Atmosphere

Lucy Ford: The Atmosphere Ep's

2001 (Rhymesayers Entertainment) | experimental hip-hop

Nati dalla comune passione per la musica del rapper Slug (Sean Daley) e del produttore e Dj Anthony Davis (Ant), gli Atmosphere si sono imposti, fin dai loro primi passi, mossi intorno alla fine degli anni Novanta, come una della realtà più intriganti dell’underground hip-hop. Questa fama fu rafforzata nel 2001 dalle discrete vendite di “Lucy Ford: The Atmosphere EP's”, che raccoglieva gran parte dei brani già pubblicati sugli Ep “Ford One”, “Ford Two” e “The Lucy Ep”. Forte di liriche introspettive che fanno ricorso a immagini cerebrali e ricche di metafore (con la figura femminile a rappresentare un simbolo di grande ambiguità) e di tessiture sonore costruite intorno a beat semplici ma sempre di grande efficacia, “Lucy Ford” è uno dei segreti meglio custoditi dell’hip-hop.

Le atmosfere dei primi due brani, “Between The Lines” e “Like Today”, sono molto rilassate, finanche accattivante quella del primo, e funzionano alla grande come introduzione di un disco che, a partire dalla scoppiettante “Tears For The Sheep”, inizia a puntare sempre più in alto in termini di creatività, attingendo dalle dodici battute del blues (“Guns and Cigarettes”), dal reggae-dub (“Free Or Dead”), dal lo-fi garage-noise (“They're All Gonna Laugh @ You"), ma facendo anche ricorso alla weirdness di matrice Anticon (“Lost And Found”, con citazione di “Glad” dei Traffic), imbastendo braggadocio jazz-funk-hop (“It Goes”) e toccando persino il punk-funk con “Party For The Fight To Write” che, nello strizzare l’occhio ai Public Enemy, scolpisce un inno alla potenza salvifica dell’hip-hop: “As a child Hip Hop made me read books/ And Hip Hop made me want to be a crook/ And Hip Hop gave me the way and something to say/ And all I took in return is a second look”.

Nella romantica ballata di “Don't Ever Fucking Question That”, il beat è ridotto a un ticchettare metronomico, mentre lo sfondo è dipinto con le delicate vocalizzazioni di un coro femminile e svolazzi d’arpa. L’introspettiva “If I Was Santa Claus”, con cascate di note cristalline, fa leva su un beat che si inchioda nel cervello, laddove “Mama Had A Baby And His Head Popped Off” è ipnotica e cantilenante. Dal canto suo, la misteriosa “Aspiring Sociopath” campiona Béla Bartók (“Musica per archi, percussioni e celesta”) e nel testo sparge semi di Nirvana, Don McLean e Def Leppard.
Notevole anche la splendida sinergia tra piano, beat e flow in “The Woman With The Tattooed Hands”, costruita a partire da "Blue Sky And Silver Bird" di Lamont Dozier. Il suono del pianoforte diventa ancora più protagonista in “Nothing But Sunshine”, uno dei brani più autobiografici mai scritti da Slug: in esso, fanno capolino la sua difficile infanzia, segnata dalla morte della madre e dal suicidio del padre, la sua travagliata giovinezza e una lenta, difficile risalita verso la luce.

(03/10/2020)

  • Tracklist
  1. Between the Lines
  2. Like Today
  3. Tears for the Sheep
  4. Guns and Cigarettes
  5. Don't Ever Fucking Question That
  6. It Goes
  7. If I Was Santa Claus
  8. Aspiring Sociopath
  9. Free or Dead
  10. Party for the Fight to Write
  11. Mama Had a Baby and His Head Popped Off
  12. They're All Gonna Laugh @ You
  13. Lost and Found
  14. The Woman with the Tattooed Hands
  15. Nothing but Sunshine
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