Da quanto ci risulta, “Digging The Void” è il terzo lavoro di Evan Caminiti, metà dei Barn Owl.
Conteso tra un’ombrosa rilettura della tradizione dell’american primitive guitar e l’ennesima riedificazione del "teatro della musica eterna" di LaMonte Young, il Caminiti in solitaria è diretta emanazione delle esperienze psycho-drone-doom della band madre, anche se la sua sensibilità spinge il baricentro verso peregrinazioni sonore ancora più spettrali e arcane.
Basterebbe ascoltare la sola “Midnight Naked Swim” per convincersene: un’esalazione di lamenti infausti che materializzano terribili sconfinamenti nel regno dei morti. Non è una voce essenziale, quella di Caminiti. Eppure, potreste trovare buoni motivi per entrare in sintonia con le sue mistiche allucinazioni: nelle ragnatele acustiche miste a vibrazioni elettriche di “II” (protesa verso una lunga coda ambientale), tra le mesmeriche fluttuazioni della chitarra che in “Weaving The Great Smoke Loom” si lascia avvolgere da una tremolante nube di droni o nei rapimenti angelici di “Glowing Corpse”.
Altrove, vi imbatterete anche nel solito John Fahey: dapprima, nei gorghi depressi di “Ice Marg” e, poi, tra le maglie più ariose di “I”.
Sostanzialmente, il livello qualitativo è simile a quello del disco dei Barn Owl, ma se preferite un’opera leggermente più personale, vi consiglio, senza riserve, di fare una visitina a Evan.
03/11/2009
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