Lucinda Williams

Blessed

2011 (Lost Highway) | americana, country-rock

Americana: un liquido amniotico che tende ad assumere le sembianze del proprio contenitore. Le forme possono essere le più disparate, ma i contenuti spesso non sono così distanti. Tanto per fare un esempio, l'americana ad alto contenuto chitarristico-sperimentale degli Wilco è lontana anni luce, eppure ha innumerevoli punti di contatto con la visione decisamente più tradizionale dei Giant Sand di Howe Gelb. Americana è un sostantivo dai molteplici significati, ed esistono musicisti che riescono a rappresentarli tutti. Fra questi, Lucinda Williams, 57 anni, una delle migliori songwriter statunitensi degli anni 90, con un esordio ("Ramblin'") risalente al 1979.

Dopo gli alti e bassi che hanno caratterizzato la sua carriera, negli ultimi anni la Williams ha estratto dal cilindro un filotto di album di grande qualità, a partire da "West" che nel 2007 tornò a proiettarla nell'olimpo dei grandi, facendole conquistare il podio delle chart canadesi. Il successivo "Honey", pubblicato a un solo un anno di distanza, la spedì al primo posto in Canada e nei piani alti delle country-chart australiane, nonché nella top ten di Billboard. Una vera e propria seconda giovinezza, in un momento nel quale l'americana stava attraversando una nuova età dell'oro.

"Blessed" è interamente scritto da Lucinda Williams, prodotto da Don Was, e vede la partecipazione straordinaria di Matthew Sweet ed Elvis Costello, raramente tanto incisivo e trascinante alla chitarra elettrica. La signora Williams, lungo le dodici tracce dell'album, riesce ora a schiaffeggiarci con il portento rockeggiante di "Seeing Black" (personale omaggio a Vic Chesnutt, con un solo in grado di richiamare le grandi cavalcate di Neil Young), ora ad accarezzarci dolcemente con le malinconiche sei corde slide di "Don't Know How You're Living". "Blessed" è  un trionfo di rotondità, di tanto in tanto spezzate da qualche opportuna asprezza. Sì, perché "Blessed" è anche un disco di grandi chitarre rock.

Fra illuminazioni di blues dolente ("Born To Be Loved"), improvvisi slanci di totale solarità (l'iniziale "Buttercup"), ritornelli killer ("Copenhagen") e situazioni fortemente evocative ("Awakening"), "Blessed" a tratti riesce persino a richiamare la perfezione assoluta di "Rumours", nel quale a giocarsi la partita però erano in ben cinque, e si chiamavano Fleetwood Mac. Per gli amanti del "tutto o niente", va segnalata una deluxe version forte di un secondo dischetto intitolato "Kitchen Tapes", contenente le registrazioni casalinghe che costituirono le prime bozze di queste canzoni. Interessante completamento di quello che sarà senz'altro ricordato fra i migliori lavori realizzati da questa meravigliosa signora delle praterie.

(11/04/2011)

  • Tracklist
  1. Buttercup
  2. Dont' Know How You're Living
  3. Copenhagen
  4. To Be Loved
  5. Seeing Black
  6. Soldiers Song
  7. Blessed
  8. Sweet Love
  9. Ugly Truth
  10. Convince Me
  11. The Awakening
  12. Kiss Like Your Kiss
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