Trapcoustic

Bonsai Heart

2011 (Geograph) | experimental-folk, lo-fi

Dopo il buon esordio di Grip Casino, continua la saga della minuscola Geograph, che sembra ormai orientata su uno stile ben preciso e codificato: folk ultra-minimale da cameretta, ma dalla forte attitudine sperimentale, lontano da ogni cliché alla moda (o mainstream, che dir si voglia) e costante ricerca di nuovi codici formali ed espressivi.
Dietro il moniker Trapcoustic si cela un veterano della scena noise romana, ovvero Stefano Di Trapani, già all'opera con act tipo Maximillian I, Micropupazzo, Hiroshima Rocks Round (tutti appartenenti al giro della Borgata Boredom) e ora anche critico musicale per il magazine di tendenza "Vice". "Bonsai Heart" è il suo primo disco da solista, suonato, cantato e registrato in perfetta solitudine: i nove pezzi che compongono il corpus del disco sono stati realizzati utilizzando un ukulele giocattolo, un dobro, un violino, una chitarra acustica da quattro soldi, un piano e un theremin.

Per trovare dei referenti stilistici ben precisi, si potrebbe pensare ai primi Animal Collective, ma lo spettro sonoro di Trapcoustic è, fortunatamente, più sui generis. "Searching The Void" è una nenia acustica ubriaca come neanche Kevin Coyne sarebbe riuscito a concepire, disturbata, verso la fine, da delle scariche di rumore bianco. "Don't Tell Me Lies" e "Toulouse Lautrec" sono, a loro modo, due poetiche elegie folk su quello stile ancestrale che fu del misconosciuto Ed Askew (autore di un disco da culto per la ESP, nel 1968, oggi ricercatissimo), nelle quali il canto sottotono di Trapcoustic viene accompagnato, di tanto in tanto, da dei brevissimo fraseggi romantici di pianoforte. Si ritorna invece al minimalismo puro (ma, in questo caso, sarebbe meglio dire "minimale") con la ultra-scarna "She's Like The Sperm Of God", il cui surreale testo fa da sfondo a un magma sonoro fatiscente e melmoso nel quale la parte vocale nel finale viene mandata in reverse a velocità differenti.

Delle interferenze di live electronics fanno da introduzione alla notevole "Bonsai", che raggiunge una pura trascendenza onirica degna di Robert Wyatt e della sua personale visione patafisica delle cose e del mondo. Il violino stridente di "Springtime", forse vagamente ispirato al ciclo di pezzi per strumento unico "Sequenza" di Luciano Berio, fa da ponte con la spolpata e irriconoscibile cover di "21st Century Boy" (un vecchio successo synth-pop dei Sigue Sigue Sputnik), talmente stravolta e scarnificata da sembrare una outtake da "Weed Forestin'" (Homestead, 1988) dei Sebadoh. "Venus To Mars", posta in chiusura, è un'altra piccola gemma di pop lo-fi: pochi accordi di piano sottolineano una melodia degna del John Lennon più anemico (e che lui stesso non avrebbe mai avuto il coraggio di interpretare, neanche in coppia con Yoko Ono!).
Va detto che una caratteristica principale dello stile di Trapcoustic è il costante utilizzo della manipolazione sonora tramite nastro magnetico (una musique concrete dei poveri, per intenderci), in cui non mancano voluti disturbi e "stacchi" nell'esecuzione dei pezzi (come se il nastro si inceppasse o si rompesse).

Le nove "elegie amorose" contenute in "Bonsai Heart" sono dedicate a tutte le ragazze passate, presenti e future di Stefano Di Trapani. Certo, rimane il dubbio di quante groupies possa racimolare il nostro Trapcoustic con questo repertorio musicale, ma la sua proposta artistica è garantita da eccellente qualità.

(19/06/2011)

  • Tracklist
  1. Searching The Void
  2. Don't Tell Me Lies
  3. Bonsai
  4. She's Like The Sperm Of God
  5. Springtime
  6. Toulouse Lautrec
  7. 21st Century Boy
  8. Yellow Ize
  9. Venus For Mars
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