NUMERO6 - I Love You Fortissimo

2010 (Supermota)
pop-rock

Come avevamo visto, l'Ep dello scorso settembre sembrava rappresentare un antipasto appetitoso in vista della portata principale, consistente nel nuovo album dei Numero6, giunto alla pubblicazione a oltre quattro anni di distanza dal precedente. Ma una delle difficoltà aggiuntive nel fare un album rispetto alla realizzazione di un Ep è la necessità di diversificare un po' la struttura delle canzoni. Infatti, finché queste sono solo quattro, difficilmente l'ascoltatore calerà la propria attenzione per colpa di un'eventuale ripetitività, ma quando il numero aumenta fino a tredici, questo rischio esiste eccome. E nel caso specifico, ci sono troppi punti in comune tra tutti i brani e la conseguenza è che i brani perdono progressivamente di efficacia e di mordente lungo lo sviluppo dell'album, proprio per l'effetto negativo dato da quest'eccessiva somiglianza.

Le prime parole cantate da Michele Bitossi sono estremamente rappresentative di cosa aspettarsi lungo tutto il corso dell'opera. "Un'emergenza fa di me il solito impulsivo che desidera esternare senza troppi filtri le sue idee. Evviva questa urgenza se non ama giochi ermetici, decisa a dire e fare solo in modo comprensibile". Detto e fatto: il pop-rock dei genovesi è più immediato e diretto che mai. Melodie pulite, giri di chitarra rotondi e mai sopra le righe, timbro vocale tanto robusto quanto cristallino, sezione ritmica dall'andamento regolare ma allo stesso tempo frizzante, testi che non hanno bisogno di interpretazioni e che comunque sfruttano una buona proprietà di linguaggio.

Il problema è che, a meno che melodia sia particolarmente ispirata, come in "Wimbledon", oppure la prima canzone metta dell'umore giusto e convince decisamente ad ascoltare il disco con attenzione e partecipazione, più si va avanti, più la convinzione cala. Troppo simili le soluzioni adottate a tutti i livelli, e se la ripetitività è particolarmente drammatica nella sezione ritmica, le variazioni negli arrangiamenti sono troppo poco rilevanti per togliere l'impressione di eccessiva uniformità. Esse, infatti, consistono in una spolverata di fiati in "Maledetta", in una maggior presenza della chitarra acustica in "Mutazioni", "Il Personaggio" e "Due Giganti", e infine in una strizzatina d'occhi al synth-pop in "Chiederti Scusa". È quindi di particolare evidenza che si tratta di differenze secondarie, soprattutto perché inevitabilmente oscurate da elementi come lo stile melodico, la metrica e l'accennato timbro vocale, nei quali l'uniformità è davvero troppo marcata, a parte la presenza di cori nel finale di "Più di un'esigenza".

Non si sta affermando che i Numero6 abbiano fatto tredici canzoni tutte uguali, però basta ascoltarne solo alcune affinché lo sviluppo delle rimanenti diventi troppo prevedibile. È un peccato, perché nessuno di questi brani, in sé, avrebbe qualcosa che non va, ma il loro insieme presenta un valore ridotto rispetto all'ipotetica somma delle singole parti.

09/12/2010

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