Shape Of Broad Minds

Craft Of The Lost Art

2007 (Lex) | avant hip-hop

(Retro-)futurismo hip-hop.
Il presente, la tradizione, la trasfigurazione.

Shape Of Broad Minds è un collettivo di “menti” pensanti (raccolte intorno al produttore/MC Jneiro Jarel), la nuova (o solo l’ennesima? fate voi…) next big thing dell’avant hip-hop. Prima, l’Ep “Blue Experience”, poi, finalmente, “Craft Of The Lost Art”, ventitré capitoli di gioia palpitante, di beats & rhymes dentro l’alveo, ipnotico e liberatorio, della psichedelia in viaggio verso traiettorie soul-jazz & kosmische. Produzione eccezionale, suono sfavillante, un mondo a parte fatto di luci e rifrazioni, sconfinamenti spazio-temporali che si nutrono di poesia tecnologica.

Parte “Gorilla Mash” e hai un piccolo presentimento. Ma la mutazione ha inizio con “Light Years Away“: pulsione spastica, sample in delirio sotterraneo, rapping esuberante & spaccone e mille scintille cristalline, come Kraftwerk nella stanza degli specchi. La fantasia al potere, giostre in loop (“Let’s Go”; “There 4 Me”), Dalek meets J. Dilla buonanima dentro maree di synth trasognati (“Buddafly Away”) ed electro-soul vagamente esotico, con quell’eleganza figlia delle visioni “perfette” degli Steely Dan e una coda transgenica che si fa sibillina (“OPR8R”).

Ma, dal caos o dall’apparenza di esso, la rigenerazione (“So Much (Chaos)”), meglio ancora se transcodificazione (non sono, forse, i Residents di “Eskimo” di fronte all’Ignoto quelli che blaterano, indisturbati, in “Nahuma (Interlude)”?);  e, quindi, perché no?, il trip-hop, ma dentro un caleidoscopio “mesmerico” di sample angelici e, quindi, diabolici (“Changes”); il jazz, tra disimpegno (“Buzz Around Town”), singhiozzante isteria (“They Don't Know”) e swingante effusione (“It Ain't Dead!”). Poi, altrove, il gusto retrò di possibili Stereolab (“It Lives On”), lo stupito precipitare/dondolare al cospetto di simulacri intangibili di cosmo (“Lullabanger (Thelonious Dedication)”) e il disinibito amplesso di melodie pluviali e ritmiche intersecate (“Viberian Sun”).

Un trip irresistibile. Chiudere gli occhi, abbandonare il corpo, respirare adrenalina come se fosse il profumo di qualche fiore maledetto. Darsi in pasto, braccia aperte, alle rarefazioni noir di “Electric Blue”, seguirne l’annientarsi aereo lungo i cunicoli della perdizione interiore, con dentro (laggiù nel profondo...) lo stupore psicotropo (cLOUDDEAD?) di droghe fantascientifiche (“Mermaid (Outro)”) o l’ossessivo copulare techno-industriale di “Beat From Da East”.

E, per finire, carne viva: robotica e umana (“Stiff Robots & Drunken Horses”), forme “subacquee”, romanticamente cangianti (“Solo (Underwater)”) e superbo disco-soul che, catturata Blondie cuore-di-vetro, la spedisce direttamente nell’iperspazio, lì dove il futuro è già adesso.

(17/11/2007)

  • Tracklist
1. Gorilla Mash
2. Light Years Away
3. Let's Go [Feat. DOOM]
4. Changes
5. Nahuma (Interlude)
6. OPR8R
7. Buddafly Away
8. Unnamed
9. It Lives On [Feat. Count Bass D]
10. So Much (Chaos) [Feat. Lil' Sci]
11. Buzz Around Town
12. They Don't Know [Feat. Stacy Epps]
13. Bopper Blocker
14. Electric Blue
15. Mermaid (Outro)
16. It Ain't Dead!
17. Beast From Da East
18. Lullabanger (Thelonious Dedication)
19. Viberian Sun
20. There 4 Me
21. Stiff Robots & Drunken Horses
22. Solo (Underwater) [Feat. Deborah Jordan]
23. 12C
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