Bill Callahan

Woke On A Whaleheart

2007 (Drag City) | songwriter, country-folk

C’è poco da fare, la classe ce l’hai o non ce l’hai, e il nome che ti scegli è solo un modo per farti conoscere dal pubblico; il moniker non fa l’artista, insomma, e questo disco è qui a dimostrarlo, a parte l'orripilante copertina.
Bill Callahan ha alle spalle una carriera qualitativamente ineccepibile; sempre sotto la sigla di Smog, con o senza parentesi, ha concepito e prodotto circa una dozzina di album. Ora, il cantautore del Maryland si spoglia degli abiti indossati per creare il primo album firmato col proprio nome.
La svestizione del nome d’arte non è questione di solo vezzo, ma segna un abbandono delle complessità/oscurità musicali che avevano prodotto capolavori come “Wild Love” e “Julius Ceasar”, per abbracciare la scelta di una semplicità/solarità compositiva country-folk che lo avvicina a un altro che di moniker se ne intende: Will Oldham aka Palace aka Palace Brothers aka Bonnie Prince Billy.

Non ci è dato a sapere se la scelta è stata influenzata anche dalla nuova compagna di Callahan, quella Joanna Newsom il cui “Ys” è stato uno dei dischi più apprezzati e discussi dello scorso anno, ma certamente alcuni passaggi di questo “Woke On a Whaleheart” sembrano proprio il frutto di un cuore innamorato.
Basta sentire l’iniziale “From The Rivers To The Ocean”, delicatissima e struggente, un piano sospeso a mezz’aria, il violino a cullarci e una chitarra come accompagnamento attenuato che solo in un’occasione si lascia andare a un assolo; una ballata che scivola davvero come un fiume verso l’oceano, una perla completata da un testo con vette di grande impatto (“We are swimming in the rivers of the rains of our days/ before we knew/ and it’s hard to explain what I was doing or thinking before you/ I guess I was a decent man all in all”). Sicuramente Joanna apprezzerà…

Bill Callahan però non è Bonnie "Prince" Billy e non sempre sta a seguire il country nelle sue forme più pure; succede così che, anche se la base è quella musica che fu di Johnny Cash, la stessa qui ha spesso poco di canonico: oltre che nella cavalcata tambureggiante di “Footprints”, lo si può notare in “Diamond Dancer”, un country stralunato come se a interpretarlo fosse David Bowie.
L’album riesce a inanellare piccole delizie: gli splendidi ricami chitarristici del folk di “Sycamore”, il western futuribile di “Honeymoon Child”, o “Day”, con il suo pianoforte che insiste su pochi accordi reiterati in un ritmo ipnotico.

Ma “Woke On a Whaleheart” risulta buono anche quando suona più schiettamente tradizionale. Lo testimoniano il meraviglioso country-rock di “The Wheel” e la finale “A Man Needs A Woman…”, con più di un omaggio al compianto Johnny Cash, una canzone che potrebbe essere un outtake di “Ease Down The Road” del già citato Oldham/Prince Billy.
Lascio intenzionalmente per ultima la vera, grande gemma del disco; “Night” è già ora uno dei pezzi che preferisco del 2007, una ninnananna con la voce che passeggia lieve sul sentiero di poche e ripetute note di piano, notturno lunare rarefatto che a un tratto si fa luminoso sulla scia di una caduta di note come stelle. Neanche tre minuti, ma dei più intensi ascoltati quest’anno.

Non bisogna cercare in “Woke On A Whaleheart” un capolavoro come i sopra citati “Wild Love” e “Julius Ceasar”, fosse solo per un determinante cambio di genere, ma il disco rimane comunque un lavoro valido, senza difetti importanti e con alcune grandi canzoni.
Un’altra riprova del talento di Bill Callahan, o Smog, o come diavolo si vorrà chiamare al prossimo giro.

(04/05/2007)

  • Tracklist
  1. From The Rivers To The Ocean
  2. Footprints
  3. Diamond Dancer
  4. Sycamore
  5. The Wheel
  6. Honeymoon Child
  7. Day
  8. Night
  9. A Man Need A Woman Or A Man To Be A Man
Bill Callahan su OndaRock
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