RUBIK - Solar

2011 (Fullstream records)
alt-pop, art-pop

Ditelo, che non avete la pazienza di aspettare un nuovo disco dei Vampire Weekend. Che non state nella pelle e volete ascoltare ora-subito-immediatamente un altro po’ di indie-pop coloratissimo, totalmente asessuato e pieno di motivetti killer.
Non è così? Pazienza: del terzo album dei finlandesi Rubik vi parlo lo stesso. Perché merita.

In realtà, la musica è presto descritta. Un synth-pop che sprizza ottimismo da ogni poro (la crisi, in Finlandia, non ce l’hanno? forse no), condito di truccherie arty di vario genere e una buona dose di eclettismo melodico.
Prendiamo “Laws of Gravity”, il singolo di lancio: gated drum stile “Running Up That Hill“, vocina efebica dannatamente twee, coretti e controcanti assortiti, sintetizzatori che sgambettano in ogni dove. Malinconia: non pervenuta. Sentimento idem, in fin dei conti, ma sono sicuro che non ne farete un dramma mentre nei prossimi giorni il giro di basso continuerà a ripetervisi in testa.

Tutto qui? Un po’ sì e un po’ no. Perché il disco è costruito su un sostanziale gioco delle tre carte: gli ingredienti che girano sono sempre gli stessi e se ogni brano sembra tutta un’altra cosa rispetto agli altri è perché ai Rubik non manca la fantasia né la capacità ricombinatoria (con un nome del genere c’è pure da aspettarselo, verrebbe da dire).
E però a sentir bene tutto quanto vien fuori un altro elemento ricorrente, un’anima folk trasversale che pesca tanto dallo stile neo-sixties degli Shins quanto dall’approccio “corale” di Arcade Fire e accoliti. Fanfare, tamburelli, rullanti da parata contadina, spunti popolari (e perfino l’inno nazionale finlandese!) paiono inizialmente messi lì “per decorazione”, ma hanno in realtà un ruolo fondamentale. Zitti zitti, rendono le canzoni simboli di un qualcosa di comunitario, le fanno parlare al “noi” anziché all'”io” dell’intimismo indie-pop.

Ecco allora che i pezzi mutano volto. Da girandole ultrapop, sì, ma in apparenza autoreferenziali e focalizzate solo sul gioco di invenzioni e rimescolamenti, le melodie si trasformano in veicoli – con ogni probabilità involontari – della speranza di una nuova società, forse non solo musicale.
A sentire la leggerezza stile “Attraverso lo specchio” del disco, la sua vena di delizioso utopismo, mi vien voglia di crederci. Di pensare che ci sia un’alternativa all’austerity, ai diktat delle banche centrali, alla riaffermazione delle stesse idee che han condotto al tracollo; e che il rinnovamento passi per la condivisione, seguendo la “via scandinava” tracciata da band come i Rubik.

E crediamoci allora. Torniamo fiduciosi: almeno per la durata di queste canzoni.

 

12/11/2011

Tracklist

  1. Through the Haze of Our National Anthem
  2. World Around You
  3. Sun's Eyes
  4. Storm in a Glass of Water
  5. Solar Death March (In Octaves)
  6. Laws of Gravity
  7. Not a Hero
  8. Towers upon Towers
  9. The Dark Continent

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