Bonny Billy & The Picket Line

Funtown Comedown

2009 (Drag City) | songwriter, bluegrass

Alla terza uscita annuale, Will Oldham pare essere ormai entrato in una sorta di trance d'agone creativo senza precedenti. Come lo Spirito del "Canto di Natale" di Dickens, si aggira per le lande desolate dell'America nascosta, pizzicando ora il passato, ora il futuro, con l'unico obiettivo del presente. Se il futuro può essere rappresentato dal disco di suggestioni rumoristiche confezionato insieme all'artista sonoro Brian Harnetty ("Silent City"), il passato riemerge prepotentemente in questo "Funtown Comedown", in cui Bonnie "Prince" Billy (che in realtà sfoggia, per l'occasione, un curioso cambio di spelling) bussa alla porta dei Picket Line, band bluegrass di Louisville, Kentucky.

Lo fa per proporre una collezione dei suoi brani, registrati live a Funtown, luogo della mente, topos idealizzato della provincia americana, dove tutto è semplice, immediato e gioioso, come negli ululati della jam "The Glory Goes / Wolf Among Wolves". Violini alla gitana, scorribande di banjo, sventagliate di mandolino accompagnano un brioso Oldham, che pare in gran forma, istrionico e compiaciuto ("Easy Does It"). Trova la compagnia che cercava in questo colorato rendez-vous col ventre molle americano, nelle cui coordinate si agita la cover di "Hemlocks And Primroses" degli eroi del bluegrass, gli Stanley Brothers. "Funtown Comedown" è un disco di soave raccoglimento, come si può intuire dal silenzio incantato del pubblico alla fine di ogni brano, rotto solo dal gridolino divertito di Oldham. Il repertorio di quest'ultimo (si scava fino agli esordi coi Palace Music) viene rivisto infatti in chiave più energica e depurata dalle atmosfere meditabonde del Nostro, con tutti i rischi che questo comporta.

Per chi ama il sottile dolore di "I See A Darkness", le sofferenti confessioni di "Master And Everyone", comporterà parecchia fatica digerire il passo più scanzonato di una "May It Always Be". A tutti questi farà forse piacere, a questo punto, l'esclusione dal disco di un pezzo epocale come "Death To Everyone", rivisto in maniera molto poco "rispettosa". E' in realtà un peccato (sebbene sia l'unico brano liberamente scaricabile), perché l'atmosfera sgangherata e vagamente dissacrante di questa rivisitazione è probabilmente la cosa più interessante di "Funtown Comedown".

A rendere il tutto, più che altro, più difficilmente assimilabile per l'ascoltatore medio delle nostre longitudini, ci si mette quell'impronta di country tout court che non concede alcunché all'immaginazione ("Rambling Fever"). Un esempio emblematico è costituito dalla riproposizione di "Lay And Love", dall'album "islandese" di Bonnie "Prince" Billy, "The Letting Go", dove si fatica a ritrovare lo stesso chiarore, la stessa nitidezza di quegli arpeggi. Un appiattimento che rappresentava il rischio "annunciato" di questa operazione, non a caso in uscita nella sola edizione vinilica, a beneficio degli appassionati. Tirando le somme, "Funtown Comedown" è un giusto e anche meritato momento di rilassamento per Oldham, che d'altra parte non ha più niente da dimostrare, sotto nessun aspetto.

(29/12/2009)

  • Tracklist
1. Ohio River Boat Song
2. May It Always Be
3. Hemlocks and Primroses
4. The Glory Goes / Wolf Among Wolves
5. We All Us Three Will Ride
6. Easy Does It
7. Lay and Love
8. Rider
9. Rambling Fever
10. You Want That Picture
11. Idle Hands Are The Devil's Playthings
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