Se appena l’anno passato tessevamo le lodi del bellissimo “The Garden Of Brokenness” e del non meno meraviglioso “Variations For Piano & Tape”, ci tocca, a pochi mesi di distanza, riaprire il vocabolario per pescare gli aggettivi adatti a descrivere “El Camino Real”, nuovo scintillante lavoro griffato William Basinski. Ma davvero, credeteci, risulta difficile trovare le parole.
Ad ogni modo, stando alle (scarne) notizie apprese sul sito web della 2062, pare che “El Camino Real” – presentato in anteprima al Bleeding Edge Festival di Montalvo – sia l’ennesima composizione recuperata dal “fantomatico archivio segreto(?)” del compositore texano. E ancora una volta ci si trova al cospetto di un approccio alla sperimentazione mai stucchevole, che si risolve in musiche emozionali e potenzialmente fruibili anche da un pubblico “poppettaro”. Giacché l’arte di Basinski, senza dubbio alcuno, attiene principalmente alla sfera dei sentimenti.
Così viene celebrato il rito di un’estetica del ricordo sospesa tra realtà e incredulità, come già nei “Disintegration Loops”, di cui si replica il processo compositivo, tanto che “El Camino Real” può essere a ragione considerato un ulteriore capitolo degli stessi. Si presenta, però, come il suo lavoro più caldo e coinvolgente, a dimostrazione di una maturità piena, vieppiù di un’invidiabile maestria nel plasmare a piacimento una materia che è restrittivo etichettare come “semplice” ambient.
In soldoni, il disco consta di un’unica traccia di 50 minuti circa, ottenuta riversando in digitale il contenuto del nastro redivivo, poi rielaborato secondo la consueta grammatica basinskiana. Ciò si compie nella strutturazione di una fine tessitura elettronica resa attraverso suoni stratificati, che avanzano parallelamente per sfasature temporali.
Scorre questo fiume in piena di pulviscoli minimali, di fenditure ambientali che vorrebbero aprirsi all’infinito salvo poi autoimplodere di continuo. Lo scarto percettivo che ne deriva, ulteriormente amplificato dalla reitarezione, sembra fissare il tempo in un eterno presente legato alla riproposizione di un’istantanea ben nota, su cui Basinski ha costruito molto della sua poetica.
E se l’uomo non rinuncia all’ormai collaudato linguaggio del loop, pare comunque lontano il rischio di un triste autoparodiarsi, poiché “El Camino Real” alberga in quel luogo immaginario dove pochi eletti riescono a cogliere l’assoluto.
26/07/2007
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