Il 2013 di Liz Harris non ha visto solamente il discutibile “The Man Who Died In His Boat”, ma anche un paio di dischi a nome Raum (“Event Of Your Leaving”) e Slow Walkers (“Slow Walkers”), rispettivamente con Jefre Cantu-Ledesma e Lawrence English, due opere che ridanno linfa all’aspetto collaborativo della compositrice e ne tengono desto l’afflato per le colate droniche, che peraltro ebbe un primo culmine con “Foreign Body” a nome Mirrorring (in coppia con Jesy Fortino aka Tiny Vipers).
Con “Ruins” Harris ritorna alla cadenza annuale del suo progetto principale. “Ruins” è il suo primo disco quasi interamente basato su pianoforte e voce, più precisamente su arpeggi e canto flebile (“Holifernes”, “Clearing”, “Labyrinth”). La qualità misteriosa e galattica dei suoi trascorsi capolavori in bassa definizione risuona solo nella lunga “Made Of Air” (non a caso risalente al 2004).
Non è però il suo “Pink Moon”. Il limpido primo piano e le meditazioni assorte espongono il lato più semplice, se non semplicistico, della sua arte. Seppur denso d’atmosfera, è un album – registrato ad Aljezur (Portogallo) nel 2011 con un 4-piste – melanconico e privo di sforzi drammatici. E’ probabile che un ascoltatore in affinità elettive ne colga la ricchezza di riferimenti (“political anger and emotional garbage”), ma la mano di Harris si sente. Il suo pianoforte irradia fioca luce.
10/10/2014
La sperimentatrice di Portland, ora sulle orme di Jessica Bailiff
Il canto arcano della sacerdotessa di Portland in due album di tenebrosa bellezza
Continuano le ruminazioni droniche di Liz Harris, con la Kranky
Liz Harris prosegue lungo il crinale di un suono fragilissimo e carico di malinconia
L'intenso breviario ambient-folk del progetto più intimo dell'artista americana Liz Harris
La cantautrice cariota lega passato e presente della sua terra in un disco dall'anima fortemente poetica
I canadesi tornano con un lavoro solido e maturo
Vent'anni dopo, la musicista americana riprende in mano il fortunato esordio
A due anni da "Sulle ali del cavallo bianco" confermata la svolta cantautorale dell'artista di Ivrea
Il diario di bordo in chiave soul jazz del duo inglese contro i mali della modernità
Ennesima lezione di classe e stile dall'ultima imperatrice del Mali
Ritmi grind alla ricerca degli Oblomov del Ventunesimo secolo
La cantautrice statunitense ingaggia Robert Smith ed è sempre più persa tra i suoi patemi d'amore