Travis

The Boy With No Name

2007 (Sony / Indiependiente) | pop

Molto bene. Non capita tutti i giorni di poter scrivere qualcosa su un album tanto sospirato come il ritorno dei Travis dopo oltre tre anni di silenzio. Un ritorno, questo "The Boy With No Name", molto atteso dagli estimatori del gruppo, che speravano di non essere ancora delusi dopo il parziale passo falso di "12 Memories", e attesissimo dai detrattori della band che cullavano la speranza di porre una lapide definitiva sulla loro carriera.
E per farsi un'idea, anche vaga, di questo stato di cose basterà fare un giretto per la rete e leggere le varie recensioni già apparse, soprattutto su riviste e siti anglosassoni, e le numerose discussioni che si sono aperte su "The Boy With No Name" anche prima della sua uscita ufficiale.

Ciò che subito balza agli occhi, a parte la straordinaria disparità tra i voti assegnati al nuovo lavoro di Fran Healy e soci, è la quasi assoluta mancanza di una benché minima discussione o approfondimento sulla musica e sulle canzoni contenute nell'album.
La maggior parte delle cosiddette recensioni (e stiamo parlando anche di testate prestigiose quali Nme o The Guardian) si limitano a dire che i Travis sono antipatici, sopravvalutati o superati e che, di conseguenza, il loro nuovo lavoro fa schifo e puzza. Altre, al contrario, partendo dal presupposto che i Travis siano dei geni e siano, oltretutto, carini e simpatici (e con un cantante così dolce da sembrare un pulcino bagnato...), li osannano a prescindere dal valore "artistico" della loro ultima proposta musicale.

Occorre, a questo punto, ristabilire, in qualche modo, un minimo di equilibrio.
Prima di tutto è opportuno tranquillizzare gli adepti al culto dei Travis, avvertendoli (se ce ne fosse ancora qualcuno che non è riuscito ad ascoltare il disco) che il nuovo lavoro degli scozzesi non si discosta, in realtà, molto dai loro precedenti tentativi, abbandonando in parte la malinconia eccessiva riscontrata in alcuni episodi di "12 Memories" e tentando di riprendere il discorso che si era interrotto con "The Invisibile Band" e, prima ancora, con il loro album probabilmente più compiuto, "The Man Who". Sorprendentemente, invece, ritornano alcuni richiami più rock, già in nuce nel misconosciuto esordio della band, "Good Feeling".
Coadiuvati da Nigel Godrich in produzione e con l'aiuto fattivo addirittura di Brian Eno, i Travis, dopo un periodo che li ha visti coinvolti in vicissitudini di ogni genere e, forse, con la fondata paura di cadere nell'oblio, sfornano un album godibile, ma un po' discontinuo, sempre in bilico tra britpop d'autore e anthem da stadio, tra genuina ispirazione e spinte del mercato.

Così se la sequenza di apertura è bruciante e sembra un completo e assoluto ritorno alla forma migliore, con l'introduttiva "3 Times And You Lose", così malinconica e sognante, e il singolo "Closer" che, con la sua azzeccatissima melodia si dimostra non inferiore a quelli che l'hanno preceduto (provare, per rendersi conto della bontà della scrittura di questo brano, ad ascoltarne la versione acustica facilmente reperibile in rete), da contraltare ci sono brani francamente brutti e non nelle corde della band, quali il "rockeggiante" "Eyes Wide Open", e il duetto con la popstar in ascesa verticale KT Tunstall "Under The Moonlight" che, pur potendo aspirare ad essere il secondo singolo tratto dall'album, fa irrimediabilmente rimpiangere il passato, quando i Travis sfornavano pop-song senza pretese ma dall'impatto immediato.

Probabilmente è proprio la pressione esercitata dal mercato a non giovare all'album che, nei suoi passaggi più sinceri e sentiti (tra questi si dovrà citare, senz'altro, anche "Battleships", con un discreto e raffinato arrangiamento d'archi, e la ghost-track "Sailing Away"), dimostra ancora una volta la semplicità, l'ironia e la mancanza di enfasi di Fran Healy e soci, mentre rischia di far perdere la band scozzese nel calderone del pop da Fm negli episodi meno ispirati e più palesemente studiati.

Così, pilatescamente, ci si ritrova alla fine di questa recensione senza sapere se appoggiare i detrattori (per partito preso) di questo album, o annoverarsi tra le fila di coloro che (anche in Italia) ne esaltano (un po' enfaticamente) le qualità.
Di certo il nuovo lavoro non porterà nuovi fan ai quattro scozzesi, ma, siatene pur certi, coloro che li hanno amati ed apprezzati in questi anni (e non sono pochi), non volteranno le spalle a un album accattivante e melodico, senza asprezze ed eccessive cadute di tono.
Forse, e siamo sicuri che il buon Fran ed i suoi sodali ne sarebbero soddisfatti, vista la loro connaturata idiosincrasia verso lo "stardom", si può concludere che i saggi latini non avevano tutti i torti quando affermavano che "in medio stat virtus".

(29/05/2007)

  • Tracklist
  1. 3 Times And You Lose
  2. Selfish Jean
  3. Closer
  4. Big Chair
  5. Battleships
  6. Eyes Wide Open
  7. My Eyes
  8. One Night
  9. Under The Moonlight
  10. Out In Space
  11. Colder
  12. New Amsterdam
  13. Sailing Away
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