Abiku

Technicolor

2011 (Self-released) | dream-pop, alt-pop

Tira aria nuova e fresca, nel mondo della musica indipendente italiana. Mai come quest'anno lo si può dire. Ormai rottamati gli ammuffiti relitti degli anni 90, che provano a sdoganarsi presso il grande pubblico, come a volersi porre un obiettivo per suonare che non sia la musica stessa, non si può negare che diverse nuove band (Lo Stato Sociale, Il Triangolo, Colapesce solo per citarne alcune), al di là dei gusti personali, stiano davvero tentando una nuova, o forse vecchia, terza, ma forse unica via alla musica italiana. Meno pose e intellettualismi, insomma, e un giusto equilibrio tra ascendenze e miti esteri e la tradizione della musica popolare più "nostra".
È questo anche il caso di questa band di Grosseto, che ha pubblicato questo suo primo Lp lo scorso dicembre, in streaming e download gratuito sul suo Bandcamp, ma in uscita fisica più recente già esaurita nella prima stampa (forse anche grazie al bel packaging). Insomma, un insieme di accorgimenti di marketing a uno stadio piuttosto avanzato.

Senza tentare di inventare un genere, ma partendo dalle proprie passioni, gli Abiku collezionano in "Technicolor" canzoni di buon indie-pop contemporaneo, che unisce jangle e shoegaze, post-punk e vaghi sentori retrò anni 60. La delicatezza, nei testi e negli arrangiamenti, dei pezzi ricorda quanto fatto da tante band scandinave (la title track in particolare, un po' alla Sambassadeur): poco interesse a proporre una propria idea di sound, ma grande attenzione al prodotto finale.
La Slowdive-iana "Canzone stilnovista", col suo perfetto connubio di parole e suono, riflette il suo straniamento shoegaze nella svampita "Saint-Etienne" e nelle spire notturne di "Vieni a vivere con me (quando ti addormenti)"; qualcosa di vero viene descritto in "Televisioni" e nella title track: un'apatia estiva come stato esistenziale, un limbo stagionale che si protrae indefinitamente, il luogo delle comodità che vanno lentamente invecchiando, chiuso saldamente a chiave.

Gli Abiku cercano perlomeno di spiare fuori da questa condizione ("Dammi una possibilità"), senza proclami social-sociologici, ma attraverso le palpabili inflessioni del proprio sentimento, nel pop alla Lodger di "Studio System Blues (Technicolor parte 2)" e nell'elegiaca, bersaniana "I nostri temporali", che tradisce sottilmente le carezze di morte che sovrintendono forse all'ispirazione di Giacomo Amaddii Barbagli, dalla vocazione Morrissey-ana. Lo stesso nome "Abiku", peraltro, si riferisce in africano agli spiriti dei bambini morti precocemente.
Insomma, un esordio che non ha bisogno di dichiarazioni "importanti" per farsi apprezzare, ma solo di adagiarsi e librarsi tra le righe di una "Kittinger (Canzone sugli aeroplani)":

Portami dove si vincono
le guerre al cinema
senza i bombardieri
che radono al suolo i grattacieli





(29/03/2012)



  • Tracklist
  1. M45
  2. Vieni a vivere con me (quando ti addormenti)
  3. Saint Étienne
  4. Technicolor
  5. I nostri temporali
  6. Kittinger (Canzone sugli aeroplani)
  7. In Nuova Zelanda
  8. Oltre le acque sicure
  9. Televisioni
  10. M31
  11. Canzone stilnovista
  12. Studio System Blues (Technicolor Parte 2)
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