LEVI WEAVER - The Letters Of Dr. Kurt Gödel

2011 (Self released)
pop-rock, songwriter

Albert Einstein diceva di essere andato a Princeton solo per avere il privilegio di poter camminare insieme a Kurt Gödel sulla strada di casa. Probabilmente, però, non avrebbe mai immaginato che, un giorno, al matematico austriaco sarebbe stato dedicato persino un disco… Non si può certo dire che Gödel sia la tipica icona dell'immaginario rock: eppure, i suoi celebri teoremi di incompletezza hanno rivoluzionato la concezione della scienza, contro ogni tentativo di riduzione della ragione ad una semplice misura.
Detto in termini che potrebbero far inorridire un matematico, per Gödel ogni sistema logico coerente contiene elementi che non possono essere dimostrati all'interno del sistema stesso. In pratica, dai suoi teoremi deriva la consapevolezza che ogni sistema è per sua stessa natura incompleto. Il che non significa che la verità sia impossibile da raggiungere: piuttosto, secondo Gödel, la verità è qualcosa che si trova sempre al di fuori del sistema, o meglio alla sua origine.
E questo ci porta alla ragione per cui il songwriter americano Levi Weaver ha deciso di ispirarsi proprio a Gödel per quello che si presenta come il disco più ambizioso e complesso della sua (giovane) carriera: l'incompiutezza della ragione, infatti, è il punto cruciale della ricerca intorno a cui si dibattono le sue canzoni. "Penso che questa storia inizi dalla ricerca di un significato", spiega. "Cose che pensiamo siano il pezzo mancante, l'ultimo anello della catena verso la felicità, comunque la si voglia chiamare".

La vita di Levi Weaver ha i contorni delle più genuine storie americane: figlio di un predicatore che girava di rodeo in rodeo con la famiglia al seguito in un camper per salvare l'anima dei cowboy, è cresciuto cantando nel coro della chiesa e ascoltando stazioni country alla radio. "The Letters Of Dr. Kurt Gödel" è il suo terzo album vero e proprio, un concept esistenziale a molteplici livelli, in cui le suggestioni filosofiche mostrano sempre i tratti familiari dell'esperienza. "È come un romanzo con diversi capitoli e temi", conferma Weaver. "Penso che ogni canzone abbia la sua autonomia, ma se ne può cogliere meglio il senso se la si considera sullo sfondo della storia nel suo complesso".
La voce indifesa e vibrante di Weaver evoca il songwriting emotivo di Tom McRae, mentre le vesti dei brani richiamano il senso di grandeur barocca dei Get Well Soon. Proprio la tentazione dell'enfasi è il limite maggiore delle sue canzoni: ma quando i toni si fanno più scarni, come in "Good From Evil" o in "Spirit First (Sincerely, K.)", i versi di Weaver riescono davvero a penetrare l'essenza.

Il pathos dell'iniziale "String Theory" pone subito al centro il punto di partenza del percorso: "Logic has left us for dead in the street". La logica non basta , non è in grado di esaurire da sola l'ampiezza della ragione: occorre ripartire dal cuore, suggerisce il crescendo di "We're Tornadoes When We Dance", da quel groviglio chimico che si strugge come se volesse spezzare la gabbia del petto. "Non si possono ignorare le sue domande, se ci si vuole sentire onesti con sé stessi", osserva Weaver.
Essere leali con lo slancio del cuore significa anzitutto essere disposti a accettare la possibilità che esista una risposta a quelle domande, la possibilità che esista una verità capace davvero di rendere liberi. "If the truth is what you're looking for, you don't get to choose the answers anymore", canta Weaver, e con una fanfara bandistica "Apostate" si fa strada al passo di una robusta ballata rock.

La contrapposizione apparentemente insanabile tra fede e ragione, in "Good From Evil", lascia l'uomo diviso, spezzato e impotente come un bambino di fronte a una crudele sentenza di divorzio. "La fede è solo un'altra di quelle cose a cui cerchiamo di appiccicare un significato quando non ce n'è nessuno? O si tratta di qualcosa di diverso?", si domanda Weaver. Un interrogativo a cui è possibile rispondere solo passando attraverso il riconoscimento che la fede, nel suo profondo, non è altro che una categoria essenziale della ragione stessa.
Sulla marcia incalzante di "An Incompleteness Theorem", il percorso giunge così all'epilogo: secondo la lezione di Gödel, l'incompletezza della ragione non è la sua negazione, ma al contrario è un'apertura a domande sempre nuove. E il fatto che la verità non possa essere rinchiusa in una scatola non significa che non esista una risposta: "Every answer looks a lot like another question / But I can't stop asking, I can't stop asking".

An Incompleteness Theorem

16/10/2011

Tracklist

  1. String Theory
  2. (The Butterfly)
  3. Goodbye, Vivian
  4. We're Tornadoes When We Dance
  5. Drink (Drink, Drink)
  6. (The Beast)
  7. The Best Defense (Is To Be Offensive)
  8. I Am Certain I Am A Train
  9. Spirit First (Sincerely, K.)
  10. (The Bird)
  11. A Bad Example, A Helping Hand
  12. Apostate
  13. Good From Evil
  14. (The End)
  15. An Incompleteness Theorem

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