Uno dei più originali complessi dell’underground veneto (base a Mestre), il quartetto dei Kleinkief – Thomas Zane, Elena Vianello, Gianluca Casabianca, Samuele Giuponi – debutta nel 1997 con “Il Sesso degli Angeli”, un creativo e intellettuale contatto col noise-rock d’annata. Composizioni d’avanguardia come “Scarpe Nuove” e la più nevrotica “Ggone Perse” evocano una Sinead O’Connor che fronteggia e ipnotizza i Sonic Youth, con un gusto per le liriche criptiche da far arrovellare i Marlene Kuntz, e un tatto per le distorsioni astratte di Slint e Rodan. Così per i grunge furiosi di “Milena” e “Psyco 41”, ancor più hard-rock e ancor più terribile nei rigurgiti d’ansia, e per i boogie instabili e vorticanti di “Stercofilo” e “Alter Ego”. Attraverso la locomotiva dinamitarda di “Bivi” e persino una canzone confessionale squarciata dai muri delle chitarre e dalle abrasioni canore di Zane di “Dostoeskij”, la collezione arriva alla trenodia di 10 minuti con climax di violenza lancinante di “Tramiti”, la loro “Emilia Paranoica”.
Il secondo “Colori Dolciumi Fotocopie” (1999) non depura quel sound infernale, soltanto lo confeziona e lo rende più presentabile in “Woland”, il brano (e video) che li porta di quel tanto alla ribalta alternativa, egualmente ripartito tra gli strepiti di Zane, le suppliche di Vianello e il sottofondo di baccano collettivo. Queste coordinate si ritrovano poi sparse e ricombinate qua e là, dalle bolle elettroniche e i giochi di produzione di “Epos” alla lunga e Pixies-iana “Lacunaponia”, fino al reading allucinogeno di “19 in un Minuto”. L’umore appena più introspettivo rispetto al debutto non riduce il loro espressionismo, specie nella coda rumorista di “Tristezza” m anche nei bisbigli e nelle parentesi lunari di “Uccello senz’Ali”. Il finale “Linferno”, che dura persino 18 minuti, si fa sempre più claudicante fino a sfaldarsi del tutto, ma non ha la stessa intensità di “Tramiti”.
Tre anni dopo, “Damortelocanto” evita intelligentemente di cadere nella trappola dell’autoimitazione e anzi presenta una nuova edizione della band: acustica, cameristica, barocca. Gran profusione di tastiere e massima attenzione alla scrittura sono i pilastri che sostengono la maggior parte dei brani, dall’iniziale “Emporio” all’eleganza e la leggiadria di “Thomastarlovexpress” al neoclassicismo di “Bamboline di Cera” alle trovate aggraziate e umbratili di “Setyoureyes” alla rarefazione di “Le Fragole” al picco di austerità di “Le 4 Età”. Unica distorsione dell’album, in qualche modo memore dei primi due dischi, è quella di “Doriansong”, che in ogni caso s’intreccia con i nuovi madrigali senza alterarli. Questa incarnazione della band, ormai allargata a vera e propria orchestrina di otto elementi, sarà l’ispirazione del progetto Grimoon.
Proprio l’entourage dei Grimoon si fa carico, tra gli altri, della riscoperta dei Kleinkief. Thomas Zane, che nel frattempo ha scritto nuovo materiale (tra cui il già cricolante “L’Anarcosentimentale”), nel 2012 resuscita la sigla e ricomincia a suonare dal vivo con Giuponi come unico altro membro originario, finchè nel 2013 arriva a realizzare un quarto album, “Gli Infranti”, in preda alle canzoni pop.
Gli assalti virulenti di “Il Sesso degli Angeli” e “Woland” e le costruzioni assorte di “Damortelocanto” non sono un ricordo lontano ma proprio opera di un’altra band, giacché il progetto è ora quello del solo Zane e dei nuovi gregari. Il nuovo materiale si basa su melodie gioviali e persino euforiche, le cui liriche, un po’ ingombranti, sono diventate lineari e umili (“Un Altro Amore nel Ghiaccio”). “L’Anarcosentimentale” è saltellante alla “Little Red Book” dei Love e contagiosa alla Smiths, cantata da uno Zane ormai riappacificato, distantissimo dalle urla indemoniate del suo passato. “Weekend”, con inizio in sordina, è ancor più rappresentativa di quest’umore molto più casalingo da cantautore leggero.
Anche gli episodi migliori di questa svolta facile, però, tendono a essere troppo docili. In controtendenza è lo snello country-pop di “Ufonastri”, la più dinamica e canticchiabile del lotto. Unici echi di “Damortelocanto” provengono da “Il Fascino dell’Assurdità” (voci armonizzate soffuse, struttura arzigogolata). Anche meglio è la trance psichedelica, ma sempre saldamente melodica, di “La Casa sugli Alberi”, a dimostrazione che il leader è ancora in grado di sciorinare tocchi di classe. Una punta di grottesco proviene da “Le Mucche Intelligenti”, una filastrocca in tempo di marcia sardonica, con testi non-sense degni di Alessandro Fiori.
Sommate le canzoni azzeccate e i momenti di (timida) ricerca), sottratti i deja vu più abusati del pop italico, e sostituita la ragione sociale della storica sigla con la forte, fin troppo evidente, sua natura solistica, diventa un disco di sincero intrattenimento e tenero sottofondo. Robusta la produzione, importante il packaging (Matteo Scorsini). Erik Ursich, bassista dei Grimoon, qui riscopre la sua primaria incarnazione elettronica nel cameo di “L’Anarcosentimentale”.
23/06/2013