Dum Dum Girls

Too True

2014 (Sub Pop) | pop-wave, alt-pop

C'è poco da fare: per quanto il talento proprio non manchi, da qualche anno a questa parte con Dee Dee e le sue Dum Dum Girls è un continuo gioco al ribasso. Ben venga il volersi mettere in discussione, non arenarsi a una formula di collaudato successo (lo sbarazzino punk-pop a tutto fuzz di “I Will Be” vedeva la band protagonista assoluta nel fervore garage a stelle e strisce di qualche anno fa), peccato che, a voler cercare la formula della perfetta pop song, la musica del gruppo losangelino abbia finito con il perdere progressivamente nerbo.
Già i primi sintomi erano avvertibili tra le righe di “Only In Dreams”, con arrangiamenti più foschi e un'accentuata vena d'introversione, a spezzare la scanzonata attitudine del progetto, a tentare il ripiego su un melodismo più marcato e puntuale. Con “Too True” l'inversione di marcia può dirsi pienamente conclusa: riposte in soffitta ogni spensieratezza e qualsivoglia sogno ad occhi aperti, a rimanere è un gruppo totalmente diverso nelle fisionomia e nella filosofia, insomma una girl-band più “addomesticata”, animata da tutt'altri obiettivi: un'inversione forse da condurre con maggiore oculatezza.

Come la sua ex-batterista Frankie Rose prima di lei, anche Dee Dee rispolvera per l'occasione tutta la sua passione per gli anni 80: gli anni del post-punk, del dream-pop, del jangle a spada tratta, a esercitare nuovamente tutto il loro peso in una produzione contemporanea, con quella spessa coltre di nostalgia canaglia a fare da irrinunciabile accompagnamento. Roba da Captured Tracks, a ben guardare. In effetti, con qualche accorgimento qua e là in fase di produzione, il disco avrebbe potuto tranquillamente essere scambiato per uno del catalogo dell'etichetta di Brooklyn, la quale guarda caso pubblicò nel 2009 proprio un Ep delle ragazze come sua prima uscita in assoluto: una sorta di (in)consapevole back to basics, uno sguardo al proprio passato con la consapevolezza del presente che scivola tra le mani.
Ma a scivolare, purtroppo, è anche altro: la scrittura ad esempio, per quanto specchio fedele dei moti della musica, si agita spenta, sonnacchiosa, frutto di un bouquet ristrettissimo di idee, ad attestarsi ad un livello di carineria generica valida al più come funzionale sottofondo. Dall'estenuante ripetitività di “Rimbaud Eyes”, scelta addirittura come brano promozionale, alla tiepida rincorsa finto-gaze di “Cult Of Love”, melodie e strutture faticano a lasciare il segno, non sfuggono mai da una confortevole medietà d'insieme, che unisce, ma al contempo ridimensiona quasi tutte le intuizioni, stemperandosi in un dignitoso tributo ad un passato che fu e poco più.

Pochissime appunto sono le punte d'ispirazione, quando Dee Dee colpisce dritta il bersaglio senza troppi fronzoli o trucchetti (come le risapute muraglie di suono a costellare la conclusiva “Trouble Is My Name”): nasce così una rapita pop-song dalla sobria eleganza quale “Are You Okay?”, con i Cure più romantici a tallonare da vicino, oppure un refrain deliziosamente convincente in tutta la sua semplicità come quello di “Too True To Be Good”. Ben poco però, per poter anche solo prendere in considerazione l'effettiva bontà del lavoro.
Poi sì, possiamo discutere di quanto stia alla base di questo nuovo disco (letture impegnate quali Rainer Maria Rilke, Anaïs Nin, lo stesso Rimbaud; la famosa lettera del 1996 di Nick Cave a Mtv; padri spirituali quali Patti Smith e Lou Reed). Possiamo anche parlare di quanto le ragazze si trasformino in autentici animali da palcoscenico, appena vien data loro occasione di esibirsi. Non dubitiamo che anche i pezzi più tentennanti dal vivo assumano tutt'altra corposità: con le rispettive studio-version, tutto questo assume però un'importanza relativa, in fin dei conti.

(18/01/2014)

  • Tracklist
  1. Cult Of Love
  2. Evil Blooms
  3. Rimbaud Eyes
  4. Are You Okay?
  5. Too True To Be Good
  6. In The Wake Of You
  7. Lost Boys And Girls Club
  8. Little Minx
  9. Under These Hands
  10. Trouble Is My Name


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