White Stripes

Icky Thump

2007 (Warner Brothers/ Xl Recordings) | blues-rock

"Il nostro album di debutto è davvero arrabbiato. Il più grezzo, il più potente. Il disco più legato al tipico suono di Detroit che abbiamo mai realizzato". Nel 1999, l'ex-tappezziere John Anthony Gillis descrive così "The White Stripes", primo disco delle Strisce Bianche di Detroit, Michigan. A partire da quella "potenza grezza", il duo in bianco e rosso ne ha percorsa di strada. Un viaggio sonoro proiettato verso il futuro del rock and roll, perennemente guidato dall'antica stella polare che brilla sulla riva del Mississippi.

Come nelle migliori leggende sui bluesmen, il diavolo tentatore ha sempre cercato di carpire subdolamente le anime musicali di Jack e Meg. Il successo, la fama mondiale in cambio di un riff banale e un ritornello sempre più orecchiabile. In un certo senso, a cavallo di un pachiderma, Satana ci stava anche riuscendo anche se "con un piccolo aiuto dei suoi amici tifosi di calcio". Jack White, tuttavia, si è dimostrato più furbo: con una stralunata marimba e un pianoforte ubriaco ha rispedito la tentazione al mittente.

Indefessi e astutamente alternativi, i White Stripes continuano a rifiutare qualsiasi approccio elettronico alla loro musica, in nome di quello stesso, elementare sapore vintage che permea ogni loro disco. Si tratta pur sempre di portare alta la bandiera del revival rock per le nuove generazioni smemorate. Bandiera che, tuttavia, viene portata con meno fatica se, nelle tasche, c'è un nuovo, succulento contratto con la Warner Brothers. A Jack e Meg, comunque, bastano ancora una manciata di settimane per registrare il loro sesto album, questa volta ai Blackbird Studios di Nashville. Location perfetta per una band che ha sempre attinto dal patrimonio folk della musica americana, anche se in maniera meno ossequiosa del Bob Dylan di "Nashville Skyline".

Parlando del bardo del Minnesota, sembra proprio che i White Stripes vogliano "riportare tutto a casa". Almeno nelle parole di Jack White: "Il nuovo album piacerà soprattutto ai fan del nostro disco d'esordio, perché suona più duro, influenzato da un certo hard-rock seventies". A giudicare dalle due date che hanno appena infiammato la nostra penisola, sembra proprio che abbia ragione. Almeno in parte.
"Icky Thump" continua il discorso a ritroso iniziato alla fine degli anni 90. "Rag And Bone" potrebbe essere tranquillamente frutto di una torrida jam blues tra John Lee Hooker e gli ZZ Top. Jack White non riesce proprio a dimenticare la lezione dei vecchi dinosauri del rock, ma, come ha già dimostrato in precedenza, sa essere un allievo molto creativo. "You Don't Know What Love Is" ricama, in salsa power-pop, il tessuto scatenato dei Rolling Stones marca seventies. Come la "Paranoia Key Of E" di uno degli ultimi lavori di Lou Reed.

I White Stripes creano irresistibili melodie schizoidi anche partendo da un tipico stomp con tanto di organo à-la Deep Purple, come in "I'm Slowly Turning Into You". Quello che, tuttavia, colpisce l'ascoltatore più o meno appassionato è il coraggio di osare di Jack, nonostante tutto. Come in "Get Behind Me Satan", il cuore dell'album è divertito, divertente, ma, soprattutto intraprendente. "Conquest" è un call and response tra chitarra e trombe mariachi che non sarebbe male definire hard-tex-mex. E, forse inaspettatamente, l'album segue un "cielo d'Irlanda" nella giga per mandolino e cornamusa "Prickly Thorn, But Sweetly Worn", che si allunga nel finale "St. Andrew" che esplode, sulla voce di Meg, sulla falsariga dell'epilogo metafisico di "Baba O' Riley".

Gli Stripes giocano anche con i titoli: "300 M.P.H. Torrential Outpour Blues" sembra uscito dalla penna di Dylan, ed effettivamente ha una struttura malinconica di chitarra acustica à-la "Blood On The Tracks" prima di arricchirsi con derive elettriche quasi noise. Attorno a ogni cuore, tuttavia, c'è una scorza dura che protegge. E qui si ritorna al gioco ipertestuale dei rimandi. Se, per esempio, John Paul Jones desse l'ok per la tanto chiacchierata reunion dei Led Zeppelin e Page e Plant si richiudessero in uno studio, allora probabilmente verrebbe fuori qualcosa di simile al singolo "Icky Thump", infarcito com'è di riff hard-rock e incursioni arabeggianti. Il garage pop-rock and roll dei Raconteurs non è passato invano e il tributo alle New York Dolls di "Bone Broke" potrebbe essere un outtake di "Broken Boy Soldier".

Jack non rinuncia alla ballata folk tenera e melodica ("A Martyr For My Love For You") così come alla sua slide da guitar hero delle paludi ("Catch Hell Blues") o, come in "Effect And Cause", allo scanzonato country honky.

E se proprio si vuole ascoltare la promessa di Jack, allora il brano cardine di quest'album diventa l'hard-blues tribale di "Little Cream Soda", che rimanda immediatamente alle origini della band, ormai quasi dieci anni fa. Con la speranza, ovviamente, che nessuna tifoseria al mondo adotti il suo riff principale.

Il punto, tuttavia, non sta nell'andamento quasi trash del brano, ma in un intero disco che testimonia, ancora una volta, quanto il duo di Detroit ci sappia fare con le canzoni. 

Tra revival e nuove intuizioni, "Icky Thump" convince per piglio e freschezza. I White Stripes presentano: "Ritorno al Futuro Parte VI". Ed è uno dei migliori film della serie.

(24/06/2007)

  • Tracklist
  1. Icky Thump
  2. You Don't Know What Love Is (You Just Do As You're Told)
  3. 300 M.P.H. Torrential Outpour Blues
  4. Conquest
  5. Bone Broke
  6. Prickly Thorn, But Sweetly Worn
  7. St. Andrew (This Battle Is In The Air)
  8. Little Cream Soda
  9. Rag and Bone
  10. I'm Slowly Turning Into You
  11. A Martyr For My Love For You
  12. Catch Hell Blues
  13. Effect And Cause
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