Damon Albarn

Dr. Dee

2012 (Virgin) | opera pop, postmodernismo

Che la distanza con i "cugini" Gallagher sia ormai colmata in maniera irreversibile è chiaro da molto, moltissimo tempo, almeno da quel magnifico "Blur" del 1997 che aveva chiarito come la cristallina e profondamente creativa formula "canzone" di Albarn e soci dei dischi precedenti ("Parklife" e "The Great Escape" su tutti) avesse fame ormai di una maturità cosciente di quanto la storia del rock, tutta, aveva fin lì prodotto. Non ci si è risparmiati la musica etnica, il kraut-rock, l'elettronica e l'hip-hop, la psichedelia autentica e ora... l'Opera? Siamo seri? No, sì, boh...
Di un'opera pop infatti "dovrebbe trattarsi", ispirata alla vita di John Dee (1527-1608), matematico, filosofo e consigliere di Elisabetta I d'Inghilterra, per quanto in realtà strettamente vicina all'idea di musical fumettoso e a tinte cangianti, con qualche sparuto episodio ("Apple Carts", "Cathedrals") in cui la dimensione pop, con tutta la sua nobiltà vera, nettamente superiore a quella di una semplificazione dell'idioma classico/lirico, emerge staccando con netta misura tutto il resto.

Stando al gioco del sempre più "giocoso" Albarn scorro una ad una le tracce per seguire il racconto così come ci viene offerto nei ben diciotto episodi del disco.
L'overture per organo, stucchevole, di "The Golden Dawn" riecheggia il progressive-rock emersoniano o la scrittura di Stephen Sondheim per Sweeney Todd. Su "Apple Carts" il modo compositivo abbraccia un pop nobilissimo e sinceramente emozionante, dalle armonie e dall'arrangiamento complessi quanto immediati. Una canzone bellissima, che ben poco ha a che spartire con quanto prodotto negli ultimi anni dal baroque pop di Joanna Newsom, Rufus Wainwright e Sufjan Stevens. Qui si è un gradino più su. La dimensione che più si addice al brano è quella del folk-prog della Incredible String Band e delle armonie più cupe (ma non prive di levitas) di Laura Nyro e Nick Drake ("Bryter Later").

Ritorna un organo chiesastico in "O Spirit, Animate Us", ma in questo caso ad alleggerire il tutto c'è il canto dello stesso Albarn. Episodio sinceramente un po' bizzarro, che non risparmia citazioni dalla musica classica di stampo elisabettiano e interventi vocali di un soprano. A volte si ha persino la sensazione che il cantante dei Blur si sia innamorato dell'ormai dimenticato Paul Roland di "A Cabinet of Curiosities" e "Happy Families" e i suoi deliziosi bozzetti psichedelici con arrangiamenti elisabettiani. "The Moon Exalted" si apre con il canto di una meravigliosa voce femminile, seguita da un clavicembalo, da chitarre classiche molto ben arrangiate e dalla voce di Albarn stesso. In tutta onestà, quando la voce del cantore inglese compare, la dimensione pop del progetto emerge in tutta chiarezza e risulta piacevole, più che negli altri momenti.
"A Man Of England" è introdotta dalla voce di un baritono su note e arrangiamenti da musical, ancora una volta alla Sondheim - costante referenza del disco negli episodi più tronfi - ma senza avere i mezzi per rendere l'arrangiamento credibilmente "classico". Il pezzo risolve direttamente in "Saturn", più segnata da una sintesi pop, senza lasciare però alcun segno.

"Coronation" fa mostra invece di un magnifico arrangiamento corale introduttivo, seguito da sfavillio di chitarre e field recording. Fin qui l'unico episodio di stampo classicheggiante davvero apprezzabile, con qualche debito alla scrittura di Benjamin Britten. "The Marvelous Dream" mostra quello che Albarn sa fare meglio, un pop d'alta levatura ben arrangiato e cantato, con un'identità facilmente individuabile, sommessa quanto intensa.
"A Prayer" torna indietro, molto indietro, a una scrittura corale tardo medievale assolutamente non filologica (basti ascoltare la presenza di voci femminili) con chitarra acustica e field recording a creare un'atmosfera realmente incantevole che fa da contrasto con la greve (e un po' troppo marcata) vocalità del baritono.
Edward Kelley esordisce con la voce di un controtenore volutamente (?) sgraziata, con corollario di suoni orchestrali, field recording e soundscape a seguire. Ancora una volta l'aggettivo che più trovo idoneo è "bizzarro".

Su "Preparation" abbiamo a che fare con percussioni afro-europee (?!) deviate in poliritmie strettamente contemporanee, in "9 Point Star" con un avant-rock cupo e fascinoso. "Temptation Comes In The Afternoon" si apre con un coro seguito da controtenore e partiture orchestrali (gustosa l'associazione di fiati e percussioni che riportano alla mente Orff, i suoi "Carmina Burana" più ludici, il tutto in una chiave molto, molto inglese).
"Watching The Fire That Waltzed Away" è un episodio gradevolissimo nel quale la voce del controtenore si rivela in maniera teatralmente ludica e "onomatopeica", ben accompagnata da un'orchestra nella consueta chiave da musical più volte fin qui citata. "Moon Interlude" è invece un breve e virtuoso bozzetto chitarristico che conduce a "Cathedrals", dove la voce del cantante/compositore accarezza con passione, mentre un arrangiamento ricco, ma mai invadente, conferisce magia vera.
Come su un'altalena spazio-temporale, rieccoci ancora alle prese con un coro in "Tree Of Beauty", questa volta dalle armonie novecentesche, per quanto ancora di tradizione inglese. Chiude "The Dancing King", che associa ancora una volta (ma qui in modo insapore) il pop a una dimensione classica e a registrazioni ambientali.

Non tra le migliori testimonianze della fusione tra generi assai distanti, "Dr. Dee" ha il pregio di affrontare il verbo post-moderno in chiave personale e assolutamente contemporanea. Interessante, in tal senso, la percezione che si ha spesso di registrazione effettuata in tempo reale con poche sovraincisioni. Un disco certo bizzarro e "inedito" nella forma ma non nei contenuti, che si riallacciano all'idea antica di "musica totale", esperita negli anni 70 e 80 in modo ben più convincente. Non fosse altro per il fatto che dall'inizio alla fine, eccezion fatta che per "Apple Carts", "Cathedrals" (tra i picchi assoluti della produzione di Damon) e in parte "Coronation" e "A Prayer", il disco sembra solo una collezione di temi non sviluppati, assai incompiuti, usciti da un frullatore radiofonico impazzito.
Un'operazione che comunque ricorderemo, col sorriso sulle labbra di chi dice, pensando a quell'eterno adolescente troppo cresciuto di Albarn, "ce l'ha fatta ancora a sorprenderci" e come un corto circuito, in un'epoca musicalmente sin troppo prevedibile e socio-culturalmente, anche in questo caso, purtroppo, spesso sgradevolmente imprevedibile.

(22/05/2012)

  • Tracklist
  1. The Golden Dawn
  2. Apple Carts
  3. Oh Spirit Animate Us
  4. The Moon Exalted
  5. A Man of England
  6. Saturn
  7. Coronation
  8. The Marvelous Dream
  9. A Prayer
  10. Edward Kelley
  11. Preparation
  12. 9 Point Star
  13. Temptation Comes In The Afternoon
  14. Watching the Fire That Waltzed
  15. Away Moon (Interlude)
  16. Cathedrals
  17. Tree Of Life
  18. The Dancing King
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