Ed è come se all’improvviso i fantasmi che abitano le musiche di Merle Haggard, Willie Nelson, Waylong Jennings e Townes Van Zandt rivivessero nel folk cupo e alienante degli Angels Of Light. E pezzi come le maestose “Servant To Blues” e “Ms Mowse” sono così oscuri e scarnificanti da staccarti la pelle di dosso mentre preghi che il Signore perdoni i figli per i peccati dei padri. E poi ci sono canzoni come “I Wanna Make A Difference”, che valgono intere carriere. E Dio, vorresti queste arpeggi ipnotici continuassero all’infinito a raccontare il destino dei diseredati. Che sia questa la sua natura di Wooden Wand, archiviata forse definitivamente la psichdelia free from degli esordi, in compagnia dei Vanishing Voice? Probabilmente si, vista la progressione cantautorale che lo ha condotto a questo “Death Seat”.
A differenza degli album precedenti, qui le canzoni sono forti di un songwriting convincente come mai prima, e sanguinano e uccidono. Cristo se sanguinano e uccidono! E possiedono un’intensità spaventosa. E che il Signore ci preservi quest’ennesimo fuorilegge dell’america più emarginata, quella che piace a noi, la sola a potersi chiamare America.
17/12/2010