Lo avevamo lasciato appena un anno fa alle prese con le mistiche allucinazioni di “Digging The Void” e oggi lo ritroviamo con questo “West Winds”, perfettamente in linea con la sua poetica fatta di sconfinamenti dronici, riletture oblique dell’american primitive guitar e fluttuazioni cosmiche.
Armato di piano, harmonium, gong e, naturalmente, chitarra, Caminiti tratteggia soundscape carichi di malinconica rassegnazione, definendo il senso di una Americana atemporale e polverosa, dove la memoria si decompone lentamente, pur non rischiando di svanire nel nulla (“Dust”). In apertura, gli accordi scintillano dentro trascendentali brume droniche (“Night of the Archon”), mentre in “Westward Sun” gocce pianistiche scivolano oltre la desolazione senza fine. E se la marea rumorosissima di “Glowing Sky” fa pensare a William Fowler Collins e “Path To The Sea” ridesta il sogno del Teatro della Musica Eterna, il punto di fuga di “Black Desert Blooming” sembra annientare del tutto ogni residuo di speranza.
Non male. E, se avete voglia e tempo, approfondite pure con “Psychic Mud Shrine”, probabilmente il suo lavoro più equilibrato.
07/10/2010
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