Tapes 'n Tapes

Walk It Off

2008 (XL) | alt-rock, alt country, wave

Ascoltando il nuovo dei Tapes ’n Tapes m’è tornato in mente, potenza dei ricordi infantili e della loro, più o meno libera, associazione, un vecchio libro (e un film) di Michael Crichton, intitolato “Westworld” (in italiano “Il Mondo dei Robot”). Una sorta di Disneyland per adulti in cui, direttamente da un futuro prossimo venturo, si potevano rivivere le vicende dei fuorilegge della frontiera, impersonate da robot in tutto e per tutto identici agli esseri umani, talmente perfetti da ingaggiare contro di essi una sanguinosa rivolta, con conseguenze da “Jurassic Park”.

Come l’audace pistolero nerovestito interpretato da Yul Brynner, il gruppo di Josh Grier rielabora il country spartano del mid-west sulle cadenze un po’ cibernetiche della new wave, auspice un intarsio connettivo indie-rock quanto mai rodato nella consueta commutazione “melodia + rumore”.
Un po’ gli Arcade Fire più rootsy in sella alle percussioni marziali e rutilanti dei Talking Heads, la psichedelia canadese che incontra i Pixies, insomma. E se a questo aggiungiamo la voce di Grier che in certe inflessioni rasenta quella di Jack White e, più in generale, la sua intonazione, speculare a Win Butler, sembra difficile che, su tali presupposti, il gruppo possa dirci qualcosa che non abbiamo già sentito altrove. Eppure è così. Intendiamoci, non è che abbiano trovato una nuova rotta per le Indie Orientali, ma il songwriting, pur sospinto dalla rosa dei venti di cui sopra, è sempre polimorfo, vivo, trascinante. E anche laddove l’originalità arranca è la qualità a venirle prontamente in soccorso.

“La Ruse” è un power pop fra Buzzcocks e Grandaddy, annegato in un lago di fuzz e trasceso in una specie di saltarello “western-wave” nel finale; “Time Of Songs” è un crooning chiesastico alla Arcade Fire; “Hang Them All”, un post-punk ballabile, scattoso e nevrotico, fra i suddetti e i Bloc Party. La loro “country wave” si dissimula, poi, oscillando fra White Stripes (“Head Shock”, col distorto crudo e sgranato e un basso così enfio che sembra sul punto di esplodere) e Talking Heads (“Say Back Something”, uno dei pezzi migliori, coi fregi delle tastiere sui tom tribali), fra il garage buzz aggressivo di “Blunt” e la stentorea progressione post-glam e psichedelica di “George Michael”, fra il voodoo crampsiano di “Demon Apples” (col theremin allucinato a passo di country), il pasodoble psichedelico di “Conquest” e il cyber-punk atonale e martellante di “The Dirty Dirty”.

Al primo album con un budget decente e un vero studio a disposizione, i Tapes ’n Tapes salgono un altro gradino nella scala della riuscita: poche pretese, bontà di costruzione e tanta voglia di fare bene ciò che si conosce meglio. Con loro non ci si annoia, poco ma sicuro.
Astenersi, comunque, “indie snob”.

(09/06/2008)

  • Tracklist
  1. La Ruse
  2. Time Of Songs
  3. Hang Them All
  4. Head Shock
  5. Conquest
  6. Say Back Something
  7. Demon Apple
  8. Blunt
  9. George Michael
  10. Anvil
  11. The Dirty Dirty
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