Nordgarden

A Brighter Kind Of Blue

2006 (Stout) | songwriter, pop

Il pop scandinavo, ormai è cosa nota, costituisce un’importante sorgente del rock alternativo contemporaneo. Il pop cantautoriale, in particolar modo, si è da sempre distinto per la sua proposta non troppo ambiziosa ma incredibilmente contagiosa, oltre che mirabilmente esplorata, di creazione trasversale di canzoni. Sono dunque finiti gli indugi (o i rimasugli che rimanevano) nei confronti di una scena apprezzatissima anche (e forse soprattutto) in Italia, visto che pure Paolo Benvegnù, ex-Scisma e ora direttore artistico della Stout Music, ha deciso di accogliere il giovane norvegese Terje Nordgarden, e di produrne le dieci canzoni contenute in "A Brighter Kind Of Blue".

Nordgarden si è attorniato del multistrumentista Peder Øiseth (tromba, violino, banjo, organo), di Endre Hareide (basso) e Christian Skaugen (batteria). I riferimenti al capolavoro davisiano di "Kind Of Blue" del titolo dell'album sono concretizzati nella tromba con sordina di "To The River" (con intro crepuscolare vicino alla prima Lisa Germano), con melodia ampia e solenne, bissata dagli interventi del coro formato dagli altri tre strumentisti, e nelle frasi jazzy della pur ingenuotta "Good Things Die" (con il Buckley figlio più evanescente dietro l’angolo).

Ma a scaldare il cuore arrivano il violino neoclassico alla Final Fantasy di "Metronomo" e il Sufjan Stevens acustico della ballata midtempo della title track e del banjo di "The Gift Of Song". Riferimenti alla Scandinavia (e a Jens Leckman in particolare) sono ravvisabili nell’arpeggio-fraseggio tra il rinascimentale e il barocco di "Blessed", forse la migliore del lotto, e nel vaudeville folk-pop alla McCartney - aggiornato a Elliott Smith - di "My Father The Sailor".
"Weeks At A Time" muove da un riff in glissando, poi bissato in dinamica dalla tromba, verso il migliore Springsteen acustico (forse un po' troppo sdolcinato), mentre "What Would Ol' Bob Say?" e "Monday" sono pregevoli piece che chiamano in causa un Paul Simon domestico (ma pure un Cohen più trasognato che mai), servendosi di soffi di organo fantasmagorico, canto solista virtuoso, soffici ritornelli wordless e supporto corale a tre.

Nordgarden (anagrafe che vale pure come evocativo nome di battaglia) fa il suo ingresso in società rivitalizzando suoni smunti - alieni qua e là -, svelando flebili impasti folk, incespicando talvolta nell’utilizzo del concertino (ma è bravo il solo Øiseth a dargli costanza) e nelle scelte di scrittura. Deboluccio, ma con classe. Un infestante passo più lungo della gamba lo fa tutt'alpiù improvvisandosi relatore politico a buon mercato (cfr. biografia su Myspace).

(11/12/2006)

  • Tracklist
  1. A Brighter Kind Of Blue
  2. The Gift Of Song
  3. My Father The Sailor
  4. Good Things Die
  5. Blessed
  6. Metronome
  7. To The River
  8. Monday
  9. What Would Ol' Bob Say?
  10. Weeks At A Time


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