The Monochrome Set

Platinum Coils

2012 (Disquo Bleu) | alt-rock, post-punk

Dopo la stagione d'oro degli anni 80 la musica dei Monochrome Set sembrava aver perso la leggerezza e l'ironica stravaganza. Nel gran fluire creativo del post-punk, la band si era distinta per un'attitudine stilistica che amalgamava vaudeville, country-western, jazz e spunti Canterbury in un mondo poetico e sinistro.
Nonostante il successo in Giappone, la riunione del 1980 non diede i frutti sperati: divenuta una star del pubblico nipponico, Bid soffriva di stress da palco, lo stesso che spinse Andy Partridge e i suoi Xtc verso la rinuncia all'attività concertistica.
La nuova band Scarlet's Well diventò il suo nuovo laboratorio di ricerca, l'ampio utilizzo di strumentazione acustica e alcune suggestioni orchestrali sottolineavano con toni epici una straordinaria nuova verve creativa, che affondava le mani nella letteratura gothic. La temeraria etichetta spagnola Siesta vanta nel suo catalogo un paio di gioiellini underground della formazione inglese ("Alice In The Underworld" e "The Dream Spider Of The Laughing Horse"), ed è lecito sperare che il nuovo album dei Monochrome Set serva a far riscoprire ai distratti le gesta meno note di Bid.

"Platinum Coils", diciamolo subito, non è un album per nostalgici delusi, non è un tentativo bieco di riesumare un altro cadavere degli anni 80 e 90. Bid e compagni mettono a disposizione tutta la loro maturità espressiva per un lavoro ricco di brio e immaginazione, i testi sono pungenti e asciutti, la chitarra di Lester Square è sempre ricca di timbriche western, Andy Warren resta uno dei bassisti più fluidi e leggiadri del rock inglese e i nuovi batteristi Steve Brummell e Jen Denitto seguono senza incertezze le evoluzioni della band.

Il loro profilo underground viene spesso riesumato da chi li individua come i progenitori degli Smiths, ma la band è più affine ai Go-Betweens, ai Feelies, o ai dimenticati Jazz Butcher. La loro attitudine punk non è legata a chitarre distorte, dub e funk, ma a un suono elementare di blues-folk dal piglio sarcastico alla Frank Zappa.
Il tono disincantato e quasi bohèmien si manifesta dalle prime note di "Hip Kitten Spinning Chrome" e "I Can't Control My Feet", ripristinando il legame temporale con i primi album. Surreali e ironici, i testi sono sempre ricchi di osservazioni sociali e politiche acute, ma è il livello delle canzoni che sorprende: la splendida follia di "Waiting For Alberto" e la delicatezza di "On My Balcony" non lasciano dubbi sullo stato di salute del gruppo.

"Platinum Coils" suona familiare ma senza l'effetto deja-vu caratteristico di molte reunion. Il tono più confidenziale dei testi resta l'unica novità, mentre il suono si conferma fluido e brioso come agli esordi.
Il titolo dell'album nasce dalle recenti peripezie di Bid con gli ospedali e i loro strumenti di lavoro (i platinum coils vengono usati per casi di aneurisma cerebrale), le descrizioni sono quasi grottesche e la musica segue il tutto con intelligenti armonie.
Il tono carezzevole di "Mein Kapitan", lo shuffle di "Cauchemar" e lo spaghetti-western di "Les Cowboys" rinnovano i fasti del loro sound, e "I'm Happy To Be Here" ci rivela che la band ha solo messo in piedi il primo tassello di una nuova gloriosa avventura.
"Platinum Coils" è uno dei più convincenti comeback album ascoltati nell'ultimo decennio, e i Monochrome Set una delle band più sottovalutate del pop-rock inglese: spetta a voi fare giustizia.

(31/08/2012)



  • Tracklist
  1. Hip Kitten Spinning Chrome
  2. I Can't Control My Feet
  3. Waiting For Alberto
  4. On My Balcony
  5. Free, Free, Free
  6. Mein Kapitan
  7. Cauchemar
  8. They Call Me Silence
  9. Les Cowboys
  10. Streams
  11. I'm Happy to Be Here
  12. Brush With Death
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