Ataxia

Automatic Writing II

2007 (Record Collection) | post-rock

Dopo l’ennesima abbuffata di popolarità con i Red Hot Chili Peppers, dettata dalle vendite abnormi dell’ultimo “Stadium Arcadium”, il buon John Frusciante torna in scena con un interessante progetto parallelo (uno dei tanti). Gli Ataxia sono un supergruppo, formato dal chitarrista stesso, diventato ormai un tuttofare (qui suona anche il synth), dal fido Josh Klinghoffer, che ha supportato John in tutti i suoi ultimi album solisti e ha anche suonato la chitarra nell’ultimo tour dei Red Hot, e da Joe Lally, membro dei Fugazi. La presenza di quest’ultimo non è casuale. La peculiarità del progetto è infatti quella di proporre una miscela di post-rock e psichedelia piuttosto originale ed efficace. Necessaria quindi la presenza di un musicista granitico e poderoso come Lally, che ben si contrappone alla vacua estrosità di Frusciante.

L’idea era stata già esposta nel primo lavoro della band: “Automatic Writing”. Cinque lunghi brani, ricchi di eco sinistre e deliri psicotropi, conditi dalla giusta dose di melodia. Un lavoro di discreta qualità, ricco di spunti interessanti e sonorità pregevoli, ma diluito forse nel finale da alcuni episodi meno intensi e leggermente noiosi.
Questa seconda opera si propone di aggiustare le carenze della prima. Si preferisce infatti concentrare le influenze psichedeliche e post-rock solamente in due brani, che risultano quindi piuttosto lunghi e articolati, mentre gli altri tre mantengono una struttura più tipicamente rock, meno complessa e sofisticata, ma per ciò non meno interessante. Ne è un esempio “Union” (chiamata anche “OLA”); cinque minuti di pura veemenza rock. La melodia pensosa si intreccia con naturalezza a un tessuto musicale effervescente, finemente ricamato dalla chitarra sibilante di Frusciante. Un brano forte e veloce, come non si era mai sentito nel precedente lavoro.
Altro espediente per ovviare a un’uniformità di suoni forse eccessiva (principale difetto dell’esordio) è rappresentato da “Hands”. Una sorta di incontro con la world music, una danza tribale articolata intorno a un riff di chitarra che profuma tanto di Africa (non a caso si chiamava “Ethiopian Song”). Una trovata interessante, che mostra una buona varietà di idee.

Il quid principale del disco è però costituito dalla due lunghe derive post rock. La prima, posta in apertura, è “Attention”. Dodici vulcanici minuti, in cui un mantra dark si alterna a scatti di furore punk, incernierati in una marmorea impalcatura post-rock (dettata dal basso robusto e profondo di Lally), sulla quale vengono riversati instancabilmente effetti digitali, distorsioni di chitarra, eco tombali e suoni filtrati. Un trip straniante, nella migliore tradizione psichedelica. A fare da collante è la vena melodica di Frusciante, che stupisce non poco con un’interpretazione davvero convincente.
La formula viene riproposta in “The Soldier”. L’atmosfera è qui meno magmatica, in favore di suoni più affilati e saettanti, ma viene mantenuta una certa cupezza di fondo. Una sorta di marcia militare, che spazia attraverso gli umori alterni del canto, mostrando un continuo evolversi delle ritmiche, che sono qui un vero e proprio valore aggiunto. Particolarmente suggestivo l’accostamento di falsetto e ritmica marziale. Un brano che sa mantenere alto l’interesse per tutta la sua, non trascurabile, durata.
Il finale è lasciato alla nenia impressionista di “The Empty's Responce”, cantata con profondo coinvolgimento da Klinghoffer. L’atmosfera è plumbea, i suoni gelidi. Ne nasce un paesaggio nebbioso, in cui i profili sono solo accennati. Delicata e toccante.

Un album che risulta vincente in tutti i suoi propositi: la noia di alcuni passaggi di “Automatic Writing” è cancellata grazie a una maggior varietà di stili, nonché da un ben più oculato dosaggio dei tempi. La formula di post-rock psichedelico che aveva già positivamente impressionato viene riproposta sotto una nuova, e parimenti fruibile, veste, intrisa di cupezza dark-wave e ritmi serrati. Frusciante lascia da parte l’eclettismo e si mette al servizio del gruppo, impressionando positivamente per le intense interpretazioni vocali. Le melodie gradevoli, i drappeggi musicali raffinati e una pungente originalità completano l’opera e ci regalano un ben disco, a tratti esaltante seppur abbastanza breve, che ci mostra il chitarrista sotto un'altra luce. Siamo infatti ben lontani dall’istintività totale dei vecchi dischi, ma anche dal pop introspettivo più recente. Un'altra mossa azzeccata di un’artista che non smette mai di re-inventarsi.

(10/01/2008)

  • Tracklist
  1. Attention
  2. Union
  3. Hands
  4. The Soldier
  5. The Empty's Response
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Recensioni

ATAXIA

Automatic Writing

(2004 - Warner Music)



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