Ora che ha scoperto le potenzialità divulgatorie di internet, Trent Reznor sembra esser stato colto da una irrefrenabile smania di pubblicare tutto ciò che gli passa per la mente, in pompa magna e in formato digitale. Poco più di un mese è passato dal riuscito e colossale patchwork strumentale "Ghosts", ed ecco che sul sito nin.com senza (troppo) preavviso si materializza un altro nuovo album da scaricare gratuitamente, stavolta un lavoro tradizionale, un album di "canzoni", eseguito da Reznor con i fidi Cortini, Freese e Robin Finck (bentornato!).
Line-up rockettara, sporca e cattiva per una manciata di canzoni poco riuscite, diciamolo subito. Una buona metà dell'album scivola via senza lasciare altra traccia che non sia un fastidioso senso di tempo sprecato. A partire dalla pompata e trasandata "1,000,000" e passando per "Head Down", Reznor dà la sensazione di aver passato durante la lavorazione più tempo in palestra che seduto nel suo studio a inventare melodie e arrangiamenti presentabili. Le canzoni di "The Slip" proprio a questo somigliano, a un body-builder dai muscoli fasulli, gonfiati a suon di anabolizzanti.
"Letting Go" è cattiveria plastificata che esagera all'inverosimile i passaggi meno convincenti, o meglio più tamarri, di album quali "With_Teeth" e "Year Zero". Ma se in questi ultimi i cali di ispirazione erano bilanciati, nel primo caso da pezzi ancora degni della fama di Trent e nel secondo da un forte e articolato concept che giustificava il bene e il male dell'album, "The Slip" non ha niente. Non c'è una particolare motivazione che tenga insieme queste canzoni, non c'è urgenza, non c'è inventiva, ma soprattutto non ci sono le canzoni. E' tutto dire che le migliori del lotto siano le simpatiche "Echoplex" e "Discipline", che rispolverano il mai sopito amore di Trent per il sintetico anni 80 e perlomeno si fanno ascoltare con moderato piacere.
Tutto ciò almeno nella prima metà del lavoro. Nella seconda parte invece Trent sembra risvegliare almeno una minima parte del suo talento, prima con l'intimismo pianistico di "Lights In The Sky", poi con le brume ambientali della lunga e fascinosa "Corona Radiata", episodio che con la successiva "The Four Of Us Are Dying" conferma quanto interessanti potrebbero essere gli sviluppi del progetto "Ghosts". Fosse stato un Ep contenente questi tre soli brani, "The Slip" avrebbe avuto senso. Ma da soli questi tre ottimi momenti non riescono certo a far passare sopra al fatto che la gran parte del lavoro sia da buttare. Si spera soltanto che sia stato proprio per sfogare tutte le peggiori inclinazioni del nuovo corso che Reznor abbia realizzato questo album.
Per fortuna è gratis.
24/05/2008
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