Fabrizio Testa

Music For Adriatic Colonies

2014 (autoprod.) | modern creative

Un’altra sfaccettatura dell’arte di Fabrizio Testa emerge in “Music For Adriatic Colonies”. Accantonata la voce, o meglio le voci, che hanno contribuito a rendere i suoi due “Mastice” e “Morire” dei piccoli gioielli del cantautorato italiano, Testa si cimenta in brevi schizzi strumentali che vivono di un’inerzia fatata e che raramente superano i 2 minuti di durata.  L’ispirazione proviene dalle colonie risalenti all’epoca fascista disseminate sul litorale adriatico - da decenni in abbandono - ma l’effetto generale è universale, debordante nel Brian Eno di “Music For Films” e nelle “Gymnopedies” di Erik Satie, finanche in un’apatia tutta antonioniana.

Protagonista è quasi sempre il pianoforte, un pianoforte dalle poche mosse che lascia esprimere di volta in volta selezionati strumenti, in una piccola passerella di frammenti di nulla che quasi sembrano coniare nuovi generi: toccate con chitarra e clarino, accordi gravi con armonici di tromba o con i vibrato che imitano dei volatili, bagattelle che duettano con svolazzi di clarino, scuri pattern alla Musorgkij e piccole improvvisazioni flamenco dell’acustica, adagio chopiniani dai lugubri droni (che nell’undicesima e sedicesima parte diventano persino gotici), fino a una conclusione quasi luminosa con i suoi mugolii di tromba.
A scongiurare la monotonia vi sono parti che sostituiscono il pianoforte con le tastiere elettroniche, come la tredicesima, altissima e squillante, quasi modale, il timbro da carillon con vortici minimalisti della quindicesima, e una serie di solfeggi d’organo che dissonano con i fiati.

Come per “Pinarella Blues” a nome Il Lungo Addio, è un ritorno sul luogo della giovinezza dell’Adriatico balneare, molto più efficace nel cogliere brume e fessure, il fascino e la silenziosa costernazione della decadenza in penombra. E’ anche il suo disco (terzo in un anno) che sa più di compiuto, spesso in continuità in un’invisibile forma-suite, nonostante la base sia spesso uno smorto abbozzo. Bravissimi i comprimari a condividere le intonazioni del compositore, da Stefano Pilia all’acustica, a Paolo Cantù al clarinetto, agli scuri vagiti di Marco Colonna al clarino basso, quindi Angelo Conti al trombone, Mirio Casottini alla tromba, Gianni Mimmo al sax soprano e Roberto Rizzo al synth. Scatto di copertina proveniente da una session fotografica dello stesso Testa (2012).

(30/08/2014)

  • Tracklist
  1. Music For Adriatic Colonies
  2. Music For Adriatic Colonies
  3. Music For Adriatic Colonies
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  5. Music For Adriatic Colonies
  6. Music For Adriatic Colonies
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