disillusioni, disegni, foto e storie stanche "sull'orlo della notte". Il rimbalzo elettrico di "Fumetto" con il violino a mezza via funge poi da contrasto alla romantica "Carillon". Prende quota un crescendo melodico con la Nannini che stringe in gola un nodo di passioni irrisolte.
Il passo sbarazzino di "Amore amore", altra canzone dal refrain irresistibile e liberatorio, con finale in scia new wave e chitarra aliena alla Adrian Belew, riscalda gli animi prima che il sipario cali definitivamente con "Volo 5/4", altra ballata indecifrabile con atmosfera terzomondista e versi che citano l'Olimpo, alla stregua di un sogno appena concluso di cui si ha un ricordo malandato. Anche qui l'elettronica è chirurgica e mai invadente, a ricreare il volo di una rondine afflitta che ha perduto il proprio stormo e che sembra quasi essere felice di ritrovarsi da sola, in cima a qualche albero gelido di una Düsseldorf grigia e spoglia e che, di conseguenza, ha ben poco a che spartire con i colori vivaci della sua Siena e le incantevoli campagne che la circondano.

Il successo arriva anche in Germania, e in futuro Gianna Nannini non sarà più la stessa. "Latin Lover" è infatti il "centro di gravità permanente", per dirla alla Battiato, di una carriera incredibile e ricca di spunti fuori dagli schemi italioti, quantomeno fino al 1990, l'anno delle notti magiche e di un altro mondiale di calcio, quello giocato in casa e perso solo per un'uscita a vuoto del portiere. Annata mediaticamente suprema che la consacrerà definitivamente, grazie anche a Giorgio Moroder ed Edoardo Bennato, indomabile leonessa del rock italiano.

(10/01/2021)

  • Tracklist
  1. Primadonna
  2. Wagon-Lits
  3. Ragazzo dell'Europa
  4. Latin Lover
  5. Fumetto
  6. Carillon 9
  7. Amore amore
  8. Volo 5/4
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