Sempre più prolifici i Natural Snow Buildings!
Qualche mese fa usciva “Waves Of The Random Sea”, lavoro apprezzabile ma sicuramente non tra le cose migliori pubblicate dal duo transalpino. In questi giorni, invece, arriva “Chants Of Niflheim”, disco registrato tra gennaio e marzo nel loro studio domestico e che, a dirla tutta, è opera destinata ai cultori a oltranza delle loro sterminate peregrinazioni cosmo-droniche su base free-folk.
Qui si parte, comunque, da lontanissime fragranze raga, muovendosi, poi, verso distanze siderali e le solite, sfuggenti panoramiche che celano vertigini spazio-temporali (“Chants Of Niflheim Part I”). Anche quando luccicanze nostalgiche e balugini Popol Vuh si affacciano dietro la coltre del sogno, spingendosi verso un’ipnosi estatica ormai riconoscibilissima e, arrivati a questo punto, un tantino piatta negli sviluppi (“Templars Ritual”), la sensazione è che i due francesini siano in piena fase di stallo, sempre più decisi a mantenere i piedi ben saldi all’interno del cerchio del già-sentito, onde nascondere la mancanza di idee.
Qua e là resistono, certamente, recessi sonici di un certo fascino, anche perché la loro musica riesce a creare un tappeto onirico in cui perdersi è impresa piuttosto semplice, stante il suo carattere totalizzante. E, pur tuttavia, anche nei volteggi, nei voli radenti e nelle voci impercettibili di “Chants Of Niflheim Part II”, così come nel free-folk storto che si lancia nell’ennesima trasfigurazione celestiale di “H. Scudder”, s'annida un senso di profonda stanchezza, la percezione di un’ispirazione che, di questo passo, rischia di essere tremendamente banalizzata.
30/04/2011
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