Un uomo e una chitarra elettrica. Chiuso in casa, Chris registra cinque improvvisazioni che smuoveranno poco le acque di questo 2012 musicale ma che, almeno, manifestano una sincerità di fondo e una dedizione alla causa tutt’altro che scontata.
I primi dieci minuti sono stati pensati come un’ipotetica colonna sonora per il documentario di Robert Frank sul tour americano del 1972 dei Rolling Stones. Etereo e meditativo, il nucleo centrale di “Downs & Ups” ruota attorno a piccolissimi frammenti melodici, ipotizzando carezze immaginarie tra l’american primitive guitar e le cristalline, nostalgiche evocazioni del primo Durutti Column.
I riverberi cosmici di “Boston Street Lullaby” aprono, invece, squarci trascendentali nel cielo plumbeo della sua malinconia. E’ il fingerpicking a dominare la scena, ma come attraversato da palpiti onirici sempre più ipnotici, tanto che gli oltre dieci minuti di “East Kensington Run Down” possono manifestare finanche tratti minimalisti.
Un disco grazioso nella sua timida solennità.
05/12/2012
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