GEORGIA'S HORSE - The Mammoth Sessions

2009 (Fire records)
folk-blues

Le ragazze fanno grandi sogni, cantava Edoardo Bennato, e dobbiamo ringraziare il rock al femminile se questo mondo di sogni s'è in parte svelato, i cliché forzati, che la critica musicale maschilista utilizzava, e utilizza, per descrivere un animo così complesso come quello delle donne, sono ormai destabilizzati grazie a personaggi come PJ Harvey, Patti Smith, Tori Amos, Diamanda Galas, che hanno strappato il velo dell'indifferenza e della prevaricazione maschile; l'esuberante carnalità del mondo femminile ha trovato nel rock il miglior linguaggio per comunicare al mondo esterno anni di solitudine e sopraffazione.

Una voce dal Texas si aggiunge alla lista delle donne del rock, dietro il nome Georgia's Horse si cela il progetto avant-folk di Teresa Maldonado che dopo quattro anni di registrazioni si concretizza come "The Mammoth Sessions".

Lei è una musicista dai connotati aspri, sofferti, intimi e a tratti amabilmente narcotici, infatti, l'estrema indolenza e la delicata malinconia a volte sembrano smorzare la forza viscerale delle composizioni, il blues e alcune velleità sperimentali altresì riescono a equilibrare il repertorio conducendo il suono verso l'enigma e l'intrigo.

Non tutto è a fuoco perfettamente – la scrittura mostra qualche cedimento – ma Teresa Maldonado nel mettere a nudo le sue sensazioni e il suo universo musicale non ricorre a orpelli o trucchi, nel tentativo (riuscito) di realizzare un album crudo e diretto, mostra anche le sue debolezze, ma il tono generale dell'opera è come un canto di liberazione blues. Infatti l'apertura è affidata a un pezzo corale, "Shepherd", un canto gospel che sembra spezzare le catene emotive dell'artista, dando inizio al suo raccontarsi in musica rinunciando a ulteriori incursioni musicali predefinite.

La semplicità di canzoni come "Bloom" e "Snake & Sparrow" è quasi infantile e volutamente grezza, altrove tutto è più complesso e articolato, come in "Summer's Ending Evenings", un insolito country ricco di armoniche indolenti, ancora trame arcane per il blues di "Baron Samedi", dove domina la perversione e l'ambiguità che altrove aleggia senza interferire.

L'ipnosi acustica di "Exit Earth" e il fascino dell'incompiuto di "The Man" si segnalano per l'estrema essenzialità vocale e strumentale, mentre il tentativo di spezzare il tono mesto con l'unico fremito ritmico in "TZSOTVOFASB" conduce l'ascoltatore verso il lungo finale di "Bugg Super Love Song", undici minuti di contaminazioni avant-garde, psichedelia, noise e contrappunti sonori dalla forza ipnotica, un'intensità che viene raggiunta anche nel blues appena intriso di jazz della tormentata "Erzulie Dantor".

"The Mammoth Sessions" non è l'album rivelazione dell'anno, né uno dei dischi più rimarchevoli e originali che possiate ascoltare, ma la sua autentica e malsana schiettezza rende ogni suo attimo qualcosa su cui riflettere. Teresa avrà il tempo per svelare le sue potenzialità, ma nessun capolavoro a venire avrà la forza sincera di questo esordio.     

22/10/2009

Tracklist

  1. 1. Shepherd
  2. 2. Bloom
  3. 3. As It Stops Raining
  4. 4. Summer's Ending Evenings
  5. 5. Snake & Sparrow
  6. 6. Mammoth
  7. 7. Alakazam
  8. 8. Erzulie Dantor
  9. 9. Exit Earth
  10. 10. Baron Samedi
  11. 11. The Man
  12. 12. TZSOTVOFASB
  13. 13. Bugg Super Love Song

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