Gathering

The West Pole

2009 (Psychonaut) | dream-rock

Vent'anni di carriera, e non sentirli. Vent'anni di cambi di rotta e preveggenti evoluzioni. Partiti nel lontano 1989 come band death-metal, gli olandesi Gathering si sono poi distinti come precursori dello stereotipo "metal con voce femminile", grazie all'ingresso in formazione nel 1994 della meravigliosa vocalist Anneke Van Giersbergen. E proprio mentre il loro modello stava per essere commercializzato malamente da innumerevoli formazioni (tipo i nostri Lacuna Coil), loro viravano verso tutt'altri lidi, verso creative ibridazioni trip-rock, sino al traumatico addio di Anneke, che due anni fa lasciò la band per dedicarsi alla famiglia e a progetti solisti.

Ma per una band che ha fatto di reazione ed evoluzione le proprie parole d'ordine, ecco che questo nuovo album "The West Pole" cerca innanzitutto di segnare un ennesimo nuovo inizio. Accolta la cantante Silje Wergeland, vera e propria imitatrice di Anneke, i Gathering virano verso atmosfere decisamente dreamy, costruendo un album di aerea e distesa eleganza.
Il vigore chitarristico, che pur sempre fa parte del Dna del gruppo, annega dolcemente in composizioni come la lunga e avvolgente title track, ascensione che spicca abbagliante su tutto il resto. Sulla stessa falsariga si snoda tutto il corpo centrale dell'album, tra l'ancor più rarefatta "No Birds Call" e il viaggio carezzevole di "Capital Of Nowhere".
Altrove i toni si fanno invece smaccatamente e felicemente pop, come in "Treasure", traboccante di calore, e nella chiassosa ed energica "All You Are".

Di certo meno deviante e sperimentale degli ultimi lavori con Anneke, "The West Pole" pare avere la funzione di lavoro traghettatore, di album in cui tanto la band stessa quanto gli ascoltatori e i fan possano sentirsi più possibile a loro agio. Tanto più che nell'ultima parte si torna addirittura a lambire il loro vecchio gothic-metal - quello autentico, quello splendido di album come il loro "Mandylion" (1995) - con la magnifica "No One Spoke" e la più prevedibile "A Constant Run", brano auto-referenziale già dal titolo, che pare un vero e proprio riassunto della loro carriera.

Innegabile che su "The West Pole" aleggi forte il fantasma del passato; innegabile che si tratti di un disco di passaggio e transizione; eppure i Gathering riescono a rendere punti di forza del loro lavoro anche questi handicap di partenza, grazie all'impronta sempre inconfondibile della loro scrittura, in ogni riff, in ogni arrangiamento, in ogni melodia.
Il fascino particolare di "The West Pole" sta proprio in questo suo essere al tempo stesso un lavoro di ripiegamento e di ripartenza, un lavoro che vede i Gathering da un lato adagiati su lidi sicuri e "facili", dall'altro pronti a costruire con entusiasmo una nuova fase, magari proprio di impronta più "pop" e nostalgica, sempre interessante, personale, e capace di scaldare il cuore.

(03/05/2009)

  • Tracklist
1. When Trust Becomes Sound
2. Treasure
3. All You Are
4. The West Pole
5. No Bird Call
6. Capital Of Nowhere
7. You Promised Me A Symphony
8. Pale Traces
9. No One Spoke
10. A Constant Run
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