Forse perché a corto di ispirazione, forse perché improvvisamente colto da una ventata di nostalgia o semplicemente desideroso di mischiare un po’ le carte in tavola, Ben Chasny ha chiamato i vecchi amici dei Comets On Fire per registrare il suo nuovo disco.
Così, lontano dalle escursioni psych-folk e dai tratteggi fingerpicking, il chitarrista californiano si getta nella mischia hard-elica, tirando su un lavoro lisergico e robusto, ben sostenuto dalle “comete” che (ma su questo non c’erano dubbi) sanno il fatto loro. Alzando il sipario con le diluvianti trame di “Waswasa” (in cui Ben mostra di voler dare il meglio di sé nelle vesti di guitar hero di settantiana memoria, pur non evitando di risultare un pochino autoindulgente), “Ascent” non nasconde la sua intenzione di fare un deciso salto nel passato, imbottito com’è di wah-wah, fuzz, distorsioni e feedback (si ascoltino anche “Even If You Knew” e la nuova resa di “A Thousand Birds”, da “Dark Noontide“).
Eppure non di soli muscoli e fragore vive il disco, perché altrove sfilano, più o meno convinte, più o meno convincenti, trasfigurazioni spaziali che costeggiano le tribolazioni ipnotiche e desertiche dei Doors (“Close To The Sky”, brano già edito su “Compathia” del 2003), inquiete e oniriche fluttuazioni pastorali (“Solar Ascent”) e sabba psych-folk (“They Called You Near”).
C’è spazio anche per le ballate: quella solitaria e cristallina di “Your Ghost” e quella dondolante e distensiva di “Visions (From Io)”, posta in coda come allegoria di un addio che, se leggi tra le righe, è solo l’ennesimo arrivederci.
14/08/2012
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