Ben Watt

Hendra

2014 (Caroline International) | folk-rock, blues

Sono passati 31 anni dall'ultimo lavoro rilasciato a nome Ben Watt. Era "North Marine Drive", un curioso album di delicato indie-pop dalle lievi inflessioni psichedeliche (quasi un proseguimento dell'Ep "Summer Into Winter" uscito l'anno prima in coppia col guru dello psych Robert Wyatt). In mezzo, c'è stata una "cosetta" chiamata Everything But The Girl, la sua più famosa creatura, nata circa l'anno 1983 dalla duratura unione artistica e sentimentale con Tracey Thorn. Ma per Ben c'è stata anche una malattia rarissima quanto debilitante - la Churg-Strauss syndrome - che verso la metà degli anni 90 lo lasciò in fin di vita più di una volta, e per forza di cose ha compromesso tanto del suo operato musicale (ma non dimentichiamo la sua attività nel mondo deep-house, grazie alla propria etichetta Buzzin' Fly). Gracile, pallido e dalla parlata sommessa, per anni Ben è stato l'ossatura, mentre Tracey ha continuato, in visibilità, a pubblicare ottimi album solisti; quasi una sorta di Dave Stewart eternamente nascosto nell'ombra della Lennox.
 
Le assonanze finiscono qui. Fin dalla prima nota, "Hendra" è un lavoro marcatamente personale e che a tratti sembra quasi uscito dalla penna di un'altra persona, non certo la metà maschile degli EBTG. Si può forse intravedere ancora il tocco chitarristico che fece la fortuna di "Eden" e "Love Not Money", ma si tratta di briciole contro la presenza dei due ospiti d'onore: David Gilmour e Bernard Butler. Anche la vaga deriva elettronica presente negli ultimi dischi della sua band (la "conseguenza" del successo ottenuto dal famoso remix di "Missing"?) non è stata messa totalmente a tacere, ma la mano di Ewan Pearson in questo frangente è molto poco sophisti, e a tratti si tinge di un angoscioso esistenzialismo (guardate il video di "Hendra" qui accanto).
 
Allo stesso tempo, l'innata autoanalisi della scrittura ha un piglio tutto British che ricorda il tocco della moglie, o anche certe intime ballate di Costello ("Matthew Arnold's Field" su tutte), ma "Hendra" è anche un disco che vuol essere americano nell'anima, quasi voglia lasciarsi tutto alle spalle e respirare boccate d'aria fresca attraverso il finestrino di una Cadillac in viaggio sulla Highway 61. Pensate alle cavalcate dei Dire Straits ("Nathaniel"), le liriche mitchelliane di "The Levels", le perfette melodie dei Fleetwood Mac ("Forget") o la patina di struggente languore dei Carpenters. Con gli anni la voce di Ben si è fatta intensa, e dall'alto di tale spaccato di vita la sua abilità da cantastorie non ha niente da invidiare a nessuno. Riflessioni di vita vissuta ("Golden Ratio"), il lungo, travagliato ma appassionante viaggio di una coppia ("The Heart's A Mirror"), un blueseggiante sguardo alla malavita di quartiere ("The Gun"), la voglia di vivere ("Spring") e una salute cagionevole a mettergli i bastoni tra le ruote - non vi sono artifici in "Hendra". Si parla di vita vissuta con realismo, ma la si trasforma in poesia grazie a quello splendido medium che è la musica.
 
Lontani dai caroselli dell'hype, ci sono artisti "di peso" che vanno per la propria strada con granitica integrità. Il sorprendente ritorno di Petula Clark l'anno scorso, e Tanita Tikaram quello prima, un Boy George ripulito e dimagrito, la stessa Tracey Thorn, David Gray, K.D. Lang, Paul Buchanan e via discorrendo. Tutti artisti "pop" dal passato glorioso - anche commercialmente parlando - che continuano a raccontarsi senza mai svendersi, accontentandosi di molto poco, eppur capaci di far felici le orecchie di molti. Ben Watt è uno di questi.
 
Certo, se il disco fosse uscito sotto la storica effige EBTG, ci sarebbe stato un maggior dispiego di forze mediatiche, e recensioni a suon di trombe (il duo manca formalmente dalle scene da 15 anni ormai), ma questo non deve distogliere dal fattore principale: "Hendra" è un bel disco, in perfetto stile-Watt se vogliamo, che non aggredisce né vuol stupire con troppi effetti speciali (notare la calibratissima presenza di un gigante come Gilmour), ma ha dalla sua due qualità eternamente invidiabili: onestà e amore per la musica.

(14/04/2014)

  • Tracklist
  1. Hendra
  2. Forget
  3. Spring
  4. Golden Ratio
  5. Matthew Arnold's Field
  6. TheGun
  7. Nathaniel
  8. The Levels
  9. Young Man's Game
  10. The Heart Is A Mirror
Ben Watt su OndaRock
Recensioni

BEN WATT

Storm Damage

(2020 - Unmade Road)
Raffinatezze folk-jazz nel nuovo album dell'ex-Everything But The Girl

Ben Watt on web