Delgados

Universal Audio

2004 (Chemikal Underground) | pop

Delgados e Chemical Undeground. Un po' come, con le debite (s)proporzioni, Alan McGee/Biff Bang Pow! e Creation. Un progetto musicale e il suo specchiarsi in decine di altri progetti che rifrangono immagini dalle lievi alterazioni, fino a inventare una verosimile scena. Oltre alla posizione di "gruppo madre" di una label, c'è un'altra cosa che fa assimilare i Delgados ai Biff Bang Pow, ed è l'essere autori di ottime canzoni ma allo stesso tempo non cercare, trovare, o semplicemente possedere una forte connotazione autoriale. Si può sospettare che si tratti di una scelta, e se così è suona molto... democratico. Però nell'arte la tirannia o la sua mimesi in molti casi danno risultati se non necessariamente più "belli" (?), quel che è certo più significativi. Tiranna è (stata) la voce di Michael Stipe. Tiranno il basso dei New Order. Tiranno il melodismo pastello di Stuart Murdoch.

I Delgados sono comunque un po' di più di un gruppo corretto, un gruppo "rispettabile", un gruppo dalla consapevolezza e dalle qualità tecniche invidiabili, ma l'impressione è che manchi quasi sempre quel quid che li farà rimanere nella storia con un disco. Di sicuro non sarà questo pur delizioso "Universal Audio", piuttosto i posteri potranno trovare maggiore sfizio nel bistrattato ma intenso "Hate" o nel tentacolare "The Great Eastern". Quella del 2004 è comunque fra le migliori uscite in ambito classicamente indie-pop, con la sua messa in scena di suggestioni prese in prestito dalle migliori scritture pop dal dna alternativo.

Si parte epici con "I Fought The Angels", titolo biblico ed Emma Pollock che recita una Patti Smith senza radici, mentre indulge a osservarsi smarrita fra angeli, colpe e vergogna. La chitarra stacca proto-wave con condimenti di cori, soft electronica e levità d'organi-cattedrale. Un crescendo d'intensità e rintocchi girotondi, mentre la povera Emma sprofonda in un'autoanalisi depressiva da cui per fortuna la vedremo uscire nel resto del disco. Il brano, anche se ha il classico andamento introduttivo di un pezzo d'apertura, è ottimo. "Is This All That I Came For?" mescola armoniosamente Andy Partridge e i Go Betweens, con un savoir-faire che ce ne fossero. Con "Everybody Come Down", invece, siamo al plagio dei Pastels, nel modo migliore, certo, ma quante ne hanno scritte di canzoni così gli scozzesi? Tanto li hanno plagiati tutti, anche i migliori, dai Jesus & Mary Chain ai Pavement, per cui pure questa volta ce la facciamo andar bene.

Allora, cosa resta dell'attitudine-Delgados? Una certa leggerezza modernissima, un tocco che sa d'impalpabile e fisico al tempo stesso, un grande florilegio di coloriture.
"Come Undone" è una ballata trip-hop senza il trip-hop, come i Lamb più languidi mentre prendono un tè in giardino. Invece con "Get Action", cantata da Alun Woodward, ci si sposta sulla ballata rockeggiante, con un che di cantilena They Might Be Giants/Stephen Merritt, ma senza l'ironia che contraddistingue queste icone della canzone pop d'autore americana. Il piano si muove sempre minimale a incastro, e così la chitarra e gli inserti elettronici. In teoria perfetto, in pratica troppo pulito e prevedibile. "Sink Or Swim" sembra spolpare l'anima di PJ Harvey per darla in pasto ai Sundays. "Bits Of Bone" graffia elettronica e psichedelica, ma non lascia segni, come un coltello retrattile. "The City Consumes Us" fa come se Carole King fosse la protagonista di un teen-drama urbano, la scena è di lei sola fra le luci di notte, immersa nel neo-disincanto. Bellissima scena. "Girls Of Valour" collassa Beach Boys, come hanno ricordato i Phoenix negli ultimi anni e si eleva degnamente punk-pop.

Si passa a "Keep On Breathing" con cut-up di chitarre e melodia sixties , suoni compressi e alleggeriti, aerea miniatura di tutti gli arrangiamenti prodotti in questo disco, che sembrano provenire da un vuoto asettico dove si cerca malinconicamente di far germogliare emozioni fossili, riportate alla luce in un mondo che non le riconosce più. Conclude "Now And Forever", corale come ogni finale che cerca la gloria, ci accoglie fra mani plaudenti con afflato freak, i Mercury Rev spruzzati di Glassex multiuso. Niente male.

Se i Delgados lavoreranno sul senso di unità che manca, sia rispetto alla compiutezza della maggior parte dei brani, sia al disco in sé, forse ci sarà davvero un capolavoro da consegnare alla Storia, ancora meglio di "The Great Eastern" o di "Hate". Perché la loro attenzione alla modernità dei suoni è eccezionale, ma dovrebbero perdere un po' di questo equilibrio che rende tutto perfettino. Allora, Emma e Alun, cosa aspettate a scovare, a inventarvi, a impersonare, a rapire un "autore"?

(12/12/2006)

  • Tracklist
  1. I Fought the Angels
  2. Is This All That I Came For?
  3. Everybody Come Down
  4. Come Undone
  5. Get Action!
  6. Sink or Swim
  7. Bits of Bone
  8. City Consumes Us
  9. Girls of Valour
  10. Keep on Breathing
  11. Now and Forever
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