Beach Fossils

Clash The Truth

2013 (Captured Tracks) | lo-fi, beach-surf-pop

L'attesa che ormai circonda ogni uscita della Captured Tracks è qualcosa che va oltre il semplice hype; si è creata una fidelizzazione fra etichetta e pubblico, cementata dall'alta qualità delle pubblicazioni finora proposte: Wild Nothing, Widowspeak, Soft Moon, Cris Cohen, gli stessi Beach Fossils con il loro primo omonimo Lp, hanno contribuito a far sì che la label di Mike Sniper assurgesse a uno stato quasi di culto. Inevitabile, verrebbe da dire statistico, che dopo tante buone proposte, arrivasse il primo vero passo falso. 

Procediamo con ordine: questi Beach Fossils non sono propriamente gli stessi degli inizi. Certo la mente del progetto Dustin Payseur è ancora al timone, ma sia Zachary Cole Smith (DIIV) che John Peña (Heavenly Beat) non fanno ormai più parte della band e non sono stati coinvolti nella realizzazione del disco; entrambi hanno preferito concentrarsi sui loro progetti. Il peso compositivo si è quindi concentrato tutto sulle larghe spalle di Payseur, ad eccezione di due tracce opera del batterista Tommy Gardner, unico reduce dopo numerosi cambi di line-up.

La title track apre il disco con un incessante ripetersi chitarristico e di parti vocali, una martellante strada per entrare nel mood della band, fatto di chitarre dallo spirito jangle che vanno a formare, sopra a parti di batteria il più delle volte sotto traccia e pulsanti bassline, l'intero impianto del disco. Seppure, a un primo impatto, si possa valutare il tutto come una preservata freschezza di idee e di attitudine, basata sull'idea di riproporre lo spirito travolgente che da sempre caratterizza le esibizioni live dei Beach Fossils, a un ascolto ragionato e ripetuto, questo pattern ritmico porta a una sensazione di ridondanza musicale perlomeno tediosa e a un appiattimento generale del livello del disco, formato da una tracklist discretamente lunga per il genere.

Non che sia tutto da buttare nel cestino, ma il riuscito singolo "Careless" con il suo dirompente intermezzo di chitarra Smith-siana o la gustosa contrapposizione di voci nella collaborazione con Kazu Makino dei Blonde Redhead ("In Vertigo") non bastano per salvare questo lavoro; volendo riconoscere a Payseur una certa abilità nella costruzione di ritmiche catchy, almeno due o tre episodi andrebbero menzionati ("Shallow", "Generational Synthetic" piuttosto che la conclusiva "Crashed Out"), ma questi risultano, alla fin fine, copie carbone peggio riuscite del miglior singolo.

La sviluppata produzione, opera di Ben Greenberg dei The Men, non è riuscita, in questo caso, a tirare fuori il meglio dalla cameretta lo-fi di Dustin Payseur, limitandosi a nascondere sotto al tappeto le magagne e lasciando il nostro in un vortice di auto-referenzialità e compiacimento verso se stesso, che l'ha portato a questo deludente risultato. Il miglior "trucco" riuscito a Payseur e ai suoi Beach Fossils in questo album è quello di saper condurre sapientemente l'ascoltatore, attraverso la struttura circolare di tutte le canzoni, ad attendere l'effettiva esplosione di quella che, alla fine, si rivela essere solo una una bomba disinnescata.

(27/01/2013)

  • Tracklist
  1. Clash the Trut
  2. Generational Synthetic
  3. Sleep Apnea
  4. Careless
  5. Modern Holiday
  6. Taking Off
  7. Shallow 
  8. Burn You Down
  9. Birthday
  10. In Vertigo [ft. Kazu Makino]
  11. Brighter
  12. Caustic Cross
  13. Ascension
  14. Crashed Out
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