Verve

Forth

2008 (Parlophone) | rock, psichedelia

È notizia di qualche giorno fa: i Verve hanno deciso di mettere a disposizione (con qualche giorno di anticipo rispetto all'annunciata uscita nei negozi) il loro nuovo disco, "Forth", inserendo le dieci canzoni della tracklist ufficiale nella propria pagina myspace, dove sarà possibile (secondo una consuetudine sempre più diffusa) ascoltarle fino alla fine della settimana corrente. È, quello dei Verve, uno dei ritorni più attesi di questa stagione musicale, visto e considerato che la loro ultima raccolta di inediti, "Urban Hymns", era stata data alle stampe la bellezza di undici anni fa, proprio quando un improvviso scioglimento (in realtà, il secondo nella storia della band di Wigan) aveva provocato una repentina interruzione delle attività del gruppo, nel momento di massima esposizione mediatica e successo commerciale, grazie all'enorme diffusione di singoli come "Bitter Sweet Symphony", "Lucky Man" o "The Drugs Don't Work".

In questi ultimi anni, lontano dal resto del gruppo (se si eccettua il batterista Salisbury), il leader Richard Ashcroft è riuscito in parte a sfruttare la grande popolarità raggiunta, reinventandosi come autore pop, all'ombra rassicurante di Ray Davies, Burt Bacharach e Paul Weller, innescando un'altalenante carriera solista caratterizzata dalla pubblicazione di tre album nel complesso piuttosto tiepidi (quando non palesemente anonimi), per quanto spesso impreziositi da singoli di pregio. C'era dunque una certa curiosità e anche una discreta aspettativa, soprattutto da parte degli estimatori di vecchia data, nei confronti del nuovo lavoro, realizzato dal nucleo originario della band (escludendo la seconda chitarra di Simon Tong, del resto subentrato durante la lavorazione del terzo disco) e in parte già eseguito dal vivo nelle numerose apparizioni della band in festival estivi in giro per il mondo (come molti sanno una esibizione era prevista anche nel nostro paese, poi una "faringite" quantomeno sospetta di Ashcroft ha portato alla sua sospensione).

"Love Is Noise", il primo singolo estratto dal nuovo album, deputato a promuoverne l'uscita, aveva suscitato più di qualche legittima perplessità a causa di un arrangiamento troppo patinato e stucchevole e di un'attitudine pop eccessivamente ostentata che, per un attimo, aveva fatto temere per il gruppo una inesorabile deriva in territori mainstream, molto vicina a Keane e Coldplay (con i quali lo stesso Ashcroft aveva riproposto "Bitter Sweet Symphony", in occasione dell'ultimo Live 8). Ascoltando però l'album ci si rende presto conto che "Love Is Noise" tende a rimanere un episodio isolato all'interno del lavoro, discostandosi in maniera piuttosto netta da quella che è la direzione stilistica predominante. A questo proposito giova ricordare che il gruppo aveva già messo in circolazione un paio di pezzi non inclusi nella tracklist definitiva ma composti durante le sessioni di registrazione dell'album, ovvero "Mover" (scaricabile dal loro sito ufficiale) e la lunghissima "The Thaw Session" (messa a disposizione sul sito di Nme), che avevano lasciato intuire una precisa volontà da parte della band di riappropriarsi di un suono più acido e psichedelico.
La conferma di queste impressioni porta il titolo dell'opening track "Sit And Wonder": una composizione molto complessa e articolata (quasi sette minuti di durata), che riporta alle mente la visionarietà pastosa e piacevolmente involuta dei primissimi lavori del gruppo, agli albori degli anni Novanta (il poco conosciuto, ma splendido, "Verve Ep" del 1992, e l'album "A Storm In Heaven" dell'anno successivo). Il pezzo si segnala per il tratto libero e fluido del ritrovato (e notevolissimo) chitarrista McCabe , particolarmente abile nel plasmare e ritorcere  un flusso ininterrotto di allucinazioni lisergiche sostenute da una base ritmica poderosa: sembra di ascoltare una jam tra Spiritualized, Stone Roses e Velvet Underground, per un pezzo che i Primal Scream da anni stanno cercando di scrivere.

Da qui in poi il disco si biforca praticamente in due direzioni, tanto opposte quanto complementari: da un lato ballate romantiche dalla linea più spiccatamente melodica (e arrangiamenti più distesi) e dall'altro brani più lunghi, aperti a incursioni psichedeliche e ampie parentesi dalla struttura vagamente improvvisativa. Non serve aggiungere che le cose migliori si ascoltano nei pezzi appartenenti a questa seconda categoria, in cui la fantasia compositiva del gruppo può scatenarsi con maggiore libertà. "Numbness" è un blues algido e introspettivo, vagamente oppiaceo e  intontito, graffiato da una chitarra aguzza ed essenziale che ricorda certi momenti degli Spacemen 3. "Noise Epic" assume invece la fattezze scomposte di un'interminabile jam (oltre otto minuti) lungo l'asse Television/Can/Sonic Youth, capace di alternare spirali ipnotiche di psichedelia in progressione circolare a sfuriate noise-krautedeliche davvero appetibili. "Columbo" si avvolge in una coltre spessa di dream-pop rarefatto e sfuggente con venature vagamente canterburyane (bellissima la deflagrazione "morbida" nella parte finale, in perfetto stile 4AD). Sulla stessa lunghezza d'onda anche "Judas", impreziosita da inserti orchestrali e tenui tentazioni soul/gospel mai invasive.

Non si può purtroppo dire lo stesso a proposito dei pezzi più lineari e pop: "I See Houses" e "Rather Be" rievocano abbastanza distintamente vecchie pagine dell'Ashcroft solista (si pensi a "Check The Meaning" e "Science Of Silence") ma, nonostante il livello qualitativo fletta sensibilmente (scalfendo la coesione e la compattezza del lavoro complessivo), "Appalachian Springs" e "Valium Skies" riescono a mantenersi a galla, grazie a un songwriting solido e controllato, per quanto non ai livelli delle vecchie "Sonnet" o "History".

Il disco ad ogni modo "c'è", non si perde in giochi nostalgici o troppo prevedibilmente celebrativi e rappresenta senza dubbio un punto di partenza credibile e pienamente giustificato per una band che proprio a partire da queste canzoni dovrà saper dimostrare di aver conseguito quella maturità che spesso nel corso della sua storia le è mancata, fino a comprometterne in più occasioni la stessa sopravvivenza.

(22/08/2008)

  • Tracklist
  1. Sit And Wonder
  2. Love Is Noise
  3. Rather Be
  4. Judas
  5. Numbness
  6. I See Houses
  7. Noise Epic
  8. Valium Skies
  9. Columbo
  10. Appalachian Springs
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