Libertines

The Libertines

2004 (Rough Trade) | pop-rock

"What Become Of The Likely Lads?", cosa ne sarà dei ragazzi?
Ormai la sregolata e sgretolata storia dei Libertines è sulla bocca di tutti. Il problema è che non è più il rock n' roll a essere protagonista, ma l'abuso di droghe. Sono i giornaletti scandalistici a occuparsi di loro piuttosto che i periodici musicali specializzati.
E tutto questo per colpa del solito, ineffabile, incorreggibile Pete Doherty, chitarrista della band, eroinomane incallito, disperato. Già, perché grazie a lui nella giovane Inghilterra del rock non si parla d'altro: Pete abbandona il palco, Pete entra in clinica per poi fuggirne, Pete ruba a casa del cantante del suo gruppo, forma una nuova band, va in carcere, torna a disintossicarsi in Thailandia, ma scappa di nuovo per farsi d'eroina in un albergo di Bangkok.

Il risultato di quasi due anni di vita spericolata mette ora seriamente a repentaglio il futuro del gruppo e Carl Barat, cantante e migliore amico di Pete, preferirebbe cantare e non pensare più. La cosa più naturale che è riuscito a concepire è stata tirar fuori tutte le sue emozioni, le sensazioni e gli umori di questa tormentata vicenda e metterli in musica. Così, proprio come in una seduta psicanalitica collettiva, in cui ci si mette definitivamente in gioco e non si nasconde più nulla, è nato il secondo album dei Libertines. Significativo che porti il nome della band, avvalora quasi l'ipotesi di confessione a cuore aperto che questo disco ha l'aria di avere.

Ancora prodotto dall'ex Clash Mick Jones, "The Libertines" ci mostra una foto di gruppo, come si è già intuito, sull'orlo della crisi. Le tribolate session di registrazione hanno visto addirittura la presenza di alcuni uomini della security addetti a tener d'occhio le bizze di Pete Doherty. Cose mai viste!
Il bello è che la musica, almeno in parte, non sembra risentire del brutto clima in studio: procede spavalda e sicura nei consueti territori di punk-pop chitarristico cui ci aveva abituati il disco d'esordio, con un'aggiunta di brillanti inserimenti acustici, scomposta svogliatezza mod (Kinks; Who; Jam) e romanticherie che non possono non ricordare da vicino gli Smiths .

E allora ecco l'armonica a bocca verso la fine di "Can't Stand Me Now", la malinconia di "Last Post On the Bugle", l'indolente andamento spaghetti-western in "The Man Who Would Be King", veloce cavalcata piena di fischietti, trombe e "la-la-la" nei ritornelli. Sentimenti tipicamente "British", che riecheggiano poi in "Music When The Lights Go Out", episodio di momentanea distensione, addolcito dalle atmosfere soffuse create dalla chitarra acustica. Non mancano certo brani dall'incedere irruento, brevi attacchi sonici, feroci e quasi hardcore, come in "Arbeit Macht Frei" o "Narcisst". Così come non mancano momenti fiacchi, brani scialbi e di riempitivo come "Tomblands" e "The Saga" ad allungare il brodo. Ad aggiustare il tiro ci pensa la satira sociale sui costumi degli adolescenti inglesi che è "Campaign Of Hate", pungente il giusto, con un'adrenalinica accelerazione nella parte finale del brano.

I ragazzi non inventano nulla sia chiaro, né fanno granché per dissimulare le proprie origini o passioni. Cercano una strada sonora che riesca a essere coerente nonostante i debiti stilistici. Fregandosene se si rasenta il plagio con "The Ha Ha Wall" (Morrissey qui potrebbe chiedere i danni), se prendono per i fondelli il pop vocale femminile americano in "What Katie Did" o se strapazzano il blues con l'apocalittica (il titolo dice tutto) "Road To Ruin". Tutto sembra perdonabile a questi ragazzacci sfortunati.

Il disco è gradevole, magari un po' troppo lungo e (come detto) non eccessivamente originale o ugualmente ispirato nelle sue parti. Chi degli intrecci chitarristici e della mitologia rock è esausto, si tenga alla larga da questo cd. Ma se non siete troppo criticoni e schizzinosi, se vi lasciate prendere facilmente dall'alchimia di chitarre/ritornelli/coretti e British punk/pop, allora è roba per voi. E' questo il rock nella Londra del 2004. Prendere o lasciare.

(19/12/2006)

  • Tracklist
  1. Can't Stand Me Now
  2. Last Post On The Bugle
  3. Don't Be Shy
  4. The Man Who Would Be King
  5. Music When The Lights Go Out
  6. Narcissist
  7. The Ha ha Wall
  8. Arbeit Macht Frei
  9. Campaign Of Hate
  10. What Katie Did
  11. Tomblands
  12. The Saga
  13. Road To Ruin
  14. What Become Of The Likely Lads
Peter Doherty su OndaRock
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