Se Noel Gallagher fosse nato in California, o se solo avesse avuto Roky Erickson tra i numi tutelari, allora forse “Definitely Maybe” sarebbe suonato come questo “Fountayne Mountain”, secondo disco dei See See. Distorsione crepitante, un organetto sempre acceso, come posseduto, lo scandire di Richard Olson, frontman della band, che si addolcisce e si fa cantilena in parti uguali (“Automobile”, “Painted Blue”, “Sweet Hands”).
Rimane la passione del gruppo per la psichedelia West Coast, come testimoniano motivetti Byrds-iani, alla Woods, come quelli di “Three More Days”, di “Gold And Honey” e di “Fix Me Up” (bella), ma ai See See capita anche di calcare la mano su volute psichedeliche spaziali, come nella strumentale title track.
Salvo alcune eccezioni (lo spento valzer di “Big Wheels”), “Fountayne Mountain” accumula un buon patrimonio di canzoni: da citare anche gli eleganti volteggi di hammer-on di “The Day That Was The Day”. Band da tenere d’occhio: per adesso cercate di accaparrarvi “Fountayne Mountain”, che esce in edizione limitata di 750 esemplari.
23/10/2012