Il rumore dei Robe. ha un non so che di immanente e psichico al contempo. Nel senso che, come un nastro di Moebius, riesce a rendere al meglio quel senso di continuità tra lo spazio interno e quello esterno, mostrandosi però in una livrea sempre cangiante. L’ottimo "Boneraiser"dell’anno passato li ha rivelati come una delle formazioni più interessanti di questi ultimi tempi proprio in virtù di un impasto sonoro davvero peculiare, volto a far convivere linguaggi diversi, dall’ambient al drone, passando per noise e power electronics.
Interiorizzazione, oggettivazione, esteriorizzazione, insomma pare che Adam Coley e Kyle Willey – due ragazzi poco più che ventenni – riescano nell’intento di forgiare un suono che tiene sì conto del passato, ma con un occhio rivolto alla contemporaneità. Dunque, parlando di influenze, non possono sfuggire i richiami a certa dark-ambient anni 90 (da Lustmord alla Cold Meat Industry) riletti però attraverso le lenti deformanti di formazioni come Ktl o Robedoor. Questo “Did I Not Bid Thee To Arise?”, uscito tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 per Vade Retro Records, è un bestiario delle musiche più minacciose e oscure ascoltate in questo periodo.
Sette pezzi di droni malsani e putrescenti, in cui il suono scivola via per rimodellamenti continui, secondo una “prassi” che sa molto di libera improvvisazione, pur all’interno strutture lineari. E come se questa musica fosse, per l’appunto, lineare e circolare al contempo, per cui ogni frammento sonoro apre scenari ipertestuali dalle referenze policrome. Allora questi ragazzi mettono in scena l’ennesima apocalisse post-industriale in una sinfonia oscura e oscurantista, dove il rumore diventa strumento comunicativo di deliri psichici e ossessioni represse. Qui esplodono in tutta la loro virulenza.
Perciò non meravigliatevi se durante l’ascolto vedrete fuoriuscire dei teschi dalla pareti della vostra camera.
05/02/2009