Devotionals

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2010 (Alive) | fingerpicking

Inni rannicchiati tra le posate, parabole lasciate ad ammuffire nel bollitore, salmi che gocciolano dal rubinetto. E' tra le stoviglie sporche di una quotidianità affrontata con lucido sguardo trascendente, con le armi di un vivido fingerpicking analogico che si svolge l'esordio di questo progetto di Tyson Vogel, batterista dei Two Gallants: il nome, scelto in maniera eloquente, è quello di Devotionals, che dà il titolo anche al disco.
Non a caso grande fan di Cormac McCarthy, Vogel fa emergere una simile spiritualità, imbianchita dal sole, che aspira all'afflato di grandi musicisti quali John Fahey e James Blackshaw - già compresenti nell'iniziale "Toil And Joy", nell'ispirato crescendo di risonanti vibrazioni di un'anima lasciata a nudo.

"Devotionals è solo un moniker studiato per rappresentare la cosa che tutti facciamo al nostro risveglio. E' una dichiarazione di esistenza, e tutta la ruminazione sul "come" del respiro di ogni giorno". Così si presenta la band, e nel sentire la gentile purezza di una "Buildings At Heart" - sorretta dal drumming infervorato del Nostro - parrebbe effettivamente di assistere a una conversione tra le spoglie mura di una casa vuota, improvvisamente trasfigurate.
E, in questa Annunciazione, l'apporto del violino di Anton Patzner - musicista riconosciuto, con diverse collaborazioni all'attivo, tra le quali Bright Eyes e dredg - funge appunto da guida spirituale, ad esempio nell'appassionato salmodiare slo-core (Carissa's Wierd) di "Misericordia". Assiste benevolmente alla messa in mostra delle contorsioni interiori di "Chest Like Expansive Wings", alleviandole ma poi accendendole quando pare che il girovagare di arpeggi si smarrisca: il finale infiammato pare il definitivo imbracciare un'umanità riconquistata, innescando un parallelo coi "vicini di casa" Black Prairie.

"Devotionals" rappresenta insomma l'intenso avvicinamento di un artista a una vocazione mai interrotta: una timida spinta "devozionale", appunto, spinge Tyson Vogel verso il suo obiettivo, con palpabile umiltà contemplativa. Forse potrà apparire immaturo, naif introdurre un brano declamando propri versi, come in "Swell To The Invitations Of The Sky": eppure è un episodio che lascia l'impressione di una testimonianza non filtrata - come fosse la registrazione diretta di un pensiero avuto nel dormiveglia e subito messo su nastro.
Verso la fine l'epifania rivelatrice pare farsi più invadente, nelle già citate movenze di vita e di morte di "Swell To The Invitations Of The Sky" e, soprattutto, negli squarci abissali di "Heart: The Inevitable Music Box". In un'intervista Vogel dichiara, in effetti, di avere come tema ricorrente il cuore come "vittima ed eroe insieme".

Ma, se in "Heart: The Inevitable Music Box" l'organo in questione esce letteralmente lacerato, dimenticato, ancora pulsante, nel lavabo di cucina, è nel finale di "Buildings Of Heart" che i raggi di una luce inaspettata sgorgano con la gloria di una purificazione dolorosa. Il cammino è ancora lungo per Tyson Vogel ma, come si dice, chi ben comincia...

(26/07/2010)



  • Tracklist
1. Toil and Joy
2. Misericordia
3. Morning Due
4. Toil Pt. 2
5. Chest Like Expansive Wings
6. Your Confused Beauty Upon My Cheek (Your Inhale Among My Unwashed Hair)
7. Swell to The Invitations of The Sky (Intro)
8. Swell to The Invitations of The Sky
9. Heart The Inevitable Music Box
10. Buildings of Heart
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